Stangata di Natale, rincari di cibi oltre il 40%. Il Codacons: «Merce invenduta nel 2021 messa a prezzi maggiorati»

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Il Natale 2022 potrebbe essere un Natale al risparmio e più povere per molte famiglie che sino a pochi mesi fa si mantenevano economicamente in equilibrio. A novembre il tasso di inflazione si è attestato all’11,8% su base annua, i consumi medi da tredicesime per le famiglie si sono ridotti in termini reali nel 2022, arrivando ai minimi da 15 anni. Contestualmente, per via del caro energia ma anche per una operazione di speculazione, sono aumentati tutti i prezzi, a cominciare da quelli relativi ai generi alimentari (prodotti indispensabili) sino ad arrivare ai giocattoli, che diventano i protagonisti delle festività per chi ha figli o nipoti.

E così in vista del 25 dicembre molte famiglie saranno chiamate a fare acquisti con la calcolatrice alla mano e a fare parecchie rinunce.
E’ il Codacons ad accendere i riflettori sulla pressione dei prezzi che si abbatterà sulle famiglie: l’associazione dei consumatori ha confrontato i listini prezzi del Natale 2021 con quelli attuali. E, sorpresa, vi sono rincari che sfiorano persino il 40%.

Panettone e pandoro, due prodotti simboli delle festività natalizie, hanno subito – secondo il Codacons – aumenti medi dei prezzi del 37%, con punte per alcune marche del 59%. Sarà un salasso anche comprare e addobbare l’albero di Natale: i listini di quello sintetico, secondo l’indagine del Codacons, aumentano mediamente del 40% rispetto allo scorso anno. Per luci, led, catene e decorazioni luminose da interno ed esterno occorre invece preventivare una maggiore spesa del 25%, mentre palline e decorazioni per la casa costano il 20% in più.

C’è poi il tradizionale pranzo di Natale: Assoutenti calcola che a parità di consumi per il cenone della Vigilia e il pranzo del 25 dicembre la spesa degli italiani salirà quest’anno a oltre 2,8 miliardi di euro, 340 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. E proprio per evitare un salasso, già tre famiglie su dieci si dicono pronte a tagliare la spesa relativa al Natale. L’associazione rileva poi come a causa dei rincari nel comparto alimentare, per imbandire le tavole natalizie si spenderà quest’anno il 10,5% in più per la carne, il 10% in più per il pesce, il 21,6% in più per le uova, il 41,7% in più per il burro. Il vino sale del 6%, i liquori del 5,3%, la birra del 10,3%.

Per il Codacons, però, i rincari non sono tutti giustificati. Anzi, secondo l’associazione molti esercenti starebbero cavalcando la scusa del caro energia per ‘riciclare’ merce invenduta dello scorso anno a prezzi più elevati. «Sui prezzi al dettaglio di alcuni prodotti pesano in modo evidente le speculazioni – denuncia il presidente di Codacons, Carlo Rienzi – Gli esercizi rimettono in commercio alberi e decorazioni natalizie degli scorsi anni, acquistati in grandi stock che non risentono dei maggiori costi di produzione».

Per Rienzi dovrebbe intervenire la Guardia di Finanza «con indagini su tutto il territorio per verificare le cause di tali abnormi rincari e sanzionare gli operatori scorretti». La situazione dei prezzi è insostenibile anche secondo il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi, convinto che si arriverà ad una riduzione dei consumi, perché «le recenti scelte del Governo non sembrano andare nella direzione di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, considerando che l’aumento delle accise scattato lo scorso 1 dicembre provocherà un ulteriore rialzo dei prezzi al dettaglio e inciderà sulle tasche dei cittadini che si sposteranno in auto durante le prossime festività».

lunedì, 5 Dicembre 2022 - 14:21
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