«Né liberi né sicuri», «La protesta non si arresta», «La democrazia non si piega»: sono le scritte che campeggiavano sui cartelli sollevati in Aula dai deputati di Pd, M5S e Avs nel momento in cui, ieri (giovedì 29 maggio), la Camera ha approvato il decreto Sicurezza. Cartelli e cori per ribattezzare il provvedimento “decreto paura”, in segno di dissenso contro un testo che, per le opposizioni, comprime i diritti e reprime le manifestazioni. Dall’altra parte dell’emiciclo, la maggioranza ha risposto con applausi e una ola.
Il Dl Sicurezza ha incassato il via libera di Montecitorio con 163 voti a favore e ora sfreccia verso l’esame definitivo al Senato, già fissato per il 3 giugno. In Aula è scoppiata la bagarre al momento del voto finale. Le opposizioni hanno urlato «vergogna», il centrodestra ha risposto con un «onestà, onestà» in tono ironico.
Schlein: «Governo della paura e del populismo penale»
Durissima la segretaria del Pd, Elly Schlein: «Avete compiuto una forzatura inaccettabile nel metodo e nel merito. Governate con la paura, la alimentate per avere consenso facile come un’arma di distrazione di massa, che si traduce in un bieco populismo penale».
Accusa a cui si aggiunge Nicola Fratoianni (Avs): «Create 14 nuovi reati per un decreto della stupidità e dell’ipocrisia che serve a rassicurare solo voi, il vostro malgoverno, e nessuna delle esigenze di sicurezza reali del Paese, come lavoro, casa, povertà».
Conte: «Repressione per decreto»
Il presidente del M5S Giuseppe Conte, da Nuoro, ha dichiarato: «Giorgia Meloni pensa di blindare il governo cercando di reprimere il dissenso per decreto, mentre non fa nulla per il carovita, il carobollette e contro i tagli alla sanità».
Critico anche +Europa con Riccardo Magi: «Nessun cittadino con questo decreto potrà sentirsi, né essere, più sicuro». E Maria Elena Boschi (Iv) attacca: «L’unica vera emergenza è l’incapacità del governo Meloni di garantire protezione ai cittadini, mentre umilia il Parlamento».
Petrelli (Camere penali): «Populismo securitario e dannoso»
Alle voci delle forze politiche si è aggiunta anche quella dell’Unione delle Camere Penali. Il presidente Francesco Petrelli ha definito il provvedimento «espressione della più inutile e dannosa cultura populista, securitaria e carcerocentrica».
Salvini: «Non si limita la protesta, si tutela chi lavora»
Di tutt’altro tenore la replica del vicepremier Matteo Salvini, che ha difeso il decreto: «Se l’opposizione preferisce che al posto di un pensionato o di una madre di famiglia ci siano occupanti abusivi, mi spiace per loro. Il decreto Sicurezza non impedisce di manifestare, impedisce di rompere le scatole a chi va a lavorare. Bloccare il Gra o la tangenziale non è protesta, è reato».
Cosa prevede il Dl Sicurezza
Il provvedimento introduce 14 nuovi reati e 9 aggravanti, in 39 articoli che riscrivono parti del codice penale e di procedura penale. Tra le misure: la resistenza passiva, ribattezzata “norma anti-Gandhi”, la stretta sulla cannabis light, nuove disposizioni sulle detenute madri e norme anti No-Tav e No-Ponte. Si prevedono aggravanti per reati nei pressi di stazioni e metropolitane e truffe agli anziani, oltre alla velocizzazione degli sgomberi e l’estensione della non punibilità per agenti dell’intelligence. (Per approfondimenti a tutte le norme introdotte: clicca sul link)
Prossimo passaggio: il Senato
Il decreto sarà incardinato martedì 3 giugno alle 13.30 nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Alle 16 la conclusione dell’esame, con approdo in Aula alle 17 per l’approvazione definitiva, attesa tra martedì sera e mercoledì. Un rush finale che si preannuncia altrettanto infuocato.
venerdì, 30 Maggio 2025 - 08:58
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