Israele e Palestina, scontro in un ristorante di Napoli. Video virale di 2 turisti e accuse, titolare minaccia querele

di Lisa Simeone

«L’amicizia cresce a tavola, con pane, vino, olio…», dice padre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose e, più recentemente, della Casa della Madia. Non sempre, però, è così. A volte, la tavola diventa luogo di incomprensioni, specchio di tensioni geopolitiche, detonatore di scontri ideologici. E se poi la “tavola” è quella di Napoli, allora la questione finisce con il diventare “caso”.

È quanto accaduto nei giorni scorsi alla Taverna Santa Chiara, un piccolo locale nel cuore del centro storico di Napoli, ritrovatosi al centro di una polemica nazionale e internazionale che ha mobilitato pure qualche politico. Tutto è cominciato con un pranzo ordinario di una coppia di turisti israeliani, trasformato in caso mediatico da un video diffuso sui social e rilanciato da alcuni organi di stampa.

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Alcune notizie di stampa, poi rilanciate sui social, raccontavano di due turisti «cacciati dal ristorante perché israeliani». Un’accusa pesantissima, che ha innescato un’ondata di indignazione, commenti violenti e richieste di sanzioni contro il locale. Ma scavando nella vicenda, il racconto iniziale si è rivelato parziale. E, ascoltando l’altra campana, ossia quella della ristoratrice, è venuto fuori uno scenario più completo sul quale ciascuno può riflettere e farsi un’opinione.

Il fatto

Partiamo dunque più o meno dall’inizio. Gilli Moses, l’israeliana che ha innescato il “caso” sui social, e il compagno si fermano a pranzo alla Taverna. A un certo punto Gilli Moses accende il video del cellulare e inizia a riprendere una discussione accesa con la titolare, Nives Monda. Al momento dell’avvio della ripresa, lo “scontro” verbale era già in corso, non è possibile stabilire con esattezza come si sia innescato. Si parla in inglese, i turisti accusano Nives di antisemitismo e la donna replica «You can go ahead, I don’t want your money», ovvero «Potete andare, non voglio i vostri soldi». Nel frattempo c’è chi sparecchia il tavolo. Moses e il compagno vanno dunque via, poi però pubblica il video sul suo profilo social e da quale momento si scatena il caos. Nel rimbalzo delle condivisioni, il video viene intercettato pure da qualche giornalista che raggiunge Gilli e la intervista. Quanto accaduto è «vergognoso», si sfoga la donna intervista da Il Mattino, raccontando di essere stati «cacciati dal ristorante perché israeliani». «Abbiamo toccato con mano cosa sia l’antisemitismo – aggiunge la donna a Il Mattino -. Non avremmo mai immaginato potesse succedere a Napoli, città meravigliosa dove nell’aria si respirano libertà e amore. Valuteremo se dare seguito a questa nostra denuncia con un esposto formale».

Non appena l’intervista è in chiaro, arriva la replica di Nives Monda, che non ci sta alle accuse di antisemitismo e neppure all’ondata di messaggi di odio rivolte a lei e il suo locale dopo le dichiarazioini della israeliana.

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La replica della titolare

«Siamo stati vittime di un episodio a scopo intimidatorio», scrive Nives Monda sui social. Che fa anche una premessa: il suo locale ha aderito alla campagna contro l’apartheid israeliano e contro il genocidio palestinese. Particolare determinante in questa vicenda. «Alla fine del pasto – è la ricostruzione della ristoratrice – i due turisti si mettono a parlare con il tavolo accanto e dicono che sono israeliani e di quanto è bella Israele. Nasce una conversazione pacifica collettiva, dati gli spazi ridotti della Taverna, e quindi parlo della nostra scelta di aderire alla campagna contro l’apartheid israeliano e contro il genocidio palestinese. Di punto in bianco, loro iniziano ad attaccarmi con arroganza, accusarmi di antisemitismo e a minacciarmi, urlandomi contro e riprendendomi con il cellulare». Prosegue, dunque, un comunicato stampa ufficiale della Taverna: «La turista ha iniziato a riprendere noi e i nostri lavoratori, nonché altri clienti anche minorenni, per poi diffondere il video in rete (un reato), diffamandoci come sostenitori del terrorismo e antisemiti (un altro reato), scatenando una campagna di odio che da ieri sfocia in messaggi anonimi con minacce di spedizioni punitive, distruzione del locale, violenza fisica e perfino auspici di stupro della proprietaria».

Le conseguenze

La ristoratrice ha annunciato una querela formale e ha incaricato i legali di monitorare le diffamazioni a mezzo social e stampa: «La nostra unica responsabilità è quella di aver preso posizione contro l’apartheid israeliano. Nel nostro locale, che accoglie da sempre persone di ogni nazionalità, fede ed etnia, non possiamo tollerare alcuna forma di esternazione razzista, sia essa ispirata da antisemitismo, islamofobia, o, come in questo caso, razzismo antipalestinese».

Il caso è diventato subito politico. Severino Nappi, capogruppo della Lega in Consiglio regionale e vice coordinatore del partito in Campania, ha invocato l’intervento del sindaco di Napoli per «chiudere questo locale, luogo di esercizio di un razzismo che getta discredito sulla città e mortifica la democrazia. Aspettiamo un provvedimento immediato contro questo chiaro comportamento di istigazione all’odio e alla violenza». «Confondere le politiche di un governo con turisti in visita nella nostra città dimostra una posizione moralmente inaccettabile che impone da parte dell’amministrazione comunale una presa di posizione netta e chiara. Napoli è una città solidale e accogliente come la sua storia dimostra. Il settarismo e l’antisemitismo sono retaggi indegni», ha aggiunto. Sulla stessa scia Forza Italia: «Non possiamo accettare a Napoli una crescita dell’antisemitismo – hanno commentato i consiglieri comunali azzurri Iris Savastano e Salvatore Guangi -.  Grave l’episodio, divenuto virale, di una ristoratrice che ha cacciato due turisti israeliani. Napoli è una città nota per l’accoglienza verso chiunque, nessuno è escluso. In un momento delicato come quello attuale non possiamo accettare che avvengano episodi del genere. Auspichiamo che forze dell’ordine e amministrazione comunale facciano chiarezza, anche in aula consiliare, pronunciandosi contro ogni forma di discriminazione razziale. Non è tollerabile quanto avvenuto».

In linea Fratelli d’Italia, che invoca sanzioni nei confronti della ristoratrice: «La nostra comunità deve continuare a promuovere il rispetto, la tolleranza e la solidarietà tra tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro origine o religione. In questo caso, poi, l’episodio deve essere considerato anche un grave danno di immagine per la nostra città che potrebbe scoraggiare altri turisti a scegliere la nostra città come meta per le loro vacanze. È appena il caso di ricordare che l’articolo 187 del regolamento per l’esecuzione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Tulps), stabilisce che gli esercenti di pubblici esercizi, come bar e ristoranti, non possono rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo, salvo che sussista un legittimo motivo». «Il rifiuto ingiustificato di servire un cliente costituisce una violazione amministrativa e può comportare una sanzione pecuniaria e/o la chiusura – prosegue la nota stampa -. Un esercente, quindi, non può arbitrariamente rifiutare di servire un cliente senza un motivo valido. Per questo motivo chiediamo che il sindaco ed il questore, ognuno per la parte di propria competenza, intervengano subito per punire il pessimo comportamento dei proprietari della Taverna a Santa Chiara per stabilire un principio ed il rispetto delle regole».

Pure Ivan Scalfarotto di Italia viva si è aggiunto al coro degli accusatori dei gestori della Taverna, parlando di «una discriminazione ingiustificabile». «È preoccupante il clima antisemita che si sta diffondendo nel nostro Paese», ha aggiunto.

In difesa della Taverna si è mobilitato solo Rifondazione comunista. «A nome di Rifondazione Comunista esprimo solidarietà a Nives Monda per l’attacco ricevuto da un gruppo di turisti israeliani purtroppo imbevuti dell’ideologia genocida del loro governo. ll cartello apposto alle pareti della Taverna Santa Chiara che invita alla solidarietà con Gaza contro tutti i tipi di apartheid è un buon esempio che speriamo sia seguito da tanti altri locali a Napoli e in Italia – ha affermato Elena Coccia, segretaria della federazione di Napoli del Partito della Rifondazione Comunista -. I palestinesi subiscono da decenni l’occupazione israeliana e quindi va rispedita al mittente l’accusa di essere “sostenitori dei terroristi”. Bene ha fatto Nives a chiedere che quelle persone andassero fuori dal suo locale, perché stare a tavola non è solo mangiare, ma conversare, scambiarsi opinioni, fare cultura. È inaccettabile, che a Napoli, città gemellata con la Palestina, essere accusati come “amici di terroristi”, il governo israeliano porta avanti un genocidio a Gaza. Il boicottaggio di Israele è un dovere. Grazie a Nives da parte di tutte le compagne e I compagni di Rifondazione Comunista».

domenica, 4 Maggio 2025 - 20:14
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