Il Viminale salva il Comune di Pomigliano d’Arco dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose ma affonda la sua gestione

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Il Comune di Pomigliano d'Arco
di Laura Nazzari

Il Comune di Pomigliano d’Arco non va sciolto per infiltrazioni camorristiche ma deve correggere le «criticità» e le «disfunzioni amministrative emerse in sede di accesso ispettivo» perché esse «potrebbero eventualmente favorire forme di condizionamento anche di matrice criminale».

È un provvedimento con più ombre che luci il decreto con il quale il ministero dell’Interno consente all’attuale amministrazione comunale, retta dal sindaco Lello Russo, di proseguire il suo cammino. Nelle due pagine di decreto, infatti, il Viminale rileva l’esistenza di ampie zone d’ombra gestionali che adesso obbligano il primo cittadino a cambiare rotta e a relazionare tra quattro mesi il prefetto di Napoli sulle attività del Comune: uno scenario che di fatto oscura la pur buona notizia, per Russo e i suoi, di avere scansato la macchia dello scioglimento per infiltrazione camorristica. Le indagini condotte dalla commissione d’accesso, ha rilevato il ministero, «non hanno fatto emergere nei confronti dell’amministrazione comunale elementi su cui si possa ritenere provato un giudizio di sussistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata né un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi atta a compromettere in maniera sostanziale l’attività e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati».

Tuttavia, ha incalzato il ministero dell’Interno, «dagli elementi informativi e documentali tratti dall’attività ispettiva sono emerse ripetute irregolarità amministrative e disfunzioni gestionali che denotano una generale scarsa osservanza dei precetti di buon andamento e correttezza dell’azione amministrativa, circostanze queste che potrebbero eventualmente favorire forme di condizionamento anche di matrice criminale». Come dire: il pericolo di un condizionamento malavitoso non è scampato.

Il Viminale ha dunque indicato al Comune di Pomigliano d’Arco un percorso preciso per rafforzare la trasparenza e prevenire infiltrazioni criminali. In particolare, si chiede di «predisporre puntuali direttive in materia di verifiche, controlli antimafia e utilizzo della banca dati nazionale antimafia, soprattutto per quanto riguarda gli affidamenti di lavori e servizi pubblici». Tra le indicazioni, anche l’obbligo di «assicurare la regolare tenuta e aggiornamento dell’albo dei fornitori di lavori e servizi pubblici, al fine di salvaguardare i principi di trasparenza, rotazione e parità di trattamento», e di «rafforzare l’attività di controllo in materia di rilascio delle autorizzazioni commerciali da parte del Suap». Il Ministero chiede inoltre di «adeguare gli strumenti regolamentari, con particolare riferimento alle procedure assunzionali, anche per garantire la necessaria rotazione degli incarichi nelle commissioni aggiudicatrici», oltre che di «predisporre linee guida per un’ottimale gestione del patrimonio comunale e dei beni confiscati alla criminalità organizzata».

Infine, il Comune dovrà «dare puntuale attuazione alle pronunce del giudice amministrativo in materia di riorganizzazione degli uffici, potenziando i servizi di controllo e vigilanza, con particolare riferimento alle attività dell’ufficio tecnico e della polizia locale, nell’ottica di una maggiore efficacia dell’attività di prevenzione». Il sindaco, sottolinea il decreto, dovrà comunicare entro quattro mesi al prefetto di Napoli una relazione dettagliata sulle azioni intraprese. Sarà poi il prefetto, a sua volta, a riferire al Ministero dell’Interno per le valutazioni finali.

Le osservazioni del Viminale non sono proprio una boccata d’ossigeno per Russo, ma assomigliano più a una spada di Damocle sulla testa del Comune. Il sindaco però vede il bicchiere mezzo pieno, anzi pienissimo e in una nota stampa ha dichiarato: «Oggi è stato finalmente restituito l’onore e la dignità che la Città di Pomigliano d’Arco, la sua Amministrazione Comunale e l’intero Consiglio Comunale meritano. Il decreto del Ministero dell’Interno che sancisce il non scioglimento per infiltrazioni camorristiche certifica, nero su bianco, ciò che abbiamo sempre sostenuto con fermezza, a testa alta e senza esitazioni: in questo Comune non è mai esistita alcuna forma di collusione con la criminalità organizzata. La camorra non ha mai avuto cittadinanza in questo Palazzo. E mai l’avrà». «Nonostante il fango gettato da alcune forze di opposizione – ha aggiunto Russo – che hanno tentato di infangare il buon nome della nostra città, la verità è emersa con chiarezza grazie al lavoro della Commissione d’accesso, al Prefetto di Napoli e al Ministro dell’Interno. Oggi Pomigliano riceve un sigillo di legalità. Questo decreto rappresenta non solo una vittoria dell’istituzione comunale, ma un atto di giustizia nei confronti di un’intera comunità che ha sempre dimostrato integrità e trasparenza. Le falsità, le voci e le illazioni – ha concluso il sindaco – vengono finalmente messe a tacere. Andiamo avanti, con ancora maggiore determinazione, al servizio dei cittadini e come sempre nel pieno rispetto della legalità».

Critici, invece, la vicepresidente del Consiglio regionale della Campania Valeria Ciarambino, che è di Pomigliano d’Arco, e il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli. Per Ciarambino le motivazioni del Viminale «non sono propriamente una lode a chi amministra la città». «L’amministrazione comunale sarà ora costretta ad adeguarsi alle prescrizioni assegnate dal Ministero in termini di ripristino della trasparenza e della legalità, e soprattutto dovrà dare puntuale attuazione alle pronunce del Tar in materia di riorganizzazione degli uffici, con particolare riferimento alle attivita’ dell’ufficio tecnico e della polizia locale – ha aggiunto Ciarambino -. Resta tutta la preoccupazione e l’amarezza sul piano politico per una citta’ da troppo tempo al centro delle cronache per eventi negativi». Più duro Borrelli, per il quale « i festeggiamenti del sindaco e le affermazioni di restituito onore alla città sono fuori luogo. Purtroppo proprio questa amministrazione a nostro avviso ha profondamente danneggiato l’immagine e l’onore dei cittadini di Pomigliano. Dagli elementi emersi ci sarebbe solo da vergognarsi». «Vedremo se in 4 mesi – ha sottolineato Borrelli – riusciranno a modificare l’andazzo e il funzionamento dell’ente. In ogni caso abbiamo chiesto al Ministro la relazione degli ispettori e chiederemo come mai dalla consegna degli atti al decreto sia passato così tanto tempo. Questo decreto infatti appare troppo cerchiobottista. Da una parte demolisce l’amministrazione di Pomigliano, dall’altra però non la commissaria. Con questa nuova procedura si è creato un precedente che ci auguriamo non sia legato all’appartenenza politica degli amministratori o al tempo che ci separa dalle regionali (meno di 4 mesi)».

Gli unici a sperticarsi in lodi del sindaco Russo sono Felice Iossa, esponente della direzione nazionale Psi e responsabile Mezzogiorno del partito, ed Enzo Maraio, segretario nazionale Psi. Iossa, tra le altre cose, ci ha tenuto a sottolineare che il sindaco «è una persona onesta, un presidio di legalità e valori civici, che non ha mai avuto nulla a che fare con la camorra» e auspica che «da ora in avanti il dibattito pubblico e il confronto politico possano liberarsi dal peso delle polemiche strumentali e delle derive faziose, per concentrarsi finalmente sulle reali esigenze della comunità e sul futuro della città». Maraio parla, invece, di «risultato che premia il lavoro svolto con impegno e senso delle Istituzioni. Ora continui il lavoro, senza polemiche, nella normale dialettica politica». Nessun riferimento però a quelle “criticità” che secondo il Viminale sarebbero proprio lo specchio di un lavoro svolto di cui, emerge dal documento, non ci sarebbe da andare fieri.

mercoledì, 6 Agosto 2025 - 20:07
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