
Il dolore e le polemiche. Due dimensioni che nella storia dell’incidente sul lavoro al rione Alto a Napoli, costato la vita a tre operai, si intrecciano, si incastrano, si muovono come un corpo solo. Perché non si può piangere senza dare sfogo alla rabbia, perché quanto accaduto ieri mattina all’esterno di quel palazzo all’angolo tra via Domenico Fontana e via San Giacomo de’ Capri non è stato il frutto di una fatalità.
Ieri mattina intorno alle 9:40 un pezzo di impalcatura che correva verticale allo stabile si è staccato, facendo ribaltare il montacarichi che era all’altezza del sesto piano e determinando la caduta dei tre operai che erano nel cestello (non agganciati) e che stavano raggiungendo il tetto dove avrebbero dovuto sistemare la guaina. Per Luigi Romano, Ciro Pierro e Vincenzo Del Grosso non c’è stato scampo: hanno fatto un volo di venti metri. La procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo, gli indagati sono per ora quattro (LEGGI QUI PER L’APPROFONDIMENTO SUL PUNTO). La procura nominerà a breve un perito affinché si stabiliscano le cause del cedimento della impalcatura in ferro e contestualmente si lavorerà sul fronte delle misure di sicurezza e sul rispetto del contratto nazionale di lavoro. È già emerso che solo Ciro Pierro era legato con un regolare contratto di lavoro alla ditta individuale assegnataria delle opere, mentre Romano e Del Grosso erano “in nero”. Circostanze che hanno alimentato il dolore e l’amarezza dei parenti delle vittime. Dolore e amarezza che sono rintracciabili nel post scritto dall’artista Pasquale Gragnaniello, fratello del più noto cantautore Enzo, che nella tragedia ha perso il cugino Enzo Del Grosso. «Queste morti sui posti di lavoro ci dovrebbero fare riflettere tutti – ha scritto Pasquale Gragnaniello su Facebook -. Lavorare con paghe che non arrivi nemmeno alla metà del mese, per arricchire Padroni e Ministri che si mantengono sulle spalle di chi rischia la vita ogni Giorno. Lavorare tutti, lavorare meno e lavorare in Sicurezza». Del Grosso abita al rione Sanità, viveva da solo e viveva di quel lavoro cominciato quando aveva appena 15 anni. Lascia un fratello, una sorella e il papà. Lascia una figlia, Manila, che vive con la madre dalla quale Del Grosso era separato da oltre dieci anni.
Sulla tragedia accaduta ieri mattina, intanto, proseguono le polemiche politiche. Per il consigliere regionale campano del Pd, Massimiliano Manfredi, ha «ragione il segretario della Uil Bombardieri quando dice che la patente a punti non produce effetti, che va istituito il reato di omicidio sul lavoro e che servono norme più stringenti e maggiore attenzione alla formazione e alla prevenzione. Condivido appieno questa linea e, se vogliamo porre fine a questa mattanza e smettere di contare i morti sul lavoro e di lavoro, facciamolo subito». Manfredi ha quindi lanciato un appello a tutte le forze politiche: «Mettiamo da parte le divergenze e discutiamo seriamente di cosa occorre davvero per invertire la rotta. Serve coraggio e responsabilità da parte di tutti. Dimostriamo che i diritti e le tutele sul lavoro sono più importanti delle bandiere di partito».
Contro la “patente a punti” si è scagliato anche Sandro Ruotolo della segreteria del Partito Democratico ed europarlamentare: «In Italia ogni sei ore muore un operaio sul lavoro. La Campania è maglia nera: 25 morti sul lavoro solo nei primi mesi dell’anno, terza regione in classifica. Lo diciamo da sempre: servono investimenti nella prevenzione. E prevenzione significa formazione, assunzioni regolari, contrasto alla precarietà. Prevenzione significa anche una Procura nazionale sul lavoro, più ispettori, controlli reali e continui nei cantieri. La cosiddetta “patente a punti”, sbandierata dopo la strage al cantiere Esselunga di Firenze, si è rivelata un fallimento. Un’altra illusione. I dati dell’Anmil parlano chiaro: nei primi cinque mesi di quest’anno gli infortuni mortali sul lavoro sono aumentati del 4,6%. E quante di queste morti si sarebbero potute evitare, se ci fossero state davvero le imbracature, i controlli, la volontà di tutelare le persone prima del profitto? La sicurezza non è un costo: è un diritto. Non possiamo più permettere che lavorare significhi rischiare la vita».
sabato, 26 Luglio 2025 - 17:41
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