«Un triste, drammatico epilogo di una storia di cui si supponeva già il finale. Sara è stata uccisa, Stefano si è tolto la vita e l’unica responsabilità è da attribuire allo Stato». L’avvocato Stefano Cultrera attende adesso che la procura della Repubblica di Messina faccia le sue valutazioni. Stefano Argentino, suo assistito e reo confesso per l’omicidio della giovanissima Sara Campanella, si è tolto la vita nel carcere di Gazzi lo scorso 6 agosto. Per la sua morte, definita da più parti “annunciata”, ci sono oggi sette indagati: si tratta della direttrice e della vice direttrice dell’istituto di pena, del responsabile del trattamento e del pool di 4 esperti – uno psichiatra e tre psicologi – che avevano in cura il giovane.
Il sostituto procuratore Annamaria Arena ha ipotizza i reati di omissione in atti d’ufficio e morte come conseguenza di altro reato. L’obiettivo dell’inchiesta è comprendere cosa non abbia funzionato: perché nonostante Argentino fosse in cura da 4 esperti nessuno si sia accorto delle sue fragilissime condizioni di salute mentale. Da accertare anche eventuali responsabilità dei vertici del carcere nella sorveglianza del detenuto.
La mattina in cui si è suicidato, Argentino era in cella con un anziano mentre gli altri compagni erano all’esterno per l’ora d’aria. Stefano Argentino si è impiccato con un lenzuolo.
Sorveglianza revocata due settimane prima del suicidio
Argentino, che fin dai primi giorni di detenzione aveva manifestato intenti suicidi, era stato sottoposto a regime di alta sorveglianza. Tuttavia, circa 15 giorni prima della morte, era stato ricollocato in regime di detenzione ordinaria, condividendo la cella con altri tre detenuti, tra cui un ottantenne.
La decisione sarebbe stata presa dopo colloqui con psicologi e terapeuti, che avevano ritenuto migliorate le condizioni del detenuto. Aveva anche ripreso a mangiare dopo un lungo periodo di rifiuto del cibo. Secondo le ricostruzioni, Argentino si sarebbe impiccato nel bagno della cella durante l’ora d’aria.
L’avvocato Cultrera: “Un suicidio annunciato”
Il legale di Argentino, avvocato Giuseppe Cultrera, non ha usato mezzi termini: «Quello di Stefano è un suicidio annunciato. L’ultima volta l’ho visto lunedì e mi ha detto: “Sai Peppe, qui dentro non è semplice”. Era un ragazzo molto fragile e bastava poco per far saltare il minimo equilibrio che aveva recuperato. Avevo chiesto una perizia psichiatrica, ma mi è stata negata. Forse, alla luce di ciò che è accaduto, non era una richiesta sbagliata».
Cultrera contesta la decisione di togliere la sorveglianza: «Non si comprende su quali basi sia stato deciso. Non sono stato informato e questo è un fatto grave. Stefano era seguito da quattro psicologi e uno psichiatra: com’è possibile che cinque professionisti non abbiano colto la sua evidente fragilità, sapendo che aveva già tentato di lasciarsi morire di sete per 17 giorni?». Il legale denuncia anche un altro elemento: «Due mesi fa gli hanno messo una TV in cella senza limitazioni di canali, esponendolo ogni giorno alla ricostruzione mediatica, spesso distorta, del delitto di cui era accusato, senza alcun supporto psicologico».
Il femminicidio di Sara Campanella e il processo che non si farà
L’omicidio
Sara Campanella, 22 anni, studentessa universitaria di Misilmeri, è stata uccisa il 31 marzo a coltellate in strada, a Messina, dopo mesi di stalking. Poche ore prima aveva scritto a un’amica: «Il malato mi segue». Quel giorno aveva attivato la registrazione audio sul cellulare, documentando le sue parole di rifiuto a Stefano: «Non voglio nulla con te. L’ultima volta ti ho detto di lasciarmi in pace. Tu torni a casa tua e io continuo per la mia strada».
Secondo la Procura, Argentino aveva premeditato l’omicidio: sul suo telefono c’era una foto di Sara scarabocchiata con una frase minacciosa, ricerche online su come colpire e un acquisto su Amazon di un coltello compatibile con le ferite.
Il processo che non sarà mai celebrato
Per il femminicidio, la Procura aveva chiesto il giudizio immediato contestando le aggravanti di premeditazione e crudeltà. La prima udienza era fissata per il 10 settembre, ma il suicidio di Argentino ha interrotto definitivamente il procedimento penale.
Le reazioni della famiglia di Sara e del sindacato penitenziario
Gli avvocati della famiglia Campanella – Cettina La Torre, Filippo Barbera e Riccardo Meandro – hanno dichiarato: «Con la sua morte, Stefano Argentino ha interrotto bruscamente il percorso giudiziario che avrebbe accertato le sue responsabilità. Il gesto lascia spazio alla pietà, ma non ferma la nostra battaglia. Sara non deve essere dimenticata. La sua storia è un monito contro la violenza sulle donne».
Il segretario del sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo parla di «tragedia annunciata»: «Con il 51esimo suicidio dall’inizio dell’anno, il carcere non può diventare luogo di morte. Il sovraffollamento e la carenza di assistenza psicologica sono le prime cause. Il ministro Nordio propone celle-container: uno spreco che non risolve nulla».
giovedì, 14 Agosto 2025 - 09:33
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