Il Senato salva Sangiuliano dall’inchiesta sulla “chiave d’oro” di Pompei data a Boccia, lei rischia il processo per stalking

Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia
di Lisa Simeone

La chiave d’oro della città di Pompei che il sindaco Carmine Lo Sapio aveva regalato all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e che poi sembrava essere sparita? Ce l’aveva Maria Rosaria Boccia e ce l’aveva lei perché gliel’aveva donata proprio il ministro. È quanto viene fuori dagli atti depositati dal Tribunale dei ministri alla Giunta per le immunità di Palazzo Madama per sostenere la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Sangiuliano per il reato di peculato. Già, per via di quella “chiave d’oro” – ricevuta in regalo il 23 luglio 2024 durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria e poi ripagata mesi dopo con due bonifici per complessivi 12mila euro – Sangiuliano è finito sotto inchiesta. Solo che, essendo lui esponente del Governo, era necessario il via libera del Parlamento per dare seguito all’indagine. Lo stop è arrivato nella votazione di ieri: in 112 hanno espresso il proprio no all’autorizzazione a procedere nei confronti di Sangiuliano, ritenendo «il perseguimento del preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo». Solo in 57 hanno votato in senso contrario.

«Abbiamo votato convintamente per il diniego alla richiesta di autorizzazione a procedere, perché di una sola cosa il ministro Sangiuliano è effettivamente colpevole: di aver promosso una riforma di sistema degli orizzonti culturali che l’Italia attendeva da decenni, di aver realizzato la sublimazione del merito contro la mediocrità delle conventicole e di aver interrotto un sistema di elargizioni per irrorare di denari pubblici cordate di profittatori», ha detto il senatore Sergio Rastrelli, capogruppo di Fratelli d’Italia nella Giunta per le Immunità a margine del suo intervento nell’aula del Senato. «Con tutta evidenza – ha concluso – Gennaro Sangiuliano è colpevole, solo ed esclusivamente, di essere un uomo probo, e libero».

Non così per l’opposizione: la tesi sostenuta dalla maggioranza, «è una tesi fantasiosa, qui si parla di appropriazione ed utilizzazione personale di un bene, non di attivita’ ministeriale o di visibilità internazionale di Pompei. L’atto contestato è personale, privo di connessione diretta con una scelta politica o amministrativa. Parliamo di una evidente utilità privata. Peraltro, ad oggi sembra che la chiave sia in possesso di una persona che non è l’ex ministro Sangiuliano, dov’è l’interesse pubblico perseguito? Se l’ex Ministro ritiene di aver agito con correttezza, è lui stesso che dovrebbe sollecitare il processo per chiarire la propria posizione. Sottrarsi al giudizio equivale a ledere il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge», ha sostenuto la pentastellata Ketty Damante.

Se Sangiuliano scansa il processo, Maria Rosaria Boccia invece rischia di finire sul banco degli imputati. La donna che ha provocato le dimissioni di Sangiuliano da ministro della Cultura ha ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari con in calce il reato di stalking ai danni di Sangiuliano, nonché di lesioni, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione. Tra i vari capi di imputazione c’è anche un capitolo relativo a false dichiarazioni nel curriculum che Boccia aveva redatto per l’organizzazione di eventi. Nel procedimento risultano parti offese Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di gabinetto del dicastero, Francesco Gilioli. Il procedimento era stato avviato dopo l’esposto di Sangiuliano arrivato poche settimane dopo il caso esploso intorno alla mancata nomina dell’imprenditrice a consigliera del Mic. Secondo la Procura di Roma, l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia avrebbe posto in essere una serie di comportamenti vessatori e persecutori nei confronti dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, con cui aveva intrattenuto una relazione extraconiugale. I magistrati, nel capo d’imputazione per stalking, parlano di «condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale rivolte verso Sangiuliano – con cui intratteneva una relazione affettiva extraconiugale e anche successivamente alla definitiva rottura dei rapporti – cagionava nello stesso un perdurante e grave stato di ansia e paura che si estrinsecava in un forte stress, un notevole dimagrimento, pensieri suicidi, modo tale da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita, compromettendone la figura pubblica, inducendolo a rassegnare le dimissioni dalla carica istituzionale».

Gli inquirenti ricostruiscono un clima di forte pressione psicologica da parte della donna, che avrebbe chiesto inizialmente «in modo velato e poi sempre più esplicito» di ottenere un incarico fiduciario all’interno del Ministero, così da poter giustificare la propria presenza quotidiana negli uffici. Parallelamente, avrebbe messo in atto comportamenti tesi a isolare Sangiuliano dai suoi collaboratori più stretti, screditandoli e avanzando richieste continue di essere informata sui colloqui istituzionali e sulle attività del suo staff.

Nel fascicolo si parla anche di controlli invasivi sul cellulare dell’allora ministro. Boccia avrebbe rivolto al compagno «plurime pressanti richieste di consegnarle il telefono cellulare, utilizzato dal Sangiuliano anche per i contatti istituzionali, per ispezionarlo, anche pretendendo la consegna di password o comunque lo sblocco delle applicazioni o, in alternativa, di consentirle indiscriminato accesso da remoto». La donna, stando sempre agli atti dell’accusa, avrebbe imposto all’ex ministro di togliere la fede nuziale «quantomeno a partire dall’11 giugno del 2024», arrivando infine a sottrargliela.

Tra gli episodi elencati dalla Procura vi sono messaggi social e comportamenti considerati ritorsivi. Nell’agosto 2024, Boccia avrebbe pubblicato su Instagram la frase: «Ricordati che la vita è come un ristorante: nessuno se ne va senza pagare», che per i magistrati aveva uno scopo punitivo, legato al fatto che Sangiuliano si fosse recato in visita ufficiale in Egitto con la moglie. L’indagata avrebbe inoltre costretto l’uomo a dormire in un bed and breakfast da solo, imponendogli cosa mangiare e obbligandolo a mentire alla coniuge, alla quale doveva raccontare di essere in viaggio a Napoli.

Il 3 agosto 2023, dopo che Sangiuliano si era rifiutato di firmare un patto di riservatezza richiesto da Boccia e di recarsi a Napoli, la donna avrebbe postato online – senza il suo consenso – foto del ministro in costume a Positano e scatti che li ritraevano insieme al concerto dei Coldplay allo Stadio Olimpico. Secondo l’accusa, avrebbe poi chiesto la rimozione delle immagini solo in cambio di una visita a Napoli, dettando tempi e modalità del viaggio. L’8 agosto, infine, avrebbe simulato un malore legato a una presunta gravidanza – risultata poi inesistente – affermando di essersi recata al Policlinico Gemelli per accertamenti, mentre in realtà non vi era mai andata. Oltre all’accusa di stalking, Boccia deve rispondere anche di lesioni personali aggravate: nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2023, a Sanremo, avrebbe ferito alla testa Sangiuliano colpendolo durante una lite. La lesione fu poi documentata dall’ex ministro stesso attraverso una fotografia.

giovedì, 31 Luglio 2025 - 08:52
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