Magistratura e avvocatura unite contro il Decreto Sicurezza: riflessioni sui profili di incostituzionalità

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Questa volta sono sulla stessa linea di fuoco: magistratura e avvocatura riscoprono una posizione condivisa e ciò accade a seguito della entrata in vigore del decreto Sicurezza che prevede l’introduzione di vari reati tra cui una stretta sulle occupazioni abusive, i blocchi stradali e la resistenza passiva in carcere. Un pacchetto di norme che per magistrati e avvocati presenterebbe profili di incostituzionalità.

«La situazione del Paese in generale, pur prendendo atto che esistono tensioni e contrasti, a molti di noi non era parsa così grave ed esasperata da poter giustificare un provvedimento d’urgenza di questo tipo però ne prendiamo atto. Il problema di costituzionalità si pone», ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi -. Valuteremo questioni di costituzionalità di questo tipo se saranno sollevate da avvocati».

E, a dirla tutta, ci sono già avvocati che hanno imbracciato le armi, processuali si intende, contro il decreto Sicurezza. Gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale dinani al giudice monocratico Ilaria Simi de Burgis del Tribunale di Milano nel corso del processo per direttissima a un giovane per resistenza aggravata. Il giudice scioglierà la riserva il 26 maggio.

La questione di costituzionalità, anche per il carattere disomogeneo del testo, non è l’unico dubbio. «Un aspetto che ci ha colpiti – ha aggiunto Parodi – è il contenuto numerico del provvedimento, 14 fattispecie di reato (con aggravanti in nove casi) che hanno determinato un oggettivo inasprimento del sistema sanzionatorio. Inoltre la scelta di un aumento delle fattispecie di reato non è tanto in sintonia con l’esigenza di far fronte invece all’emergenza del sovraffollamento delle carceri: se le fattispecie portano ad un nuovo aumento delle persone carcerate, la problematica del sovraffollamento aumenterà».

I magistrati, in particolare, si dicono perplessi per «il giro di vite nei confronti delle detenute madri (nessun rinvio della pena per le donne incinte o con figli di età inferiore a un anno – ndr), che sono poche in Italia. Per il reato di occupazione di immobili e la resistenza passiva sono state invece previste pene che come entità non corrispondono al principio di proporzionalità». Perciò, secondo il leader dell’Anm, «rivedere il criterio di proporzionalità delle pene potrebbe essere una risposta ragionevole».

Infine, ha precisato, «per alcuni colleghi c’è una percezione, da parte di molti in generale, che questo tipo di risposta sia un attacco alla marginalità e al disagio, che secondo altri potrebbero necessitare invece di una risposta diversa. Questa risposta è quindi interpretata da alcuni come puramente repressiva e non in sintonia con le esigenze di chiarimento e di dialogo che il Paese propone».

Critiche simili, avanzate di fronte ai parlamentari della stessa Commissione, arrivano dall’Unione delle Camere Penali Italiane: «Le norme in questione sembrano criminalizzare determinate condotte di marginalità e di dissenso individuando categorie di persone come il manifestante, il disobbediente, l’imbrattatore, l’occupante, l’irregolare, come se fossero appunto categorie da criminalizzare», ha spiegato il presidente dell’Ucpi, Francesco Petrelli, per il quale «stiamo andando verso un diritto penale totale, che aggredisce tutte le forme del disagio». Riguardo alla necessità di un decreto legge per questioni urgenti, Petrelli ha aggiunto: «Il fatto che si sia intervenuto con un decreto legge, che riprende le stesse norme contenute nel disegno di legge all’esame del Parlamento, è una modalità offensiva delle prerogative del Parlamento, nel momento in cui quegli elementi di novità che dovrebbero rappresentare la decretazione d’urgenza non sono ravvisabili».

martedì, 22 Aprile 2025 - 22:29
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