Le prossime ore potrebbero essere decisive nel centrodestra per sciogliere i nodi più intricati delle Regionali 2025. Oggi, mercoledì 16 luglio, è atteso un vertice cruciale a Palazzo Chigi: al tavolo siederanno Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), Matteo Salvini (Lega), Antonio Tajani (Forza Italia) e Maurizio Lupi (Noi Moderati). Obiettivo: chiudere il puzzle delle candidature del centrodestra in tutte le Regioni chiamate al voto in autunno. A partire dal Veneto, dove la Lega – già costretta a rinunciare a Luca Zaia, messo ko dal vincolo del doppio mandato – non intende cedere il passo e punta ad ottenere la possibilità di esprimere il candidato. «Ognuno avanza le sue pretese – ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini – noi riteniamo che il buon governo della Lega in Veneto sia noto in Europa, non solo in Italia». Poi l’affondo: «Squadra che vince non si cambia».
Il messaggio è chiaro: il Carroccio vuole blindare il Veneto, mentre in Campania Fratelli d’Italia vanta un diritto di prelazione e non intende ritirare il nome del sottosegretario Edmondo Cirielli, irritando Forza Italia che invece ritiene la Campania il proprio territorio naturale e dunque rivendica per sé il diritto a scegliere il candidato. In Puglia, intanto, la partita si preannuncia complessa, mentre in Toscana il centrodestra sembra vicino a una sintesi. Oggi, dunque, si cercherà di mettere dei punti fermi. Fonti di maggioranza confermano che il vertice si terrà in presenza, probabilmente tra le 13.30 e il pomeriggio, compatibilmente con gli impegni istituzionali di Tajani e Salvini. L’incontro sarà l’occasione per «scoprire le carte» e dare un volto alle sfide regionali.
Sul fronte opposto, anche il Pd accelera. Al Nazareno cresce l’attesa per l’incontro tra la segretaria Elly Schlein e il governatore uscente della Campania Vincenzo De Luca. Una riunione ancora senza data ufficiale, ma che nel partito si dà ormai per imminente e soprattutto necessaria per uscire dal pantano in cui i dem, e di rimando la coalizione di centrosinistra, sono rimasti intrappolati. Costretto dalla legge a non correrere per l’incarico di presidente della Regione per il raggiungimento dei limiti di mandato, De Luca ha puntato i piedi ponendo una serie di condizioni, a cominciare dal veto sulla candidatura a governatore di Roberto Fico (Movimento 5 Stelle). «Siamo al lavoro in tutte le sei Regioni che vanno al voto – ha dichiarato Schlein – per costruire alleanze più inclusive e più competitive, con l’unico obiettivo di costruire una prospettiva di speranza e di battere queste destre. Lo stiamo facendo assiduamente, giorno per giorno, sperando al più presto di chiudere in tutte le Regioni».
Anche in Toscana il clima è teso. La ricandidatura di Eugenio Giani non convince il Movimento 5 Stelle, lasciando la leader dem a gestire un equilibrio complicato. Eppure, il Pd non intende rinunciare all’unità del campo largo, considerata essenziale per contrastare il centrodestra. In Puglia, invece, sembra spianata la strada per la corsa di Antonio Decaro, mentre in Veneto prende corpo la candidatura di Giovanni Manildo.
Le Marche hanno già i loro sfidanti: Matteo Ricci, sostenuto dal Pd, sfiderà il governatore uscente Francesco Acquaroli (FdI).
Con sei Regioni chiamate al voto, l’imperativo resta uno: chiudere rapidamente, prima che le tensioni si trasformino in fratture insanabili. La partita è ancora aperta. E il tempo stringe.
mercoledì, 16 Luglio 2025 - 00:33
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