Operai morti a Napoli, un 54enne oggi sulla sedia a rotelle: «Io, vittima di analogo incidente con la stessa ditta»

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Giuseppe Iaquinangelo, vittima di un incidente sul lavoro
di maga

Mentre la procura della Repubblica di Napoli è al lavoro per verificare se, nell’incidente al rione Alto che ha provocato la morte di tre operai, siano state rispettate le norme relative alla sicurezza sul lavoro, ecco che arriva in modo prepotente la storia di un uomo che in passato ha lavorato per la stessa ditta oggi al centro dell’inchiesta e che è rimasto paralizzato per un incidente provocato per la mancata osservanza delle regole di sicurezza proprio da parte di quella ditta. L’uomo si chiama Giuseppe Iaquinangelo, ha 54 anni ed è costretto su una sedia a rotelle, con problemi neurologici. Accompagnato dalla moglie, dall’avvocato Giovanna Iodice e dal deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli, Iaquinangelo ha incontrato ieri mattina i giornalisti proprio in via Domenico Fontana, davanti a quello stabile dove venerdì mattina una impalcatura ha ceduto staccandosi dal muro, determinando il ribaltamento del montacarichi che stava salendo verso il tetto e la caduta dei tre operai che avrebbero dovuto sistemare la guaina.

Nel 2015 Iaquinangelo era operaio della ditta di Vittorio Pietroluongo, lo stesso piccolo imprenditore edile che ha preso in carico i lavori nello stabile al Rione Alto e per il quale lavoravano Ciro Pierro, Luigi Romano e Vincenzo Del Grosso morti venerdì mattina. Insieme ad altri colleghi si trovava su un ponteggio mobile perché stavano lavorando alla facciata di uno stabile in via Iannelli: Iaquinangelo cadde da quel ponteggio riportando le gravi lesioni che gli hanno cambiato la vita: rimase tre mesi in coma, otto in ospedale. «Mi ricordo che eravamo in 4-5 operai – dice Iaquinangelo – e c’era una sola protezione, cosa dovevamo fare, non ce la mettevamo. Ma non c’erano comunque, zero».

La telecamera di una banca riprese un altro operaio mentre sistemava le protezioni sul ponteggio: accadde dopo l’incidente, con Iaquinangelo appena arrivato in ospedale. Un chiaro tentativo di provare a nascondere le responsabilità sulla mancata osservanza delle misure di sicurezza. Quel dipendente finì sotto inchiesta insieme a Pietroluongo. Vi fu pure una sentenza in primo grado (emessa dal giudice monocratico Cristiana Sirabella), con la condanna di Pietroluongo – nel 2022 – a sei mesi di reclusione pena sospesa per lesioni colpose riconducibile al «mancato controllo del rispetto delle regole cautelari e dell’uso dei dispositivi di protezione individuali». Non si riuscì, invece, a provare che Pietroluongo avesse ordinato di “sistemare” le protezioni dopo l’incidente. Tant’è: il 21 settembre del 2023 i giudici della Corte d’Appello di Napoli dichiararono il reato prescritto e Pietroluongo vide concludere il processo a suo carico senza una condanna. «Presenterò una proposta di legge per eliminare la prescrizione dei reati legati alla sicurezza nei cantieri edili», ha commentato Borrelli.

Oggi la Procura di Napoli – che procede per omicidio colposo plurimo – affiderà gli incarichi ai periti tecnici e medici con la notifica degli avvisi di garanzia ai quattro indagati, l’amministratore di condominio, il coordinatore della sicurezza, il titolare della ditta per la quale lavoravano gli operai e quello della società che ha noleggiato all’impresa la verticale che si è rotta. Il rispetto delle normative di sicurezza, tra cui il corretto montaggio del cestello sul quale si trovavano gli operai, la mancata presenza di caschi e cinture addosso agli operai, la posizione lavorativa irregolare di due dei tre lavoratori sono tra gli elementi al centro delle indagini. Successivamente saranno effettuate le autopsie così da poter consentire lo svolgimento dei funerali. I comuni di Arzano e Calvizzano, dove risiedevano rispettivamente Luigi Romano e Ciro Pierro, hanno proclamato il lutto cittadino per il giorno delle esequie. In una nota l’avvocato Giovanni Fusco, legale della ditta proprietaria dell’impianto montacarichi da cui sono precipitati i tre operai deceduti mentre erano al lavoro ribadisce che «l’impresa del signor Napolitano ha solo noleggiato il montacarichi alla società che stava effettuando i lavori. Quest’ultima si è occupata dell’installazione e quest’ultima doveva delegare un responsabile della sicurezza, deputato a tenere sotto controllo il rispetto di tutte le norme prevista dalla legge. Il signor Napolitano non ha mai avuto problemi con la giustizia di nessun genere, né tanto meno i suoi macchinari hanno mai avuto problemi».

lunedì, 28 Luglio 2025 - 11:52
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