Sara e Ilaria, uccise a coltellate da uomini incapaci di accettare un rifiuto. Indagini sui genitori dei due assassini

ilaria sula e sara campanella
Ilaria Sula e Sara Campanella
di Laura Nazzari

Ilaria e Sara, studentesse giovanissime dal destino legato da un filo rosso. Un filo rosso sangue. Le loro storie, drammatiche, si somigliano, a trattati si accavallano. Sono state entrambe uccise a coltellate, ammazzate dall’ossessione di quegli uomini che le volevano ad ogni costo e che non hanno voluto, saputo, accettare il legittimo rifiuto loro opposto. Entrambe avevano 22 anni.

Ilaria Sula era scomparsa il 25 marzo, il suo corpo è stato ritrovato mercoledì mattina in un dirupo a Capranica Prenestina, a est di Roma: a darle la morte è stato il suo ex, Mark Antony Samson, studente di architettura di 23 anni, che ieri è stato arrestato. Samson ha confessato, lasciando però dei vuoti su alcune fasi del delitto: messo con le spalle al muro, ha condotto la polizia e e il sostituto procuratore di turno sul crepaccio di Monte Guadagnolo, ne luogo dove si era disfatto del cadavere della sua ex gettandolo dal crinale dopo averlo parzialmente infilato in un trolley. Domani il 23enne affronterà l’udienza di convalida del fermo: deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva e occultamento di cadavere.

Ha confessato anche Stefano Argentino, il 27enne di Noto (Siracusa) , che lunedì pomeriggio a Messina ha ammazzato Sara Campanella, studentessa universitaria di 20 anni. Lui non aveva mai avuto una relazione con Sara, ma l’avrebbe voluto. Si era fatto avanti, Sara l’avevo respinto. Lui, però, non voleva rassegnarsi. E si era fatto insistente. Le mandava messaggi, la seguiva, la “braccava”. Era così da due anni. Emblematici i dialoghi di una telefonata tra i due mandati in onda, oggi, dal programma Mattino 4 di Mediaset. «Non ho tempo da perdere. Non voglio nulla con te. Spero ora, dopo un anno, di essere stata chiara. L’ultima volta ti ho detto ‘lasciami in pace’: cosa hai capito di questa cosa?», dice Sara a Stefano nell’audio trasmesso. Si tratta della registrazione di un dialogo tra la ragazza e il suo assassino, risalente a mesi prima del delitto, che la giovane aveva registrato e poi aveva inviato a una amica. La ragazza aveva raccontato alle colleghe di corso le attenzioni moleste dello studente. «Ora te lo ridico se mi vuoi lasciare in pace. Tu te ne torni a casa tua o mi devi seguire?», chiede la vittima. “Perché fai così? Cosa speri di ottenere?” le chiede lui. «Io non voglio ottenere nulla – dice Sara- sei tu che vuoi ottenere qualcosa se mi segui».

Le amiche di università di Sara sapevano di quell’ossessione. E poco prima di essere ammazzata Sara aveva mandato a una di loro un messaggio: «Il malato mi segue». Sono state le ultime parole di Sara. Stefano Argentino l’aveva seguita dal Policlinico, dove la ragazza svolgeva un tirocinio: voleva sapere perché la giovane non avesse risposto a un messaggio che lui le aveva mandato. I due hanno litigato. In pochi istanti si è consumata la tragedia: «Mentre ero in piedi in attesa dell’autobus ho sentito improvvisamente delle forti grida inizialmente dall’origine incomprensibile senza comprenderne il contenuto. – ha raccontato una testimone ai carabinieri -. Subito dopo ho visto nel marciapiede di fronte una ragazza mai vista prima, provenire dalla mia destra, intenta a fuggire velocemente in preda al panico, piangendo in posizione piegata, come in evidente stato di sofferenza». La donna ha poi visto un ragazzo raggiungere la vittima «con un’arma da taglio in mano», un’arma che non è ancora stata trovata. Sara perdeva sangue, stesa a terra mentre lui correva via con l’arma in mano. I soccorsi sono intervenuti subito: Sara è morta al Policlinico poco dopo essere arrivata in ospedale. Stefano Argentato invece è fuggito, rifugiandosi in un b&b riferibile alla madre, a Noto (nel Siracusano). È lì che l’hanno trovato i militari seguendo le celle agganciate del suo cellulare.

E proprio la madre potrebbe aver cercato di aiutare il figlio a scappare. Il sospetto degli inquirenti, già evidenziato nel decreto di fermo, si alimenta anche nell’ordinanza di custodia cautelare spiccata dal giudice per le indagini preliminari all’esito dell’udienza di convalida del fermo: «È stato acquisito un biglietto, scritto dalla madre dell’indagato, nel quale la donna faceva riferimento alla necessità di allontanarsi per un po’, con la scusa di curarsi, nonostante dai successivi accertamenti non risultassero suoi particolari problemi di salute. Dietro l’allontanamento si nascondeva la volontà della donna di aiutare il figlio a non farsi trovare».
E dubbi, sospetti si addensano anche sui genitori di Mark Antony Samson, l’assassino di Ilaria Sula. La giovane è stata ammazzata nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano, dove Samson – uno studente della facoltà di Architettura e lavorava part-time in un McDonald’s – viveva coi genitori. Lì, in casa, gli investigatori hanno trovato tracce di sangue e un coltello sul quale sono in corso accertamenti. I genitori di Samson erano in casa quando si è consumato il delitto ma non si sarebbero accorti di nulla. Così come non si sarebbero accorti delle manovre di Samson per liberarsi del cadavere. La loro posizione è comunque al vaglio della procura. Infatti anche la scena del crimine sarebbe stata ripulita e per trasportare il corpo è stata utilizzata l’automobile dei genitori.

giovedì, 3 Aprile 2025 - 20:02
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