Carceri, Nordio: «10mila detenuti con diritto a misure alternative». Un milione di euro a Liguria per piano reinserimento


Il ministro della Giustizia Carlo Nordio lo ha ribadito anche ieri sera, confermando così quell’apertura tanto sperata e tanto attesa dal mondo dell’avvocatura: «Ci sono 10mila detenuti che potrebbero godere di questa soluzione alternativa ma bisogna vedere se hanno fatto la domanda, in quanti le hanno fatte e sono state respinte, quante sono state fatte e giacciono sul tavolo dei Giudici di Sorveglianza». Intervendo al Caffè della Versiliana, Nordio ha risposto a delle domande sulle carceri e in buona sostanza ha ribadito la volontà di affrontare il problema del sovraffollamento anche mettendo in campo misure detentive alternative alla detenzione in cella laddove ve ne siano le condizioni. «La legge c’è già e dice che se sei in procinto di terminare la pena e ti stai comportando bene hai diritto a chiedere una forma di detenzione modificata», ha ricordato. E, allora, ecco che l’ultima parola spetterà alla task force che il ministero della Giustizia ha deciso istituire per fare un punto sui 10.105 detenuti cosiddetti definitivi che sono potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere. La task force ha già attivato interlocuzioni con la magistratura di sorveglianza e con i singoli istituti penitenziari per favorire la definizione delle posizioni.

Nordio ha definito «diabolica» la possibilità di costruire nuove carceri: «Nessuno le vuole vicino casa, abbiamo tanti vincoli e solo per le autorizzazioni servono dieci anni. E poi mancano gli spazi». Il ministro ha quindi rilanciato l’ipotesi della riconversione delle ex caserme: «In Italia ce ne sono tante, solo dalle mie parti una decina. Alcune sono strutture compatibili per diventare carceri. A Grosseto abbiamo fatto un esperimento del genere. Ma anche se Crosetto me le desse domani mattina, servirebbero comunque 3-4 anni per superare i passaggi burocratici. Bisognerebbe intervenire legislativamente».

Nel frattempo il Ministero della Giustizia ha stanziato oltre un milione di euro per la Regione Liguria. Le risorse serviranno ad avviare percorsi di formazione, orientamento e housing sociale per persone sottoposte a misure penali esterne o in uscita dagli istituti penitenziari. Il progetto, sviluppato in collaborazione con il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e diretto da Gabriella De Stradis, punta a costruire un sistema integrato di inclusione lavorativa e residenziale temporanea per i detenuti privi di soluzione abitativa.

Ma la realtà quotidiana degli istituti penitenziari rimane critica. È quanto emerge da una visita della UIL Liguria, UILPA Polizia Penitenziaria e UILPA Liguria nel carcere di Marassi, a Genova. Attualmente la struttura ospita circa 650 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 550. Il personale operativo è di 250 agenti su 336 previsti. Preoccupano i dati sugli episodi di autolesionismo — due al giorno in media — e sul fronte delle aggressioni, con 50 casi da gennaio.

«Occorre allentare la pressione e implementare gli organici facendo formazione continua», affermano i segretari Riccardo Serri, Massimo Colombi e Fabio Pagani. «Chiederemo al prefetto di Genova un nuovo confronto per valutare l’applicazione dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario, per permettere ad alcuni detenuti di lavorare all’esterno o all’interno degli istituti. In autunno organizzeremo un incontro pubblico per individuare soluzioni concrete».

Il carcere, ha concluso il sindacato, non può restare un problema rinviato. L’obiettivo è alleggerire la pressione interna e garantire un sistema che rispetti la dignità della persona e favorisca il reinserimento.

giovedì, 17 Luglio 2025 - 20:42
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