Il giallo di Bagheria: Simona, 20 anni, morta in piscina durante un party. I genitori: nessuno parla, scena ripulita

Simona Cinà, morta durante una festa in piscina a Bagheria
di Marco Cesario

Quando qualcuno si è accorto di quel corpo che galleggiava immobile a pancia in su era già troppo tardi: Simona Cinà, giocatrice di pallavolo e appena 20enne, è morta intorno alle 4 di sabato 2 agosto non si sa come o perché nella piscina di una casa privata a Bagheria, in provincia di Palermo. È morta mentre a bordo piscina un gruppo nutrito di ragazzi – si stimano 80 persone – festeggiava, parlava, beveva, cantava. È morta mentre tutto intorno la vita scorreva indifferente e adesso nessuno di quelli presenti sa dire o vuole dire qualcosa su cosa è accaduto Simona.

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La procura della Repubblica di Termini Imerese ha aperto un fascicolo di inchiesta per omicidio colposo e procede, per ora, contro ignoti. I genitori della giovane e la sua sorella gemella sono da due giorni in televisione, senza ormai più lacrime, a lanciare appelli affinché qualcuno si faccia avanti e aiuti loro a capire cosa è accaduto a Simona. Perché in questa storia c’è un protagonista odioso: l’omertà, il timore di parlare. All’arrivo dei soccorsi, l’area dove si stava svolgendo la festa privata organizzata da due neo-laureati (la piscina e un piccolo patio) era stata evidentemente ripulita: i carabinieri non hanno trovato neppure una bottiglia, le bevande fatte sparire e in sacchi di plastica erano state lasciate delle bottigliette di acqua. Inverosimile. Così questa circostanza si è tirata dietro altri interrogativi, altri sospetti.

A dare voce ai dubbi è l’avvocato Gabriele Giambrone, legale della famiglia di Simona Cinà: «Ci sono troppe cose che non tornano. Nessuno per molto tempo si è accorto che Simona era in acqua morta. Eppure la piscina è piccola e la villa era piena di giovani. Poi la ragazza aveva la faccia in su. Se fosse caduta in acqua non l’avrebbero trovata in quella posizione. E anche ammettendo che si sia sentita male mentre era in piscina, come mai nessuno ha visto il cadavere?». L’autopsia potrà chiarire le cause del decesso e dare una direzione alle indagini: la procura affiderà oggi l’incarico al perito. Nel frattempo a uno dei ragazzi presenti alla festa è stato prelevato il Dna: nella villa sono state trovate delle tracce di sangue, ma il giovane ha raccontato di essersi ferito dopo avere dato un calcio per la rabbia per la morte di Simona. «Voglio sapere perché è morta», ha detto ieri la madre Giusy Corleone. E il padre Luciano Cinà: «Voglio chiarezza sulla sua fine».

«C’erano solo bottiglie d’acqua, la piscina era pulita, nessuno ci ha avvisati, è stata mia moglie a chiamare per avere notizie su mia figlia. Dov’è finito l’alcool? – si chiede l’uomo non riuscendo a trattenere le lacrime – Simona era una sportiva, era un pesce in acqua. Vogliamo sapere cosa è successo». Anche i fratelli di Simona, la gemella Roberta e il primogenito Gabriele, puntano il dito sulle «cose che non tornano». «Era una festa di laurea – dicono – ma non abbiamo visto la torta, non abbiamo trovato alcolici. Quando siamo arrivati i ragazzi erano tutti bagnati, in silenzio. Non abbiamo trovato i vestiti di mia sorella, ma soltanto le scarpe». La ventenne era a bordo piscina con indosso soltanto un bikini. «Non vogliamo puntare il dito su nessuno – aggiungono i due ragazzi – non vogliamo dire alcunché di affrettato, ma sicuramente c’è qualcosa che non va. Conoscevamo Simona e non era un tipo da annegare in piscina. Faceva surf, faceva tante cose, tanti sport nell’acqua che è impossibile che non avesse saputo gestire una situazione di acqua profonda». Qualcuno ipotizza che alla festa sia girata della droga ma i fratelli di Simona si dicono sicuri che la questione non riguardi lei. «Ce lo siamo chiesto, abbiamo pensato che forse qualcuno ha messo qualcosa nel bicchiere di nostra sorella».

Ma, precisano, «siamo certi che Simona non avrebbe mai preso qualcosa volontariamente, lei era salutista, si controllava periodicamente e le società dove giocava chiedevano sempre certificati medici». Dunque, l’autopsia: il medico legale è il solo che potrà fornire delle prime chiare risposte, che potrà dire cosa è accaduto a Simona tra le 3.20 – quando una sua amica l’ha saluta ed è andata via – e le 4.10, quando sono stati chiamati i soccorsi. «Simona Cinà era una ragazza solare – è il ricordo di Paolo Di Maggio presidente Acds Capacense Volley -, amava la pallavolo. Ha giocato nella nostra società fino allo scorso anno. Per lei la pallavolo era tutto. Ha insegnato anche a tanti bambini. Siamo distrutti per la notizia”. “Si è fermata lo scorso anno perché doveva fare un anno di Erasmus in Spagna andando anche a trovare il fratello – aggiunge il presidente – la ricordiamo con tanto affetto. Era una giovane assennata che amava lo sport e si impegnava molto. Partecipava anche a diversi tornei di beach volley in estate. Una grande perdita».

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lunedì, 4 Agosto 2025 - 09:21
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