Quella frase, messa nero su bianco in un comunicato stampa, pesa come macigni. E apre un nuovo fronte di contrapposizione tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e gli operatori del mondo della giustizia. «Nessun allarme suicidi», scrive il Guardasigilli. E in men che non si dica sulla sponda opposta al titolare del dicastero di via Arenula si ritrovano tutti: magistrati, garanti dei detenuti, avvocati, finanche alcuni sindacati della Penitenziaria. Lo scontro, stavolta, scoppia attorno all’ennesimo drammatico bilancio di suicidi nelle carceri italiane che emerge dall’ultimo report del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà.
Dall’inizio del 2025 ad oggi i suicidi in carcere sono stati 46: una «situazione preoccupante», si annota nel report del Garante. In quattro anni il totale è di 294 suicidi, vale a dire una media annuale di 73,5 casi. «La variazione tra il minimo del 2021 (59 casi) e il picco del 2022 (84 casi) indica un incremento del 42% nel giro di un anno, seguito presumibilmente da una stabilizzazione o lieve riduzione negli anni successivi», si osserva nel report.
La difesa aritmetica di Nordio
Numeri che indignano, ma non Nordio. Il ministro della Giustizia osserva le statistiche e ne fa una mera questione matematica: 46 detenuti suicidi è un numero «sotto la media nazionale dell’ultimo triennio». Non solo: il ministro aggiunge pure che il dato è «al di sotto della media mensile ereditata dal Governo nel 2022, che aveva visto 84 suicidi in un anno», lasciando così intendere che sotto l’Esecutivo Meloni la situazione sarebbe migliorata (ma nel 2024 ci sono stata 83 suicidi).
Le reazioni dei Garanti e del mondo della giustizia
Le polemiche non si sono fatte attendere e Nordio s’è ritrovato sotto il fuoco di fila di tutte le categorie della Giustizia. A cominciare dal Coordinamento della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale che hanno espresso il «più profondo sconcerto per le esternazioni» del ministro Nordio, perché quelle parole dimenticano le «gravi carenze del sistema» (dalla fatiscenza delle strutture alla carenza del personale; l’inadeguatezza delle prestazioni sanitarie all’impossibilità di realizzare progetti educativi) e il «preoccupante e crescente livello di sovraffollamento carcerario». Ancora: i Garanti hanno ricordato le «storie di sofferenza umana, di solitudine e di abbandono», sottolineando che non si tratta solo di numeri, ma di persone e che «ogni morte in (e di) carcere è un fallimento dello Stato».
Ha rincarato la dose Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti campano e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, che parlando con Adnkronos ha ricordato a Nordio il “fallimento” del Governo nel 2024: «Che si è fatto negli ultimi dieci anni? Il 2024 è stato l’anno con più morti in carcere di sempre. Le regioni più colpite sono state Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. Un picco di un’emergenza carceraria in corso da quattro anni. Un dato che interroga, che inquieta, ma il ministro Nordio stiracchia i numeri e cinicamente dice che non c’è emergenza, non c’è allarme».
Quindi Ciambriello ha invitato la politica a non strumentalizzare i numeri, a non farne «un’opinione», «ma impegno concreto per adoperarsi con provvedimenti concreti e deflattivi per rendere l’esecuzione della pena compatibile con il volto costituzionale». «Parafrasando Flaiano sull’emergenza delle carceri italiane: ‘la situazione è grave, ma non seria!’ Il carcere, ancora una volta, sembra creare imbarazzo al potere politico – aggiunge Ciambriello -. Non per le sue condizioni inumane ma perché osa parlare tramite la voce dei garanti regionali, provinciali e comunali e di tutti gli operatori penitenziari, delle associazioni di settore e degli stessi sindacati di polizia penitenziaria».
Contro Nordio anche il segretario del Spp (Sindacato polizia penitenziaria) Aldo Di Giacomo: «L’affermazione del ministro ‘siamo sotto la media’ dopo questa morte diventa una boutade che ha solo l’effetto di propaganda e anzi aggrava le responsabilità tutte politiche. I suicidi dall’inizio dell’anno confermano che gli under 30, i detenuti alla prima detenzione, gli stranieri, specie extracomunitari, insieme a tossicodipendenti e persone affette da malattie psichiche sono le categorie della popolazione carceraria a maggiore rischio e che quindi necessitano di maggiori attenzioni». Per cui «c’è poco da studiare il fenomeno, è arrivata l’ora di occuparsi seriamente delle carceri italiane e del sistema penitenziario che è ormai arrivato al collasso; servono risposte immediate alle molteplici difficoltà del sistema, prime fra tutte la strage silenziosa di detenuti», queste sono «le priorità dell’emergenza carceraria da affrontare ora» e su cui Di Giacomo dice che il sindacato è pronto a «mobilitazioni mai viste sino ad oggi per inchiodare il ministro alle proprie responsabilità e dare la possibilità al governo di trovare risposte immediate al dramma quotidiano delle carceri».
Le posizioni della politica
Anche dal mondo della politica è montata l’indignazione per le parole di Nordio. «Raramente mi sono vergognato di qualcosa di un governo italiano come di questa nota sui suicidi in carcere, diffusa oggi. Mi fa orrore il cinismo, il disprezzo, l’arroganza, la totale mancanza di comprensione e umanità. Sono stato a Rebibbia ieri. Ho trovato più dignità» ha scritto su X il senatore del Pd, Filippo Sensi.
Ha osservato il segretario di Più Europa, Riccardo Magi: «Il governo prova grottescamente a smentire la gravità della situazione dei suicidi nelle carceri fornita dal Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà e fa una macabra contabilità per vincere la gara con i precedenti governi sui numeri dei detenuti che si sono tolti la vita. Peccato che il ministero della Giustizia cancelli i 30 decessi per cause da accertare, che si sommano al numero dei morti per cause naturali che, come sottolineato dal Garante, sono l’effetto della drammatica carenza di una effettiva assistenza sanitaria in carcere».
Duro il commento di Ilaria Cucchi, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra: «A Nordio dico che non si può parlare di ‘normalizzazione’ quando un essere umano viene costretto al suicidio come unica via per sottrarsi alla tortura di una condizione disumana».
Non meno severe le parole dei magistrati. «Il ministro della Giustizia cerca di sdrammatizzare la situazione carceraria italiana con questioni aritmetiche. La questione sul numero dei suicidi in carcere che cala o che cresce non è il vero tema; anche un unico suicidio sarebbe una sconfitta per la giustizia», ha osservato la presidente di Area democratica per la giustizia, Egle Pilla.
L’intervento di Antigone
Antigone coglie infine l’occasione per sollecitare il Governo a fare di più. «Il numero dei suicidi avvenuti in carcere fino ad oggi è ancora una volta drammatico. È una conta tragica che non ammette sottovalutazioni. Tra i 4 e i 5 morti a settimana. Quest’anno la tendenza, se continuerà così, porterà il 2025 ad essere l’ennesimo anno di morte», ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, secondo il quale questo è frutto anche di sovraffollamento ingestibile, condizioni drammatiche di detenzione, assenza di visione e in molti casi «spazio di vita negato».
Le voci a sostegno di Nordio
Dalla parte di Nordio restano in pochi. C’è il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove che ha rivendicato i risultati del Governo sul mondo delle carceri e il sindacato Sappe guidato da Donato Capace, che ha ribadito come i numeri siano «dati oggettivi» e non propaganda, pur riconoscendo che «ogni morte in carcere è una sconfitta per lo Stato».
E poi c’è il sindacato della Penitenziaria del Sappe, guidato da Donato Capace: «Può piacere o non piacere, ma la comunicazione alla stampa del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul numero dei suicidi in carcere altro non è che la rispondenza dei dati sulla serie storica del numero dei detenuti che si sono tolti la vita durante la detenzione. E, come dice il Guardasigilli, è esattamente così come è stato rappresentato. Questi numeri non sono ‘contro-narrazione’, come l’ha definito qualcuno, ma, ripeto, dati oggettivi. Poi, certo, siamo i primi a dire che ogni morte in carcere è una sconfitta per lo Stato». Capece ha quindi aggiunto che «è sempre doloroso, per chi lavora nel mondo penitenziario, trovarsi di fronte a simili tragedie che lasciano un senso di impotenza e di profonda amarezza, ma ancora una volta, siamo costretti a sottolineare quanto la questione del disagio psichico e del rischio suicidario all’interno degli istituti penitenziari rappresenti una vera emergenza nazionale. E i detenuti si sono suicidati e si suicidano indipendentemente da chi è al Governo: destra, sinistra, centro, tecnici o ‘presunti’ migliori. I detenuti in carcere, purtroppo, si sono suicidati anche quando c’erano altri Garanti dei detenuti, anche con doppio mandato, ma nessuno si scandalizzava allora». Infine Capece ha aggiunto che «abbiamo apprezzato molto, e apprezziamo, quel che il Governo ha fatto per il Corpo di Polizia Penitenziaria, sia in termini di assunzioni che di modifiche normative a favore dell’operatività dei Baschi Azzurri».
giovedì, 14 Agosto 2025 - 09:32
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