La realizzazione del Ponte sullo Stretto è un po’ meno sogno e un po’ più realtà. Il Cipess (acronimo di Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile), – organo collegiale del Governo italiano che ha il compito di valutare e approvare progetti strategici di investimento pubblico, con particolare attenzione alle infrastrutture e alla sostenibilità – ha infatti dato il via libera al progetto esecutivo del ponte sospeso più lungo al mondo, insieme a un ampio pacchetto di opere complementari che rivoluzioneranno la mobilità tra Sicilia e Calabria. I primi cantieri dovrebbero aprire già in autunno e mentre il taglio del nastro è previsto tra 7-8 anni. Sarà «il ponte a campata unica più lungo del mondo», annuncia soddisfatto il vicepremier e titolare delle Infrastrutture Matteo Salvini. «Una tappa fondamentale dell’azione di questo Governo», afferma la premier Giorgia Meloni. Ad occuparsi della realizzazione della monumentale opera sarà Webuild, il gruppo leader di Eurolink che ha divulgato un video che mostra come sarà il Ponte sullo Stretto (video).
Il Ponte come fulcro di un sistema integrato
L’opera si presenta come una delle più ambiziose sfide ingegneristiche del Paese: una campata unica di 3,3 chilometri, sorretta da due piloni di 400 metri posizionati sulle sponde dello Stretto. Il progetto prevede tre corsie per ogni senso di marcia e due binari ferroviari.
Ma non solo. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato anche la nascita della “metropolitana dello Stretto”, un sistema ferroviario metropolitano con tre nuove fermate sul versante messinese, pensato per servire pendolari, lavoratori e studenti in un’area che conta circa 400mila residenti. Un’infrastruttura strategica – ha affermato il ministro – che coinvolgerà “aziende di tutta Italia” e che punta a diventare “un acceleratore di sviluppo per il Sud”. Sul fronte della legalità, Salvini ha assicurato che la guardia sarà altissima: «Siamo schierati h24 contro ogni rischio di infiltrazione mafiosa».
Importanti anche i vantaggi per i viaggiatori: i tempi di percorrenza si ridurranno sensibilmente – promette – con stime di un’ora e mezza per le auto e due ore e mezza per i treni. Quanto ai costi, la società Stretto di Messina ipotizza «una tariffa base per le auto inferiore ai 10 euro», con agevolazioni previste per chi effettuerà viaggi frequenti. Una cifra che, secondo la società, risulta «nettamente inferiore agli attuali costi di attraversamento». Tuttavia, non mancano le critiche: il Codacons fa notare che, rispetto al resto della rete autostradale nazionale, si tratta comunque di un aumento significativo, stimando un rincaro del “3.540%”.
Il Ponte sarà il cuore di un sistema infrastrutturale integrato: oltre 40 km di nuove strade e ferrovie, tre stazioni ferroviarie sotterranee, una decina di viadotti e numerose gallerie, oltre a un centro direzionale all’avanguardia. Queste opere complementari cambieranno radicalmente la mobilità delle due sponde, connettendo il collegamento stabile sullo Stretto alla direttrice ferroviaria Palermo–Catania–Messina in Sicilia e alla futura linea AV/AC Salerno–Reggio Calabria sul versante calabrese.
Le reazioni politiche
Soddisfatta la maggioranza, che parla di opera “storica”, con FI compatta a ricordare il “sogno” di Berlusconi. Ma dalle opposizioni alle associazioni c’è grande preoccupazione. «Un vero e proprio azzardo», lo definiscono le sigle ambientaliste. «Un colossale spreco di soldi», aggiunge Angelo Bonelli di Avs che ha già presentato un ricorso all’Ue. «Sottrae soldi a infrastrutture necessarie», aggiunge il leader M5s Giuseppe Conte. «L’opera andrà a stravolgere interi territori», avverte il Pd. E infatti da Villa San Giovanni sale l’allarme della sindaca: «È a rischio la sopravvivenza della città». Sulla sponda opposta, invece, il sindaco di Messina parla di «tappa importante». Divisi anche i sindacati, con la Cgil che parla di «scelta sbagliata» e la Cisl di «occasione storica».
Salini: «Una nuova stagione di visione, coraggio e fiducia»
«Oggi l’Italia dimostra ancora una volta di saper fare squadra, con un mega progetto trasformativo per tutto il Paese. L’approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina da parte del Cipess segna l’inizio di una nuova stagione di visione, coraggio e fiducia nelle capacità dell’industria italiana e di tutto il comparto produttivo del settore infrastrutturale», ha dichiarato Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild.
«Siamo particolarmente orgogliosi di essere parte dell’impresa del Ponte, fortemente voluta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Governo italiano, e sostenuta con impegno dalla società concessionaria Stretto di Messina, come leader del contraente generale Eurolink, lavorando insieme alle migliori competenze dell’ingegneria mondiale e con un’ampia filiera italiana di eccellenza, dal Sud al Nord del Paese – ha proseguito Salini –. Il Ponte metterà in moto un grande progetto infrastrutturale diffuso in tanti cantieri all’opera in contemporanea, un volano di crescita, occupazione e legalità per tutto il Sud Italia. L’opera sarà dotata di tecnologie avanzate per la sicurezza e la manutenzione e sarà realizzata secondo i più alti standard ingegneristici internazionali. Sarà anche una straordinaria opportunità per il futuro dei giovani. I talenti dell’ingegneria italiana, i manager e gli operai del settore avranno finalmente la possibilità di impegnarsi, a casa propria, su una delle opere più sfidanti al mondo».
Un colosso infrastrutturale con radici in Italia e cantieri in tutto il mondo
Salini ha ricordato che Webuild opera con «una competenza unica maturata nei progetti più sfidanti al mondo, una squadra di 95.000 persone e una rete di 17.500 fornitori» ed è impegnata «su alcuni dei più grandi progetti infrastrutturali in tutti i continenti: in Australia, dalle opere di mobilità sostenibile al progetto idroelettrico Snowy 2.0, il più grande del Paese; negli Stati Uniti, nella costruzione delle più grandi arterie stradali; in Arabia Saudita, nel sistema di dighe di Trojena; in Etiopia, con la Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga più grande d’Africa».
«Siamo al servizio dell’Italia da 120 anni – ha aggiunto – e la nostra storia è legata a opere che hanno segnato il progresso del Paese: l’alta velocità ferroviaria, l’Autostrada del Sole, le metropolitane di Roma, Milano e Napoli, ospedali, stadi e dighe. Oggi, con 30 progetti strategici e 18.500 lavoratori all’opera, continuiamo a rafforzare la competitività del sistema Italia con infrastrutture come il tunnel di base del Brennero e le linee AV Terzo Valico dei Giovi e Verona-Padova. Nel Sud Italia stiamo portando avanti 19 grandi progetti che coinvolgono circa 9.000 addetti. Dall’alta velocità Napoli-Bari alla statale Jonica in Calabria, fino ai cantieri siciliani per il raddoppio ferroviario Palermo-Catania-Messina, investiamo in sicurezza, innovazione e formazione continua anche con scuole create sul territorio per formare le generazioni del futuro nel nostro settore».
Una tradizione secolare di ponti e viadotti
«Dall’antica Roma fino ad oggi – ha ricordato Salini – i ponti sono sempre stati acceleratori per l’economia e lo sviluppo dei Paesi». Il Gruppo Webuild ha già realizzato 1.022 km di ponti e viadotti, l’equivalente di un collegamento tra Parigi e Berlino, in oltre 300 grandi opere stradali e ferroviarie.
Dal primo viadotto in Italia, quello di Recco nel 1922, fino alle opere più recenti come il Secondo e Terzo Ponte sul Bosforo in Turchia e il Long Beach International Gateway negli Stati Uniti, Webuild ha contribuito a plasmare il panorama infrastrutturale mondiale.
giovedì, 7 Agosto 2025 - 16:57
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