Carceri, l’Anm si schiera sul Ddl Giachetti: «Ok al testo, ma servono correttivi». E Maruotti aderisce allo sciopero della fame

Cella Carcere
di Manuela Galletta

Le riserve non mancano, ma la novità di questo metà luglio è che, al netto di qualche perplessità, l’Associazione nazionale magistrati si è schierata apertamente a favore della proposta di legge Giachetti sulla liberazione anticipata speciale. Pochi giorni fa il Comitato direttivo centrale dell’Anm ha licenziato un documento con il quale sì da «parere favorevole» al ddl Giachetti, pur con «opportuni ripensamenti e correttivi sui profili tecnici». Una mossa alla quale si aggiunge l’adesione, personale, di alcuni magistrati allo sciopero della fame a staffetta, promosso dall’avvocato Valentina Alberta e dal magistrato Stefano Celli, sempre a sostegno della pdl. Un passo in avanti, quello dei magistrati, accolto positivamente dal mondo dell’avvocatura, che si sente meno sola nella delicata battaglia della crisi strutturale delle carceri italiane e delle sue ripercussioni sulla vita dei detenuti. Nel suo documento l’Anm parla di situazione «drammatica» e riconosce riconosce alla proposta Giachetti il merito di individuare «alcune soluzioni efficaci e praticabili» capaci di offrire «immediato sollievo alla drammatica situazione in cui versano le nostre carceri». Il ddl Giachetti, secondo la valutazione dell’Anm, potrebbe agire non tanto sull’ingresso dei detenuti quanto «abbreviando la permanenza nei luoghi di detenzione e accorciando i termini per l’accesso a misure di esecuzione penale esterna». Un «rilevante segnale di attenzione» verso chi vive «condizioni molto lontane dai valori di umanità e dignità richiesti dalla Costituzione».

Ma il sindacato delle toghe non nasconde alcuni nodi critici. Si evidenziano «frizioni con il quadro costituzionale» e la necessità di garantire il coordinamento con normative più recenti. Il punto più delicato riguarda la proposta di affidare ai direttori degli istituti penitenziari la competenza ordinaria sugli sconti di pena: secondo l’Anm, ciò lederebbe la «riserva di giurisdizione» e creerebbe un vuoto di impugnabilità. «Simili compiti non possono che essere attribuiti alla magistratura di sorveglianza», si legge nel parere. Il ddl, chiarisce ancora l’Anm, «non è un indulto mascherato». La riduzione delle pene proposta, ancorata a comportamenti meritevoli e percorsi trattamentali individuali, rappresenta «un beneficio legato al merito», come già accadde nel 2013 con la liberazione anticipata speciale.

Il Comitato direttivo dell’Anm denuncia anche il vuoto lasciato dalla riforma del 2023, che — nelle intenzioni — avrebbe dovuto regolamentare la nuova liberazione anticipata e avviare percorsi alternativi per tossicodipendenti e malati psichiatrici. «È trascorso un anno, ma di regolamento e di nuovi percorsi in comunità non v’è traccia», osserva l’associazione, parlando di una riforma che ha «pasticciato» un istituto che finora aveva funzionato. E intanto il numero dei detenuti è cresciuto: «Da luglio 2024 il sovraffollamento carcerario è aumentato con 1.600 detenuti in più». Una crescita definita allarmante, di fronte alla quale — accusano le toghe — il Governo «risponde con nuovi reati, nuove aggravanti e maggiori pene, piuttosto che con misure concrete». Un’ulteriore preoccupazione riguarda lo stato della magistratura di sorveglianza: appena 250 magistrati su oltre 62.000 detenuti. «Una situazione drammatica e strutturale», scrive l’Anm, per la quale la risposta dev’essere non solo normativa, ma anche in termini di risorse e organici.

In conclusione, l’Anm ribadisce che «l’approvazione della proposta Giachetti» potrebbe rappresentare un primo passo concreto, se accompagnato dai necessari aggiustamenti tecnici. Il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, propone di «lanciare in tempi rapidi una raccolta di firme dei magistrati, degli avvocati e dei cittadini» da presentare al Governo come segnale forte e condiviso. Un’iniziativa che, dice, avrebbe «un fortissimo significato». 
Nel frattempo non mancano iniziative simboliche, anche se non condivise da tutti i magistrati. Il segretario generale dell’Anm Rocco Gustavo Maruotti ha reso di noto di avere aderito allo sciopero della fame a staffetta promosso dall’avvocato Valentina Alberta e dal magistrato Stefano Celli a sostegno della proposta di legge Giachetti. «Lo farò il 17 luglio», spiega Maruotti. Ma resta, al momento, una scelta personale.

mercoledì, 16 Luglio 2025 - 10:28
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