Il boss dei misteri: chi è Messina Denaro, l’ultimo padrino di mafia

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L'arresto di Matteo Messina Denaro

L’ultimo padrino, o il boss dei misteri. Tante ombre intorno a Matteo Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra catturato stamane a Palermo. Il primo enigma, come ovvio, riguarda la sua latitanza. Era in fuga dalla metà del 1993 assieme al padre, Francesco. Il genitore morì il 30 novembre del 1998 in latitanza, nelle campagne di Castelvetrano (Trapani), paese d’origine dei Messina Denaro.

Morto Ciccio Messina Denaro, il testimone dell’ala corleonese della provincia di Trapani è passato a Matteo. Per anni, nell’anniversario della morte, il figlio ha fatto pubblicare necrologi sul Giornale di Sicilia, unico segno della sua esistenza in vita. Una sopravvivenza messa in dubbio da più di un collaboratore di giustizia. Ma alla macchia, è diventato anche padre, come nella tradizione dei capimafia. Ha una figlia, Lorenza, nata nel 1996, che il l 14 luglio 2021 lo ha reso nonno di un bambino. Tanti misteri, diversi soprannomi – Diabolik, u Siccu – un volto invisibile.

Matteo Messina Denaro è al centro della stagione stragista della mafia. Condannato per Capaci, via D’Amelio e per gli eccidi del 1993 a Roma, Firenze e Milano, oltre che per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito, sciolto nell’acido. Decine gli omicidi per cui è stato condannato, fra questi Vincenzo Milazzo e Antonella Bonomo, che era incinta. Di lui si trovarono lettere a Bernardo Provenzano, nel covo di Montagna dei Cavalli: «Qui a Marsala (Trapani, ndr) scriveva stanno arrestando pure le sedie». Da numero uno dei ricercati italiani, si si scoprì perfino “scrittore”. “Lettere a Svetonio”, libro pubblicato nel 2008 a sua firma – si pensa a sua insaputa -, riporta una serie di scritti con un misterioso interlocutore. Un politico – forse anche agente dei Servizi segreti celato sotto il nome di “Svetonio” – cui l’inconsapevole boss fiduciosamente si rivolge firmandosi col nom de plume di “Alessio”. L’epistolario di Matteo-“Alessio” esprime la condizione di una certa mafia siciliana sospesa tra l’antica fase contadina e quella metropolitana e transnazionale.

Tutto da esplorare, poi, il capitolo delle relazioni politiche. Vicino al superlatitante – secondo la sentenza d’appello – era l’ex senatore forzista Antonio D’Alì, condannato a sei anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza di secondo grado – confermata in via definitiva dalla Cassazione a dicembre scorso – parla dei rapporti consolidati tra il parlamentate di Castelvetrano e i Messina Denaro, a partire dal vecchio don Ciccio, campiere dei terreni della famiglia D’Alì. Il politico, eletto con Forza Italia nel 1994, è stato in Senato per vent’anni, ricoprendo la carica a sottosegretario agli Interni del governo di Silvio Berlusconi, dal 2001 al 2006.

Un giallo, sino a oggi, sono anche le sue condizioni di salute. Operato in Spagna all’inizio degli anni Duemila, gli investigatori erano riusciti a ricostruire quale fosse la clinica iberica e a prendere il Dna, in loro possesso e oggi potrebbe essere utilizzato come mezzo per riscontrarne l’identità.

I pentiti hanno parlato agli inquirenti di problemi di salute che lo avrebbero obbligato a fare ricorso a strutture di cura: nel 1994 il collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori parlò di una clinica oculistica a Barcellona nella quale ‘U siccu’ si sarebbe recato per curare una forte miopia che lo aveva condotto a una forma di strabismo.

L’ultimo grande capo di Cosa Nostra è stato più volte vicino alla cattura, sfuggito sempre misteriosamente, e in altre occasioni il suo nome è collegato a blitz falliti e clamorosi errori: come nel 2018 quando le forze speciali olandesi bloccarono ad armi spianate un uomo in un ristorante dell’Aja convinti di avere tra le mani uno degli uomini più ricercati al mondo. Invece si trattava di un turista inglese di Liverpool in Olanda con il figlio per il Gran Premio di Formula. Un clamoroso scambio di persona che suscitò anche qualche attrito nel mondo dell’Antimafia, con la Procura di Palermo esclusa all’epoca dall’operazione.

lunedì, 16 Gennaio 2023 - 13:34
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