Lo show scudetto che fa storcere il naso a tanti nella città dei “due popoli”

di Gianmaria Roberti

Molti hanno storto il naso per lo show Rai sullo scudetto del Napoli. C’è da dire che quello del 1987 fu un’altra cosa. Ma all’epoca c’era Gianni Minà, un fuoriclasse. Uno che sapeva mixare il pop e la cultura alta, realizzando sempre un prodotto di qualità. Ed era anche un’altra Rai. E poi è pure un fatto generazionale. C’è di buono che la vitalità artistica di Napoli è inesauribile. C’è di meno buono, ma va capito, che un Pino Daniele, un Massimo Troisi, un Raffaele La Capria, un Francesco Rosi, non nascono ad ogni generazione.

Ieri è stato bello vedere chi c’era quella sera di 36 anni fa, all’auditorium di viale Marconi: Tullio De Piscopo e James Senese, 77 e 78 anni, ancora capaci di scaldare il pubblico; Lina Sastri, Marisa Laurito (deposta ogni velleità di spogliarello) e Nino D’Angelo.

Proprio l’ex caschetto biondo – da decenni riabilitato dalla critica “intellettuale” – ha vissuto la sua rivincita, celebrato perfino dal nuovo inno ufficiale del Napoli. Lui e Mario Merola nel 1987 erano l’elemento pop, nello show di Minà e Arbore. Qualcuno al tempo, vedendoli lì, storceva il naso come fa oggi, con molte delle performance osservate ieri. I cantanti neomelodici provocano allergia ad un certo pezzo di città. Gigi D’Alessio divide sempre. Non tutti amano la comicità di Biagio Izzo, Alessandro Siani o Francesco Paolantoni. Ma Napoli è anche questo, e non bisogna dimenticarlo. Lo scudetto è la festa di una città intera, con i suoi eccessi, le sue contraddizioni, la comparsa del trash, l’eterna coabitazione di “due popoli, divisi per due secoli di tempo e per due gradi di clima” come diceva Vincenzo Cuoco. Occorre solo prenderne atto.

lunedì, 5 Giugno 2023 - 14:27
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