Camorra, confisca definitiva per ex consigliere regionale della Campania: lo Stato si riprende pure il vitalizio

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Il vitalizio maturato, allo scoccare dei 60 anni, per la sua carica di consigliere regionale della Campania non lo intascherà. Se lo (ri)prenderà lo Stato, almeno sino a quando non si raggiungerà la copiosa somma dei 2 milioni e 500mila euro di beni coperti da un provvedimento di confisca.

Nicola Ferraro, ex uomo di punta dell’Udeur e all’epoca tra i più potenti politici in Campania, si è visto notificare dalla Polizia di Stato e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta il decreto di confisca definitivo della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere emesso su proposta del questore di Caserta. Il provvedimento segue la sentenza della Cassazione, arrivata a settembre, con la quale si attestava l’irrevocabilità della confisca dei beni di Ferraro a seguito della condanna definitiva per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nello specifico sono stati sottoposti a confisca beni pari a circa 2,5 milioni di euro. Si tratta di 7 fabbricati, dislocati tra i comuni di Caserta, Casal di Principe e Arienzo in provincia di Caserta, Formia e Gaeta in provincia di Latina, quote societarie riconducibili a due imprese attive nel settore immobiliare e nel campo dell’ingegneria integrata, un’auto e una moto. Confiscati inoltre gli emolumenti e le indennità percepite, inerenti l’intero periodo di consiliatura, per un valore pari a 834.226,46 euro, e il maturando vitalizio consiliare, per il periodo postumo dal raggiungimento del 60esimo anno di età, da quantificare, in seno alla Regione Campania.

La mappatura dei beni riconducibili a Ferraro è avvenuta mediante una certosina attività di ricostruzione patrimoniale che si è concentrata su un ventennio di storia della famiglia Ferraro: è stata acquisita copiosa documentazione, tra cui i contratti di compravendita dei beni e delle quote societarie nonché numerosi altri atti pubblici che hanno interessato nel tempo l’intero nucleo familiare, verificando poi, per ogni transazione, le connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della necessaria provvista economica.

Ferraro è stato riconosciuto colpevole come imprenditore (era attivo nel settore dei rifiuti) e politico colluso con i reggenti del clan dei Casalesi, fazioni Schiavone e Bidognetti, almeno dal 2000 in poi e comunque già prima della sua elezione al Consiglio regionale della Regione Campania avvenuta nel 2005 con la lista dell’Udeur. Ha asservito, è il succo dell’accusa divenuta verità giudiziaria, sia la propria attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti sia quella politica alle esigenze camorristiche, ricevendo in cambio un appoggio determinante per la sua stessa affermazione imprenditoriale e un decisivo sostegno elettorale.

Le indagini hanno dato riscontro alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, permettendo di accertare come l’imprenditore ed ex consigliere abbia fornito la sua continua disponibilità a porsi come intermediario tra gli amministratori degli enti locali e le organizzazioni criminali di riferimento, per drenare a favore di queste ultime appalti e contributi pubblici, riuscendo quasi a monopolizzare il redditizio settore economico della raccolta e smaltimento dei rifiuti, anche oltre i confini del territorio casertano.

giovedì, 16 Febbraio 2023 - 12:12
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