Napoli, bimbo di 2 anni ingerisce pila a bottone: salvato con un delicato intervento al Santobono

ps santobono
Il pronto soccorso dell'ospedale Santobono di Napoli
di Marco Cesario

Un attimo prima le risate leggere, i giochi tra fratelli, la quotidianità serena. Un attimo dopo, la paura più feroce. Un bambino di appena due anni, residente in uno dei comuni della provincia di Caserta, ha ingerito una batteria a disco, una delle più insidiose e letali minacce per i più piccoli. E sarebbe morto se all’ospedale Santobono di Napoli non fosse avvenuto un piccolo miracolo.

L’incidente in casa, l’allarme lanciato dalla sorellina

radiografia pila incastrata
La radiografia della pila incastrata nell’esofago

È stata la sorellina ad accorgersi di quel gesto così piccolo ma terribilmente pericoloso, è stata lei a segnalare ai genitori che il piccolino di casa s’era messo in bocca quella microscopica pila. Pochi minuti e i problemi hanno immediatamente fatto capolino. Il bimbo ha iniziato a deglutire con fatica, la salivazione era diventata improvvisamente eccessiva. Immediatamente i genitori sono saliti in macchina e hanno raggiunto l’ospedale più vicino casa, quello di Aversa. Lì i medici hanno sottoposto il bambino ai primi esami e, accortisi della gravità della situazione, hanno trasferito il piccolo al Santobono, a Napoli, con un’ambulanza. Codice rosso, un intero reparto mobilitatosi per il piccino. La radiografia ha rivelato il peggio: una batteria a bottone era incastrata nell’esofago, già in fase avanzata di necrosi dei tessuti. La corrente elettrica sprigionata dal contatto con i liquidi corporei stava iniziando a bruciare tutto: l’esofago, la trachea, persino l’aorta erano a rischio.

L’intervento dei medici dell’ospedale Santobono

È scattato così il protocollo d’emergenza. Il bambino è stato portato in sala operatoria, ma i tentativi di rimuovere il corpo estraneo per via endoscopica sono risultati vani. La batteria è troppo aderente, troppo pericolosa. L’équipe multidisciplinare, guidata dal dottor Giovanni Gaglione, ha preso allora una decisione drastica ma salvavita: intervenire chirurgicamente dall’esterno, accedendo all’esofago attraverso il collo. È un’operazione invasiva, rischiosa, ma è l’unica possibilità. Una possibilità che ha fatto tornare il sorriso alla famiglia del piccolo.

Il team – composto dagli anestesisti Alessandra Alifuoco e Giovanna Mastrominico, i chirurghi Maria Chiara Cianci, Francesca Lalla e lo stesso Gaglione, insieme alla gastroenterologa Cristina Bucci – è riuscito infatti a estrarre la batteria, evitando che causasse danni irreversibili.

Ora il piccolo è fuori pericolo immediato, ma la prognosi resta riservata. È sotto stretta osservazione per monitorare eventuali complicazioni legate alla necrosi dei tessuti esofagei.

Ogni anno 25 episodi di bimbi che ingeriscono pile a disco

«La tempestività è fondamentale. La pila a bottone, soprattutto se al litio, rappresenta uno dei corpi estranei più pericolosi nei bambini. In poche ore si può verificare anche la perforazione dell’esofago. La corrente che si genera tra la batteria e i fluidi dei tessuti provoca gravi ustioni interne che possono provocare danni permanenti o, addirittura, la morte per emorragie», ha spiega Giovanni Gaglione.

L’incidente occorso al bimbo di due anni, purtroppo, non è un caso isolato. «Ogni anno sono circa 25 gli episodi di ingestione di pile a disco per cui è necessario intervenire endoscopicamente o, come in questo caso, chirurgicamente. Un fenomeno in aumento. Questo episodio, conclusosi positivamente grazie a un lavoro coordinato tra reparti e al nostro personale altamente formato, evidenzia quanto sia essenziale promuovere una maggiore consapevolezza sul rischio rappresentato da oggetti di uso quotidiano come le pile a bottone.  È necessario sensibilizzare sulle complicanze, a volte anche mortali, legate all’ingestione di questi particolari corpi estranei», ha commentato Rodolfo Conenna, direttore generale dell’Aorn Santobono Pausilipon.

domenica, 4 Maggio 2025 - 19:16
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