La scomparsa di Angela Celentano continua a rimanere un caso aperto. A distanza di quasi 28 anni da quel 10 agosto 1996, quando la piccola di tre anni si dissolse nel nulla durante una gita familiare sul Monte Faito, la giustizia italiana non chiude il fascicolo. Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Federica Colucci, ha deciso di disporre nuove indagini, in particolare sulla cosiddetta “pista turca”, quella che negli ultimi anni ha alimentato le speranze della famiglia e che la Procura, invece, aveva chiesto di archiviare per assenza di elementi concreti.
Il nodo delle indagini e la pista che porta a Buyukada
La pista turca nasce nel 2009, quando la blogger Vincenza Trentinella riferisce di aver raccolto informazioni da un sacerdote, secondo cui Angela sarebbe viva e si troverebbe in Turchia. A supporto della sua testimonianza, Trentinella diffonde anche una fotografia di una giovane donna che, secondo lei, potrebbe essere Angela. La Procura di Napoli apre un fascicolo, ma i successivi accertamenti, tra cui l’analisi della Polizia scientifica, stabiliscono che non ci sono compatibilità tra i tratti somatici della bambina scomparsa e quelli della giovane turca ritratta nell’immagine. Inoltre, l’uomo che la ragazza crede essere suo padre viene identificato, ma si scopre che non si tratta di Fahfi Bey, la persona inizialmente indicata, bensì di un altro soggetto che utilizza lo stesso numero di telefono.
La pista sembrava essersi esaurita, ma nel tempo sono emerse nuove segnalazioni. Nell’agosto 2024, Trentinella torna a parlare pubblicamente, sostenendo che sulla piccola isola turca di Buyukada si troverebbe oggi Angela Celentano, cresciuta e ignara delle sue vere origini, insieme a un uomo con una vistosa cicatrice sul collo, che lei ritiene essere il suo presunto padre. Secondo la giornalista, la conferma arriverebbe anche da rivelazioni fatte a un prelato in confessionale. «Quell’uomo esiste, io l’ho incontrato con un pretesto, ha una cicatrice sul collo. E Angela vive con lui», ha dichiarato Trentinella.
La decisione del gip: si prosegue con le verifiche
Nonostante nel 2023 la Procura di Napoli, con il pm della Dda Giuseppe Cimmarotta, avesse chiesto di archiviare nuovamente la pista per mancanza di riscontri oggettivi e risultati scientifici apprezzabili, il gip ha deciso diversamente. Il giudice Colucci ha ritenuto necessario prolungare le indagini e ha respinto l’archiviazione. La famiglia Celentano, assistita dagli avvocati Enrica Visconti e Luigi Ferrandino, è stata informata del nuovo sviluppo investigativo.
In questi anni la Procura ha ripetutamente sollecitato, senza esito, le autorità turche per ottenere risposte ufficiali, senza però ottenere risultati risolutivi. Le indagini sulla pista turca erano già state archiviate nel 2011, ma il materiale raccolto, comprese le testimonianze e gli elementi emersi nelle attività investigative parallele, ha continuato a mantenere vivo l’interesse attorno a questa possibilità.
Il dolore senza fine e la speranza della famiglia
Da quel giorno d’estate del 1996, quando Angela sparì tra i boschi del Faito durante una scampagnata, i genitori Catello e Maria Celentano vivono sospesi tra il dolore e la speranza. Le piste seguite in questi decenni sono state molte: presunti avvistamenti in Sud America, in Russia, in Italia, sempre smentiti dai test del Dna. La pista turca resta al momento l’unica ancora ufficialmente al vaglio della magistratura.
I nuovi approfondimenti si concentreranno proprio su quei tasselli irrisolti: la ragazza di Buyukada, l’uomo con la cicatrice, le segnalazioni indirette provenienti da ambienti religiosi. La speranza della famiglia, mai sopita, si lega ora alla possibilità che gli inquirenti possano chiarire, una volta per tutte, se Angela sia viva e se davvero si trovi in Turchia.
martedì, 24 Giugno 2025 - 10:19
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