Un’aula, un nome. Una memoria viva. L’aula 115 del Tribunale di Napoli porta da oggi il nome dell’avvocato penalista Sebastiano Fusco, scomparso nel maggio del 2018. Una targa scoperta con commozione, accompagnata da un gesto semplice ma potente: una maglia del Napoli, squadra di cui Sebastiano era appassionatissimo tifoso, appesa accanto allo stand della tenda che, apertasi, ha svelato l’omaggio. Il nome stampato sul retro: “Sebastiano”. Perché se il Diritto era la sua vocazione, il pallone era la sua grande passione.
L’intitolazione, proposta dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, è il riconoscimento a «un impegno profuso nella strenua difesa del diritto di ognuno ad avere un giusto processo e per la spiccata capacità di instaurare relazioni empatiche con i colleghi, in particolare con i più giovani», si legge nella deliberazione della Conferenza permanente della Corte d’Appello di Napoli. Un gesto che fissa nella pietra valori che Fusco ha incarnato nella sua vita e nella sua professione: rigore, umiltà, dedizione, passione.
Nel corso della cerimonia di intitolazione, le parole si sono intrecciate con la commozione. L’avvocato Mauro Valentino, tra gli amici più cari di Sebastiano Fusco, ha raccontato, con la voce che tradiva profonda emozione: «Sebastiano iniziò quando vi erano giganti dell’Avvocatura. Seppe conquistare sia i colleghi che i magistrati. È stato impegnato in numerosi processi senza avere l’ossessione degli onorari». Era così amato che, ha aggiunto Valentio, «il giorno del funerale vi fu l’esonero per tutti gli avvocati di partecipare alle udienze». Un gesto collettivo che racconta meglio di ogni parola la stima che lo circondava.
Sebastiano Fusco, ha detto il presidente della Corte d’Appello di Napoli Maria Rosaria Covelli, era «un avvocato portato al confronto leale e schietto con la magistratura», qualità oggi più che mai necessarie per un’Avvocatura che voglia rimanere radicata nei suoi valori.
Il procuratore aggiunto Antonio Ricci, delegato dal procuratore Nicola Gratteri, ha sottolineato il tratto distintivo dell’avvocato Fusco: «Sempre portato al dialogo», anche nei momenti di maggiore tensione processuale.
L’avvocato Carmine Foresta ha tracciato un profilo umano e professionale, seguito da il procuratore generale Aldo Policastro, che ha detto: «Lo conoscevo personalmente, era un uomo giusto, serio e sempre sorridente. Un sorriso che nasceva da capacità, autorevolezza e umiltà».
Elisabette Garzo, con voce rotta dall’emozione, ha confessato: «Vedo nel pubblico Sebastiano. Con lui ho avuto un rapporto umano di grande onestà intellettuale, era un maestro di vita e di diritto».
Oltre all’Aula 115 del Tribunale, c’è un’altra realtà – all’interno del palazzo di giustizia – che è intitolata all’avvocato Fusco: si tratta dell’associazione Camera degli Avvocati Penalisti “Sebastiano Fusco”, di cui è presidente l’avvocati Simona Lai, che – nel corso della cerimonia – ha voluto condividere i momenti formativi a Castel Capuano, richiamando anche il significato etimologico del nome: «Sebastiano significa “degno di rispetto”. E lui lo era – ha detto Lai -. Non parlava mai per primo, ma ascoltava per poi arrivare a una sintesi che era sempre quella giusta. Non irruente, diventava punto di riferimento per tutti. Metteva passione in ogni cosa, dalla vita professionale alla personale». L’avvocato Simona Lai ha quindi ricordato anche l’associazione nata su impulso dello stesso Fusco: «È fatta da colleghi liberi, che hanno il coraggio della libertà ma sono pronti al confronto».
Infine l’avvocato Raffaele Esposito ha voluto rivadire l’importanza di questa cerimonia e di quella analoga, svoltasi nelle scorse settimane, di intitolazione dell’aula 113 del Tribunale di Napoli ad un altro avvocato del Foro di Napoli venuto a mancare sempre nel 2018, l’avvocato Angelo Peluso: «Oggi abbiamo due aule dedicate ad Angelo Peluso e a Sebastiano Fusco. È una dedica per leggere la storia e interpretare il presente – ha detto Esposito -. Fusco aveva una capacità di eloquio frutto di approfondimento culturale. Criticava e seduceva i giudici con le sue parole per giungere a conclusioni giuste. Per lui, diritto e fatto camminavano di pari passo. Concepiva l’Avvocatura come amicizia, ed era sempre presente nelle battaglie forensi. Voleva una nuova associazione perché sentiva uno scollamento tra quelle esistenti e gli avvocati».
Oggi, nell’aula 115, restano “scolpite” le sue idee, i suoi valori e il suo esempio.
lunedì, 26 Maggio 2025 - 14:45
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