Troppo turnover con la Cremonese, ma era un rischio obbligato. Il Napoli però ha un problema coi rigori

di Gianmaria Roberti

L’eccesso di turnover, come in campionato con il Lecce, altro match amaro. E poi i rigori: un neo, nell’entusiasmante stagione degli azzurri. Da qui si deve partire, per spiegare il ko del Napoli con la Cremonese, in Coppa Italia. Ma l’analisi non può sfociare in processi. In tanti, comprensibilmente, non digeriscono l’eliminazione con la cenerentola della Serie A. E puntano il dito contro il tecnico, reo di troppi cambi nell’undici iniziale. Ma Spalletti non è certo uno sprovveduto: sapeva che schierare dieci/undicesimi nuovi di zecca, lasciando fuori i “titolarissimi”, comportava dei rischi. Rischi calcolati, però.

La Coppa Italia non va snobbata, è vero. Ma, calendario alla mano, non restavano molte scelte. Da qui a giugno, il Napoli non avrà un attimo di tregua. Nei prossimi 5 mesi – puntando a fare strada in Champions – giocherà ogni tre giorni, inseguendo traguardi storici. Tutti impegni duri o durissimi, tutte finali. Quale altra chance, oltre alla Cremonese, per dare fiato a chi gioca sempre? Il turnover, nel calcio moderno, è una necessità. Spalletti ha risparmiato giocatori come Kim, Zielinski, Anguissa, reduci dai Mondiali in Qatar. Ha dato, per la prima volta, un turno di riposo a Di Lorenzo, in apnea dall’anno scorso. Ha preservato il gioiello Osimhen: ogni tanto pure lui va centellinato. Al suo posto, peraltro, c’era un signor centravanti come Simeone, viceversa a corto di minutaggio. Perché là davanti ci sono dei fenomeni, gli intoccabili Osi e Kvara, e gli spazi si restringono. Anche per un campioncino come Raspadori, del pari gettato in mischia con i grigiorossi. Obbligata, inoltre, la sosta per l’influenzato Kvaratskhelia. E anche Lobotka – un altro stakanovista, perché insostituibile – meritava di fermarsi ai box.

Insomma: ogni scelta, per quanto rischiosa, era motivata. Meglio sarebbe stato, ovviamente, operare un ricambio graduale. Ma forse non si poteva: occasioni simili non si sarebbero presentate. Sul piatto della bilancia c’erano la Coppa Italia, un campionato di portata enorme, la Champions. Qualche azzardo, prima o poi, sei costretto a prenderlo. Se non ora quando? E nella consapevole alea di Spalletti, rientrava Bereszyński: appena sbarcato a Castel Volturno, l’ex doriano ha commesso una disattenzione decisiva, sul secondo gol degli ospiti. Forse gli difettano certi sincronismi difensivi, non ancora assimilati.

Altro discorso, però, è l’epilogo di questi ottavi di finale. Il Napoli è uscito ai rigori. La squadra, proprio quest’anno, non ha un rapporto facile col dischetto. Non riesce a trovare un rigorista. Negli occhi scorre l’alternarsi di aspiranti tiratori. Osimhen e l’errore col Liverpool. Zielinski, capace di sbagliare due volte – compresa la ripetizione del penalty – a Glasgow. Perfino Politano, dopo incoraggianti precedenti, ha fallito con la Sampdoria. Non avere uno specialista, dagli undici metri, è un dato singolare per questo Napoli. Un’anomalia ancora sanabile, in una stagione comunque straordinaria.

mercoledì, 18 Gennaio 2023 - 16:45
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