Il consigliere regionale e De Crescenzo: quello show su Tiktok che ridicolizza le istituzioni e fa infuriare Azione

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Il consigliere regionale in Campania Pasquale Di Fenza con Rita De Crescenzo e Angelo Napolitano
di Manuela Galletta

Quando, alla vigilia delle elezioni regionali in Campania, si pensava di avere visto tutto – tra alleanze improbabili, capriole politiche inimmaginabili, attendismi paralizzanti, veleni e veti incrociati – ecco che dalla maggioranza di governo regionale arriva l’ennesima, imbarazzante pagina politica. Stavolta, però, l’imbarazzo è così clamoroso da far vacillare addirittura la posizione nel partito del protagonista.

Il video virale e lo scempio delle istituzioni

Pasquale Di Fenza, capogruppo di Azione-Per, ha ricevuto nel suo ufficio nella sede del Consiglio regionale al Centro direzionale di Napoli Rita De Crescenzo, nota tiktoker con trascorsi giudiziari e un seguito social degno di uno youtuber, e Angelo Napolitano, volto noto dei social e titolare di “Napolitano Store”. Non se ne sarebbe accorto nessuno se quella visita non si fosse trasformata in un siparietto a dir poco surreale a uso e consumo dei social. A rivelare l’incontro sono proprio De Crescenzo e Napolitano, che postano un singolare video del “vertice”. I tre cantano in playback l’inno di Mameli, che poi echeggia in sottofondo in versione originale al momento del montaggio, mentre Napolitano sventola na bandiera italiana con piglio da stadio. I tre si abbracciano, sorridono. E così la stanza del consigliere regionale si trasforma in un palcoscenico da show digitale. Con l’ulteriore aggravante che ciò sembra essere stato fatto in ottica elettorale: nel video che Rita De Crescenzo posta su TikTok campeggia la scritta “Work in progress”, lasciando intendere a una sua discesa in campo al fianco di Di Fenza e quindi, per la proprietà transitiva, con Azione.

Azione sulle barricate, Di Fenza rischia “procedimenti” dal suo gruppo

E proprio Azione sale sulle barricate e in un duro comunicato stampa chiarisce di essere pronta ad adottare provvedimenti severi nei confronti di Di Fenza. «Si tratta di un’iniziativa personale, estemporanea, incomprensibile e in alcun modo condivisibile. Azione prende le distanze da comportamenti che non si riconducono alla nostra linea politica. La dirigenza si riserva di adottare i provvedimenti ritenuti opportuni», si legge nella nota. Poco dopo Di Fenza cerca di metterci una pezza, affidandosi a un goffo tentativo di autocritica che ricorda più le scuse di un bambino colto sul fatto, che non quelle di un rappresentante delle istituzioni consapevole della gravità del proprio gesto: «La visita di Rita De Crescenzo nei miei uffici del consiglio regionale della Campania è stata organizzata per ascoltare le sue istanze. Lo faccio da sempre a prescindere dalla provenienza socio-culturale e dalle storie personali. La politica deve saper ascoltare tutti. Questo però non mi esime dalla responsabilità di aver commesso una leggerezza politica. Chiedo scusa, non era mia intenzione offendere le istituzioni. Mi dispiace aver coinvolto la maggioranza di governo regionale in una mia iniziativa personale».

Cirillo si autosospende da Azione

Il guaio, ad ogni modo, è fatto. Nel partito si scatena un terremoto, complici anche le fibrillazioni che già da mesi si registrano per l’insistenza del leader nazionale Carlo Calenda a dire “no” all’ingresso di Azione in una maggioranza in cui sono presenti i 5Stelle. Il consigliere regionale della Campania, Luigi Cirillo, coglie la palla al balzo e annuncia la propria autosospensione, con effetto immediato, dal gruppo consiliare “Azione”: «In attesa che siano chiarite le responsabilità politiche e istituzionali dell’accaduto, considero doveroso prendere le distanze da modalità comunicative che sviliscono il ruolo dell’istituzione consiliare e danneggiano il rapporto di fiducia con i cittadini». Se l’autosospensione diverrà addio, con successivo cambio di casacca lo diranno le prossime settimane.

Le reazioni di condanna

La cronaca di oggi racconta di una indignazione trasversale. L’avvocato Riccardo Guarino, coordinatore provinciale a Napoli di Noi Moderati, non usa mezzi termini: «È stato offeso il decoro del Consiglio regionale, ridicolizzata l’istituzione stessa. A rendere possibile tutto ciò è stato un consigliere regionale, che ha consentito l’accesso alla sua stanza per trasformarla in un palco da esibizione. È lui per primo ad avere mancato di rispetto alle istituzioni e ai cittadini che rappresenta». «Siamo a pochi mesi dalle elezioni regionali, e questa è la classe dirigente che andrà a chiedere fiducia ai campani? Davvero vogliamo affidarci a chi usa le istituzioni come sfondo per un video su TikTok? – ha aggiunto Guarino – Chi ridicolizza il Consiglio, chi lo svuota di ogni dignità, non merita il voto dei cittadini». «Noi Moderati lavoriamo ogni giorno per riportare serietà e rispetto nelle istituzioni. Il teatrino che abbiamo visto – ha concluso Guarino – non appartiene né alla politica né alla democrazia».

Parole nette, che fotografano perfettamente il senso di smarrimento e vergogna provocato da questo spettacolo. Ma Guarino non è il solo a esprimersi sulla vicenda. Anche dal Partito democratico – con i consiglieri regionali Bruna Fiola e Massimiliano Manfredi – arriva un attacco durissimo, che parla di «offesa alla dignità» e «palcoscenico indegno». «Il Consiglio Regionale è la casa di tutti i cittadini campani: va rispettato, non deriso», hanno ammonito Fiola e Manfredi, che hanno poi auspicato che «nel prossimo Consiglio Regionale non ci sia più spazio per chi tratta le istituzioni come un palcoscenico personale, perché la credibilità delle istituzioni passa anche – e soprattutto – dalla serietà di chi le rappresenta». Sulla stessa scia il segretario del Pd Napoli, Giuseppe Annunziata: «Le istituzioni non sono un palcoscenico per contenuti social né uno sfondo utile ad accrescere visibilità personale, ma luoghi di rappresentanza democratica che meritano sobrietà e rispetto. Non è un richiamo sterile al decoro, ma una questione di consapevolezza del luogo e della sua funzione. Chi ricopre un ruolo pubblico ha il dovere di tutelarne la dignità, non di banalizzarne il valore. Utilizzare gli spazi istituzionali come fossero casa propria è il primo passo verso un progressivo decadimento della funzione democratica».

Per il senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli «la indegna profanazione della sede delle istituzioni regionali, ed il dileggio del tricolore al limite del vilipendio, rappresentano perfettamente l’abisso morale ed istituzionale cui De Luca ha condannato la Regione Campania». «Contro tale immonda deriva, occorre l’argine morale della destra a tutela delle istituzioni», ha concluso Rastrelli.

Si fa beffe di Di Fenza e della maggioranza il consigliere regionale della Lega Severino Nappi: «Il campo largo si allarga ancora. Come pare emergere dal video pubblicato su TikTok dal consigliere regionale di maggioranza, Pasquale Di Fenza, anche la nota esponente dell’intellighenzia napoletana Rita De Crescenzo e il rappresentante dei commercianti partenopei, tale Angelo Napolitano meglio noto come ‘Napolitano Store’, vanno ad ingrossare le fila dell’armata Brancaleone delle ‘sinistre unite per la poltrona’. Siamo però certi su chi non si aggregherà mai a questa brigata: la decenza, la dignità, la credibilità».

Fuori dal coro Enzo Maraio, segretario nazionale del Psi, che parla di «vera e propria crocefissione mediatica e politica del consigliere regionale Di Fenza». «Tutti si indignano, tutti lanciano anatemi, come se fossimo in un’aula di un ‘tribunale morale’ invece che in un Paese democratico. È chiaro: il rispetto delle istituzioni è fondamentale, e nessuno lo mette in discussione. Ma c’è una dose di ipocrisia in chi finge di scandalizzarsi oggi, quando da anni si tollera, se non si incoraggia, la spettacolarizzazione della politica, spesso anche peggiore di un video su TikTok (…) Respingiamo l’idea che un singolo episodio, per quanto discutibile, giustifichi la lapidazione pubblica di un eletto del popolo».

L’ultima ferita alla credibilità politica

Il caso Di Fenza non è solo un episodio folcloristico da dimenticare in fretta. È un’altra ferita alla credibilità della politica e alla tenuta simbolica delle istituzioni. Il Consiglio Regionale non è un set, la bandiera italiana non è un gadget, e l’Inno di Mameli non è una colonna sonora per la ricerca di visibilità. Questo sfregio, perché di sfregio si tratta e non certamente di una «leggerezza» come ha voluto minimizzare Di Fenza, pesa doppio. Perché avviene nelle stanze del potere. Con la complicità di chi dovrebbe, semmai, difenderle.

E mentre si rincorrono le polemiche, una domanda resta: quanto è profondo il baratro tra il consenso elettorale e la decenza istituzionale?

venerdì, 8 Agosto 2025 - 17:21
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