È morto a 85 anni Vladimiro Zagrebelsky, giurista di fama internazionale, già giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, magistrato, docente e fratello maggiore di Gustavo, presidente emerito della Corte costituzionale. Il decesso è avvenuto nel tardo pomeriggio di martedì 5 agosto, nella sua casa di villeggiatura a Gressoney-La-Trinité, in Valle d’Aosta, a seguito di un malore.
Figura centrale del diritto italiano ed europeo dell’ultimo mezzo secolo, Zagrebelsky ha coniugato rigore tecnico e impegno civile, animato da una visione costituzionale della giustizia e da una cultura giuridica aperta all’Europa e al mondo.
Il cordoglio della Valle d’Aosta e della comunità di Gressoney
La Presidenza della Regione autonoma Valle d’Aosta e l’Amministrazione comunale di Gressoney-La-Trinité hanno espresso in una nota «profondo cordoglio» per la scomparsa di una «figura di riferimento nel panorama giuridico italiano ed europeo», ricordando come Zagrebelsky abbia dedicato la sua vita «alla tutela dei diritti fondamentali e alla difesa dei principi dello Stato di diritto, unendo rigore intellettuale, coerenza etica e impegno civile».
Il giurista era legato da molti anni a Gressoney-La-Trinité, «paese della Valle del Lys che considerava casa, e dove aveva instaurato profondi rapporti di amicizia con la comunità locale». «Alla sua famiglia, al fratello Gustavo, ai suoi colleghi e a quanti ne hanno apprezzato l’opera e la levatura morale, giungano le più sentite condoglianze dall’Amministrazione regionale, dal Comune e dall’intera comunità valdostana», conclude la nota.
Il sindaco Alessandro Girod ha aggiunto: «Come amministrazione comunale ci uniamo profondamente al cordoglio della famiglia. Siamo profondamente addolorati per questa perdita».
Il ricordo della magistratura italiana
Anche l’Associazione nazionale magistrati, attraverso la Giunta esecutiva centrale, ha voluto onorare la memoria di Zagrebelsky: «Figura di straordinaria levatura giuridica, culturale e morale, giurista rigoroso, uomo dal profondo senso delle istituzioni, ha rappresentato per anni una voce autorevole e lucida nel dibattito pubblico, richiamando con forza il valore costituzionale della giurisdizione. Ha, fino all’ultimo, ribadito il dovere della magistratura di garantire tutela effettiva anche a diritti in continua evoluzione e alle libertà fondamentali, nel rispetto dei principi democratici e senza protagonismi. Alla sua memoria va il nostro commosso omaggio. Il suo insegnamento resta guida preziosa per chi ogni giorno è chiamato ad amministrare la giustizia».
Una carriera tra magistratura, istituzioni e Europa
Nato a Torino il 25 marzo 1940, laureato in Giurisprudenza nel 1963, Vladimiro Zagrebelsky entrò in magistratura nel 1965, esercitando a lungo a Torino sia come giudice che come pubblico ministero. Fu presidente della Corte d’Assise (1987-1990) e procuratore della Repubblica presso la Pretura torinese (1991-1994).
Due volte eletto al Consiglio Superiore della Magistratura (1981-1985 e 1994-1998), si distinse per equilibrio, indipendenza e competenza. Dal 1998 al 2001 fu alla guida della Direzione generale dell’organizzazione giudiziaria e dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, e presiedette una commissione ONU a Vienna dedicata alla prevenzione del crimine e alla giustizia penale.
Il 2001 segnò la svolta internazionale: l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa lo elesse giudice italiano alla Corte europea dei diritti dell’uomo, incarico che mantenne fino al 2010. A Strasburgo contribuì in modo determinante allo sviluppo della giurisprudenza in materia di diritti fondamentali, firmando sentenze e opinioni che hanno lasciato un segno profondo, soprattutto sui cosiddetti “casi strutturali” capaci di influire concretamente sugli ordinamenti nazionali.
L’impegno culturale e scientifico
Terminato il mandato a Strasburgo, non abbandonò mai la scena culturale. Dal 2010 al 2024 ha diretto il Laboratorio dei Diritti Fondamentali presso il Collegio Carlo Alberto di Torino, centro di ricerca che ha unito riflessione accademica, formazione e dibattito pubblico. Per oltre un decennio è stato editorialista de “La Stampa”, con articoli densi e rigorosi sui temi della giustizia, della costituzione e dei diritti.
Insegnò anche all’Università della Valle d’Aosta, negli anni 2009 e 2010, condividendo la sua esperienza con gli studenti della Facoltà di Scienze Politiche, allora in carica come giudice della Corte di Strasburgo, accanto a personalità come Luciano Violante e Guido Neppi Modona.
Autore di numerosi studi, ha pubblicato, tra gli altri, “Reato continuato” (1970, 1976), “Lesioni e percosse” (1980), “Diritti dell’Uomo e Libertà Fondamentali” (2006-2008, con M. de Salvia), “Manuale dei diritti fondamentali in Europa” (2016-2022, con R. Chenal e L. Tomasi) e il “Commentario breve alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo” (2012).
Nel 2010 gli fu conferito il titolo di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana. Era socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino e membro di numerosi comitati scientifici.
Una voce lucida e coerente
Con Vladimiro Zagrebelsky scompare non solo un giurista di eccezionale competenza, ma anche una voce lucida e coerente nel panorama pubblico italiano, capace di unire tecnica giuridica e passione civile. La sua eredità intellettuale e morale resta patrimonio di chiunque creda nella giustizia come strumento di libertà e uguaglianza.
giovedì, 7 Agosto 2025 - 00:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA














