Botulino, 17 ricoveri a Cosenza: 5 sono bambini. Oggi l’autopsia su 52enne di Cercola e 45enne di Diamante

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Una corsia d'ospedale

In provincia di Cosenza è scoppiato un focolaio di botulino. Due i morti nelle scorse settimane per i quali è stata aperta una inchiesta, 7 le diagnosi accertate di botulismo effettuate all’ospedale Annunziata di Cosenza nell’immediatezza dei ricoveri e confermate dall’Iss e 17 i ricoveri all’ospedale Annunziata di Cosenz. Di questi, precisa il nosocomio, 5 sono in terapia intensiva, 5 in pediatria (si tratta dunque di bambini) e 7 nei reparti di area medica.

Cosa sia accaduto dovranno stabilirlo le autorità. Oggi pomeriggio, intanto, si sono tenute le autopsie sui corpi di Luigi Di Sarno, 52enne di Cercola e Tamara D’Acunto, 45enne di Diamante, morti in seguito alla sospetta intossicazione da botulino dopo aver acquistato e consumato un panino con salsiccia e broccoli in un furgone mobile di ristoro ambulante a Diamante. Rispetto alle loro morti, la procura ha indagato sia la persona che ha venduto i panini che 5 medici di Cosenza appartenenti a due strutture sanitarie ritenendo che essi avrebbero dimesso senza diagnosi i pazienti poi deceduti a causa della tossina da botulino.

«Non si può morire così. Chiediamo giustizia, vogliamo la verità», è l’appello che, attraverso l’avvocato Angelo Pisani che li assiste insieme ai colleghi Sergio Pisani, Maria Napolano e Marco Antonio Cioffi, i familiari di Luigi Di Sarno lanciano. «Si tratta di una vicenda tragica – spiega il legale – Sono stati commessi errori e omissioni che hanno portato alla morte di due persone e all’intossicazione di altre, che fortunatamente si sono salvate. Ora siamo al tribunale di Paola, a Cosenza, per il conferimento dell’incarico dell’autopsia. Chiediamo che si accertino le responsabilità e lavoriamo perché con questa tragedia si dia impulso per una maggiore attenzione verso l’alimentazione. Ogni boccone può essere come un colpo di pistola, specie se non ci sono le possibilità di intervenire immediatamente, come nei posti di vacanza, nei concerti. Non dobbiamo solo puntare alla punizione dei responsabili, che pure è prioritaria – ribadisce – ma alla prevenzione sui prodotti destinati al consumo e alla gestione delle fasi di un’ipotetica emergenza da parte delle istituzioni».

Due morti, 12 intossicati e primi iscritti nel registro degli indagati. Il caso delle intossicazioni alimentari da botulismo a Diamante, in provincia di Cosenza, si sta ingrossando.

Due medici sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Paola. Secondo quanto scrive il Quotidiano del Sud, si tratterebbe di due professionisti in servizio nella clinica alla quale si era rivolto Luigi Di Sarno, il 52enne originario di Napoli morto nei giorni scorsi. Entrambi avrebbero avuto in cura anche la seconda vittima, Tamara D’Acunto, 45 anni, di Diamante.

Su entrambe le salme la Procura diretta da Domenico Fiordalisi ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita martedì 12 agosto da un collegio di alto profilo tecnico-scientifico composto da cinque esperti. «Gli esami – si legge in una nota della Procura – sono finalizzati a confermare le cause della morte e ad acquisire ulteriori elementi utili per la ricostruzione della vicenda».

Il focolaio, che ha provocato due morti e dodici ricoverati, sembra essersi attenuato, ma le indagini proseguono su due fronti. Da un lato è quasi certa l’origine dell’intossicazione in un food truck di Diamante, con gli accertamenti concentrati non tanto sul prodotto in sé, quanto sulle modalità di preparazione e somministrazione degli alimenti. Per mercoledì sono attesi i risultati degli esami dell’Istituto superiore di sanità. Dall’altro lato, le verifiche riguardano il comportamento dei sanitari che visitarono Di Sarno e D’Acunto: l’ipotesi investigativa è che non abbiano diagnosticato tempestivamente l’intossicazione, un fattore che, in questi casi, può fare la differenza tra la vita e la morte.

In vista delle autopsie, l’iscrizione nel registro degli indagati è considerata un atto dovuto, per consentire ai medici di nominare propri consulenti. Restano però in piedi anche altre ipotesi di reato – omicidio colposo, lesioni personali colpose e commercio di sostanze alimentari nocive – a carico di ulteriori tre indagati.

Le condizioni dei quattordici pazienti ancora ricoverati – sei in rianimazione, tre in pediatria e cinque nei reparti ordinari – sono stazionarie, con i medici pronti a somministrare il siero anti-botulino in caso di peggioramento.

Dopo i casi registrati in Calabria e Sardegna, il presidente della Società italiana d’igiene (SItI), Enrico Di Rosa, raccomanda massima prudenza: «Stare attenti che non ci siano fenomeni di allarme, come la presenza di gas nel contenitore o la deformazione del tappo. In questi casi non bisogna neanche assaggiare il prodotto e buttare la confezione, perché la tossina botulinica è potentissima: ne basta una quantità minima per causare danni gravi, come stiamo vedendo».

Intanto i familiari di Luigi Di Sarno hanno incontrato il deputato Francesco Emilio Borrelli per esprimere le loro perplessità. «Nonostante due visite – raccontano – i medici non riconobbero l’intossicazione in corso». Il parlamentare di Avs ha chiesto che «le indagini chiariscano rapidamente ogni aspetto della vicenda, non solo sull’origine dell’intossicazione, ma anche sulle ragioni per cui ai pazienti non fu diagnosticato subito il botulino».

Martedì 12 agosto, oltre all’autopsia su Di Sarno presso l’ospedale San Giovanni di Lagonegro, è prevista la riesumazione della salma di Tamara D’Acunto, sepolta nel cimitero di Cirella dopo i funerali celebrati lo scorso 7 agosto.

martedì, 12 Agosto 2025 - 19:33
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