Rubato nella Seconda guerra mondiale, restituito dopo 80 anni: il mosaico degli amanti riabbraccia Pompei


Per ottant’anni è rimasto ontano dalla sua terra, custodito in una casa privata in Germania. Ma ora il mosaico degli amanti, una scena erotica dai tratti raffinati, è tornato dove, verosimilmente, è nato: nell’area vesuviana, forse sul pavimento di una camera da letto di una domus dell’antica Pompei. Il frammento musivo, oggi restituito al Parco archeologico di Pompei e temporaneamente esposto all’Antiquarium, è stato rimpatriato lo scorso 16 settembre grazie a un’operazione coordinata tra i carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e il Consolato Generale d’Italia a Stoccarda. La cerimonia ufficiale di consegna è avvenuta questa mattina in presenza del generale di divisione Francesco Gargaro, comandante del Tpc.

Il dono della Wehrmacht e la memoria degli eredi

La storia di questo mosaico si intreccia con le ombre della Seconda guerra mondiale. Il pannello — che raffigura una scena erotica tra due amanti — fu donato a un cittadino tedesco da un capitano della Wehrmacht, l’esercito della Germania nazista, all’epoca addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia. Non è difficile immaginare che il pezzo sia stato trafugato durante il conflitto, in un’epoca in cui centinaia di opere d’arte italiane furono saccheggiate e trasportate all’estero. A decenni di distanza, gli eredi di quel cittadino, venuti a conoscenza del valore e della provenienza del mosaico, hanno contattato il Nucleo Tpc di Roma per restituire il reperto allo Stato italiano. I militari, dopo approfondite verifiche storiche e documentali, ne hanno confermato la probabile origine vesuviana e ne hanno promosso il rientro in patria attraverso un canale diplomatico ufficiale.

Il mosaico tra tutela, studio e nuova vita pubblica

Il mosaico è un manufatto musivo di alta qualità, presumibilmente parte del pavimento di un ambiente privato — una camera da letto o un cubicolo di piacere — in una villa romana. L’assenza di riferimenti precisi al contesto originario impedisce al momento un’attribuzione definitiva, ma la sua esposizione temporanea all’Antiquarium di Pompei consentirà sia la pubblica fruizione che ulteriori indagini scientifiche.

Il Parco archeologico di Pompei, attraverso il suo Ufficio Tutela Beni Archeologici, ha collaborato attivamente con i Carabinieri nella fase di riconoscimento e attribuzione del mosaico. La scelta di esporlo al pubblico è anche un gesto simbolico, che sottolinea l’impegno delle istituzioni italiane nella salvaguardia del patrimonio culturale e nel recupero delle opere trafugate.

Una storia di responsabilità e restituzione

«Questo mosaico non è solo un bene artistico – commentano dal Parco – ma anche una testimonianza del tempo, di ciò che è stato perduto e ora ritrovato grazie al senso di responsabilità di una famiglia e al lavoro delle autorità». «La riconsegna odierna conferma ancora una volta il grande impegno che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale profonde nella riacquisizione del patrimonio culturale nazionale impropriamente presente all’estero – ha dichiarato il fenerale Gargaro -. Questo lavoro viene quotidianamente svolto grazie ad una fitta rete di relazioni internazionali, consolidate negli anni, che ci consentono di poter operare con precisione e rapidità». «Ogni reperto depredato che rientra è una ferita che si chiude, per cui esprimiamo la nostra gratitudine al Nucleo tutela per il lavoro svolto – ha detto il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – La ferita non consiste tanto nel valore materiale dell’opera, quanto nel suo valore storico; valore che viene fortemente compromesso dal traffico illecito di antichità. Non conosciamo l’esatta provenienza del reperto e probabilmente non la conosceremo mai; faremo ulteriori studi e analisi archeometriche per accertarne l’autenticità, per ricostruire la sua storia fin dove possibile. Lo studio, la conoscenza e la fruizione pubblica del patrimonio sono i fiori di loto che crescono sul fango dei trafugamenti mossi dalla brama del possesso e dell’egoismo di chi sottrae reperti archeologici alla comunità».

martedì, 15 Luglio 2025 - 15:48
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