C’è chi adesso invoca il licenziamento. L’onda dell’indignazione per il post contro Giorgia Meloni firmato – secondo le prime verifiche – da un professore di Marigliano è ancora alta. L’autore, un docente di un istituto superiore del Nolano, avrebbe scritto su Facebook:
«Auguro alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola», un riferimento diretto a Martina, la 14enne uccisa barbaramente. Un pensiero crudele che ha attraversato in poche ore i confini dei social, raggiungendo le più alte cariche dello Stato. E infiammando una discussione che va ben oltre la politica.
A denunciare il post è stato Roberto Della Ragione, un altro dipendente del Ministero dell’Istruzione, che si è detto «infuriato» e ha chiesto un intervento immediato del ministro Valditara. La risposta è arrivata in tempi rapidi. Il ministro ha dichiarato:
«Stiamo effettuando tutte le verifiche per identificare l’autore di questo atto indegno. Le autorità preposte sapranno adottare provvedimenti esemplari: nessuna tolleranza verso la violenza».
Il professore è già stato identificato dalla Polizia Postale. Si tratta di un docente di un istituto superiore nel Nolano. Valditara ha aggiunto che «chi si esprime in questo modo non è degno della scuola italiana. Non possiamo tollerare che chi ha il compito di educare i nostri figli si esprima in modo tanto indegno. Questo soggetto – perché così va chiamato – ha tradito il senso stesso della sua professione».
La reazione della premier Giorgia Meloni non si è fatta attendere. In un lungo post ha commentato: «Questo non è scontro politico. Non è nemmeno rabbia. È qualcosa di più oscuro, che racconta un clima malato, un odio ideologico, in cui tutto sembra lecito, anche augurare la morte a un figlio per colpire un genitore. Ed è contro questo clima violento che la politica, tutta, dovrebbe sapersi unire. Perché esistono confini che non devono essere superati mai. E difenderli è una responsabilità che va oltre ogni appartenenza».
Il centrodestra ha risposto con fermezza. «Ora serve una risposta esemplare», ha dichiarato Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera per Fratelli d’Italia. Ignazio La Russa ha definito «ripugnanti» le parole del professore, mentre Matteo Salvini ha parlato di «parole aberranti e violente. Minacce ignobili, vergognose, schifose».
Anche le opposizioni hanno espresso piena solidarietà. «Purtroppo sono passato anch’io per orribili minacce ai figli – ha detto Giuseppe Conte – e non auguro a nessuno una simile barbarie». Elly Schlein ha definito le parole del docente «orrende e inaccettabili» e ha espresso solidarietà sia a Meloni che a Piantedosi, altro bersaglio di minacce simili.
Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha scritto su X: «Le minacce contro la figlia di Giorgia Meloni sono feroci ed ignobili. Fanno parte del progressivo imbarbarimento di un linguaggio fatto di espressioni di odio che ormai non si fermano nemmeno davanti a una minore innocente». Sotto il suo post, un altro utente ha rincarato la dose con minacce dirette anche alle figlie di Piantedosi.
Il Ministro Valditara è tornato sulla vicenda chiarendo: «Chi si esprime così non è degno di insegnare. Il Ministero adotterà i provvedimenti più duri». Severino Nappi, capogruppo della Lega in Consiglio Regionale della Campania, ha chiesto il licenziamento immediato: «È intollerabile che un educatore semini odio invece che valori». Anche il sindaco di Marigliano, Gaetano Bocchino, ha preso le distanze a nome della comunità: «Condanniamo con fermezza questo comportamento. Trovo assurdo che un insegnante usi un linguaggio del genere: è il contrario dell’impegno civico che chiediamo ai nostri cittadini».
Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha riflettuto sul ruolo dei social: «Non c’è nulla di umano nell’augurare a una bambina la sorte di Martina. Una tastiera non deve diventare un’arma».
Parole che pongono la questione su un piano più profondo: quello della degenerazione del linguaggio pubblico. Il caso del professore di Marigliano è solo l’ultimo episodio di una lunga serie in cui l’odio viene normalizzato, anche da chi ha responsabilità educative.
Il post del professore è stato inaccettabile, ma non isolato. È lo specchio di un clima in cui il dissenso si trasforma in disprezzo personale. Dove si attaccano i figli per ferire i genitori. Dove la tastiera diventa arma e le parole colpiscono come pugni.
«Ci sono confini che non devono mai essere superati» – ha detto Meloni. Sta alla società – e alla scuola – il compito di difenderli”.
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domenica, 1 Giugno 2025 - 10:30
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