Nuovo colpo ai Casalesi, 37 arresti nelle fazioni Casalesi e Bidognetti. Il boss dettava ordini dal carcere con un cellulare


Trentasette misure cautelari, che colpiscono ancora il clan dei Casalesi. Un clan duro a morire, nonostante i tantissimi colpi inferti (tra arresti, processi e condanne) da forze dell’ordine e inquirenti.

Nel mirino ci sono le fazioni Schiavone e Bidognetti, che stamattina si sono svegliate al rumore del tintinnio delle manette. Contestati a vario titolo i reati di associazione di stampo mafioso ed estorsione. E’ contestato inoltre il traffico di sostanze stupefacenti e contestuale controllo dell’attività di cessione di droga realizzato da terzi, che sarebbero stati costretti a versare denaro a esponenti del clan per garantirsi la gestione delle piazze di spaccio.

Ecco come il boss Nicola Schiavone ha ripreso in mano le redini del clan dopo la scarcerazione

Le indagini hanno abbracciato un arco temporale di tre anni e hanno fotografato le attività criminali svoltesi in questo periodo: gli investigatori hanno annotato lo svolgimento di incontri tra esponenti di vertice delle due fazioni criminali finalizzati a concordare il ripristino di una “cassa comune”, pur mantenendo la loro sostanziale autonomia nei termini operativi, economici e territoriali storicamente a loro appartenuti. Secondo quanto contestato dalla magistratura, a guidare la fazione Bidognetti sarebbe stato uno dei figli del boss Francesco Bidognetti detto ‘Cicciotto e mezzanotte’: benché detenuto, il reggente avrebbe utilizzato telefoni cellulari illegalmente introdotti in carcere, e trovati con l’ausilio di personale del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, impartendo ordini e direttive funzionali alla direzione della fazione e a promuovere le attività illegali eseguite da affiliati liberi.

Le indagini hanno abbracciato un arco temporale di tre anni e hanno fotografato le attività criminali svoltesi in questo periodo: gli investigatori hanno annotato lo svolgimento di incontri tra esponenti di vertice delle due fazioni criminali finalizzati a concordare il ripristino di una “cassa comune”, pur mantenendo la loro sostanziale autonomia nei termini operativi, economici e territoriali storicamente a loro appartenuti. Secondo quanto contestato dalla magistratura, a guidare la fazione Bidognetti sarebbe stato uno dei figli del boss Francesco Bidognetti detto ‘Cicciotto e mezzanotte’: benché detenuto, il reggente avrebbe utilizzato telefoni cellulari illegalmente introdotti in carcere, e trovati con l’ausilio di personale del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, impartendo ordini e direttive funzionali alla direzione della fazione e a promuovere le attività illegali eseguite da affiliati liberi.

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martedì, 22 Novembre 2022 - 08:26
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