Camorra Caivano, il pm: così il clan voleva condizionare appalti e imporre il pizzo, il ruolo di mediatori di politici e tecnici

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Il clan guidato dal boss Antonio Angelino aveva come obiettivo quello di «condizionare le procedure di gara del Comune di Caivano per l’affidamento dell’esecuzione di lavori pubblici» e imporre ai «vari imprenditori affidatari dei lavori» il pagamento di «quote estorsive destinate ad alimentare la cassa del clan». Un progetto ambizioso al quale avrebbero contribuito tre politici e due dipendenti comunali. E’ quanto emerge dagli atti dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna che stamattina è sfociata nell’esecuzione di 9 decreti di fermo per le accuse, contestate a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, corruzione ed altro aggravati dalla finalità mafiose.

La Dda infatti contesta il reato più grave, quello di camorra, all’ex assessore comunale di Caivano Carmine Peluso, all’ex consigliere comunale di maggioranza Giovanbattista Alibrico, all’esponente politico Armando Falco (imparentato con l’ex sindaco Enzo Falco e già segretario cittadino di Italia viva), al tecnico comunale Martino Pezzella e al dirigente comunale Vincenzo Zampella. Le condotte sono odiose.

I cinque, «di volta in volta, anche con ruoli interscambiabili», avrebbero avvicinato per conto del clan gli imprenditori che si erano aggiudicati i lavori al fine di favorire il processo estorsivo. Avrebbero «informato gli altri membri del clan in merito alle imprese aggiudicatarie dei lavori pubblici ed agli importi dei lavori assegnati»; avrebbero svolto il ruolo di intermediari tra gli imprenditori finiti nel mirino del clan e i malavitosi, «concordando anche l’importo delle quote estorsive». Infine gli indagati avrebbero condizionato «lo svolgimento e l’affidamento delle gare per l’esecuzione di lavori pubblici nel Comune di Caivano», agevolati in questo, secondo la Dda, dall’aiuto del «dirigente del settore lavori pubblici del Comune»: l’obiettivo era quello di «favorire l’affidamento dei lavori a ditte compiacenti, anche mediante determina motivate ingiustificatamente dalla somma urgenza degli interventi, o attraverso gare oggetto di turbative». Condotte particolarmente odiose rispetto alle quali i cinque indagati potranno offrire chiarimenti in sede di convalida dei fermi.

martedì, 10 Ottobre 2023 - 16:47
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