Pasticcio sulle licenze, il Tar chiude l’Md di Arzano. Rabbia di titolari e 40 dipendenti. La sindaca: «Parleremo con il prefetto»

Md arzano
La protesta per lo stop dell'Md di Arzano
di Manuela Galletta

L’Md di Arzano in via Atellana è chiuso da mercoledì. E non per ferie. Giuseppe Petrazzuolo, il titolare dell’attività commerciale, e alcuni suoi parenti si sono pure incatenati al cancello, sbarrato, del Palazzo comunale in piazza Cimmino per chiedere un interessamento fattivo dell’amministrazione guidata dalla sindaca Cinzia Aruta. Ma la situazione venutasi a creare ha imboccato una strada impervia che rischia, in un effetto domino, di costringere altre grosse attività ubicate nella stessa zona ad abbassare la saracinesca, con un danno occupazionale di considerevole importanza. Per ora a rischio ci sono 40 dipendenti dell’Md, tutti regolarmente assunti e tutti regolarmente pagati. Almeno fino al mese scorso. Per ora a rischio c’è il futuro economico della famiglia Petrazzuolo, che ha investito un milione e mezzo di euro per riqualificare la struttura presa in affitto per adibirla a casa di un supermercato con marchio Md.

Tutto ruota attorno alla documentazione presentata nel giugno 2021 dai Petrazzuolo al Comune di Arzano, per avviare i lavori di ristrutturazione: viene presentata una Scia e viene dichiarato che l’immobile in questione avesse destinazione d’uso commerciale. All’epoca il Comune è retto da una commissione prefettizia; solo nell’ottobre 2021 si insedierà l’amministrazione comunale guidata dal sindaco, in carica, Cinzia Aruta. I lavori cominciano, il dirigente comunale che istruisce la pratica dà il suo via libera. Nel settembre 2022 la società F.P. srl, titolare del supermercato MD di via Atellana, presenta la segnalazione certificata di agibilità e una successiva integrazione. E il 19 settembre 2022 gli Uffici comunali rilasciano l’autorizzazione per l’esercizio di media struttura di vendita, sulla base degli atti presentati viziati nella forma e nella sostanza. Un mese dopo, però, scoppia la bomba: il 3 ottobre 2022 a seguito di immediati accertamenti tecnici e urbanistici – compiuti dopo che il dirigente ‘autore’ del consenso ai lavori è stato sostituito da altro funzionario – vengono ravvisate delle irregolarità nella dichiarazione sulla destinazione d’uso dell’immobile: la società – il dato è pacifico – non aveva comunicato un cambio di destinazione d’uso, ma semplicemente aveva presentato la Scia dichiarando che l’immobile avesse destinazione d’uso commerciale. Invece l’uso di destinazione era (ed è) industriale, circostanza incompatibile con l’esercizio di un supermercato. Il Comune annulla così in autotutela la Scia del 2021 e, a cascata, tutti gli atti successivi.

Per i Petrazzuolo è una doccia fredda: non si spiegano come sia possibile che il dirigente comunale dell’epoca abbia dato parere favorevole ai lavori non sollevando obiezioni quando dalla pratica istruita era chiaro – dicono – che l’attività fosse destinata a supermercato. Ne nasce un contenzioso e tra varie sospensive che consentono al supermercato di funzionare si finisce dinanzi al Tar, che però dà ragione al Comune e intima all’Md di Arzano di chiudere i battenti. Cosa che avviene mercoledì tra la rabbia e la disperazione dei Petrazzuolo e dei loro dipendenti.

Caduta nel vuoto anche la richiesta, avanzata all’amministrazione comunale, di concedere un tempo di dieci giorni per poter smaltire, ossia vendere, la merce alimentare – dunque deperibile – già presente nella struttura. «L’Amministrazione comunale non aveva né il potere né la possibilità di concedere sospensive o deroghe – ha affermato in una nota stampa la sindaca Cinzia Aruta -. Come ho spiegato con chiarezza alla proprietà nell’incontro tenutosi nei giorni scorsi, l’ente ha agito nel rispetto della legge e in esecuzione di una sentenza del TAR».

Ciò non significa che la sindaca e la sua amministrazione se ne laveranno le mani. Anzi. Aruta, che ha subito manifestato vicinanza e solidarietà a imprenditori e dipendenti per quanto sta accadendo, ha anticipato l’impegno ad aprire un canale istituzionale con il prefetto di Napoli, Michele di Bari. «Sul piano occupazionale, che resta per noi una priorità, avvieremo anche interlocuzioni con la Prefettura, affinché si possano individuare strumenti e percorsi di sostegno utili a contenere l’impatto sociale di questa vicenda – ha spiegato -. Il nostro impegno, dentro i confini della legalità, sarà sempre rivolto alla tutela della dignità e del lavoro». E al prefetto ha annunciato di volersi rivolgere anche il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli, che ha incontrato Petrazzuolo. «È evidente che qualcosa non ha funzionato nella macchina amministrativa», ha detto Borrelli. Nel frattempo gli avvocati della F.P: della società hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza.

venerdì, 8 Agosto 2025 - 08:17
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