Mercoledì prossimo a Militello in Val di Catania si terranno i funerali di Pippo Baudo, il conduttore che per oltre mezzo secolo ha incarnato il volto stesso della televisione italiana. A 88 anni se n’è andato colui che amava ripetere, tra ironia e orgoglio, “L’ho inventato io”, frase diventata quasi un marchio di fabbrica. Una battuta che, in realtà, nascondeva molto di più: la sua capacità unica di scoprire talenti, di intuire i cambiamenti, di trasformare la tv in uno specchio dell’Italia che cresceva e cambiava con lui.
Il maestro di generazioni
Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Giorgia, Laura Pausini, Barbara D’Urso, Michelle Hunziker. E ancora, Beppe Grillo, quando ancora era solo un giovane comico genovese. Sono soltanto alcuni dei nomi che devono il proprio debutto a Pippo Baudo. Non tutti i suoi “no” furono perfetti — celebre quello a Fiorello — ma il suo occhio da talent scout resta irripetibile. Baudo non ha solo lanciato carriere: ha educato il pubblico ad aspettarsi dalla televisione uno spettacolo di qualità, capace di unire musica, comicità e cultura.
Quando finì nel mirino della mafia
Nella sua lunga vita Pippo Baudo conobbe anche l’ombra della violenza mafiosa. Il 2 novembre 1991 la sua villa di Santa Tecla, affacciata sul mare di Catania, fu devastata da un ordigno: chili di esplosivo ridussero in macerie la residenza che amava, per fortuna vuota quella notte. L’attentato arrivò dopo un suo intervento pubblico a Taormina, durante una commemorazione del giudice Rocco Chinnici, in cui aveva condannato con forza la mafia. Un gesto di coraggio che gli attirò addosso una rappresaglia.
“Pagai cara quella scelta”, avrebbe poi ricordato, consapevole che le sue parole gli erano costate una vendetta. Baudo però non si lasciò intimidire: volle ricostruire la casa, ma non tornò più a dormirci. Anni dopo, decise di venderla, portando con sé il peso di quella ferita, ma anche l’orgoglio di non essersi piegato.
Il Festival e la grande tv
Baudo è stato “il” Sanremo: 13 edizioni tra il 1968 e il 2008, guidando la kermesse tra successi e contestazioni, sempre con la stessa autorevolezza. La sua presenza al Teatro Ariston era rassicurante, quasi istituzionale, eppure capace di emozionare e di lanciare nuove voci che avrebbero segnato la musica italiana. Oltre al Festival, restano pietre miliari della sua carriera programmi come Settevoci, Canzonissima, Fantastico e soprattutto Domenica In, che dal 1976 portò il varietà nel cuore del pomeriggio degli italiani, battendo sul tempo ogni concorrenza.
Un intellettuale prestato all’intrattenimento
Non fu solo spettacolo. Pippo Baudo ha incontrato e raccontato i più grandi nomi della cultura italiana: registi, scrittori, attori. Amava intrecciare alto e basso, popolare e colto, riuscendo a far convivere nello stesso studio Nino Frassica e Alberto Sordi, Vittorio Gassman e giovani cantanti esordienti. In questo stava la sua forza: costruire un racconto corale dell’Italia attraverso la tv.
Le imitazioni e l’amore del pubblico
Persino le parodie, come quelle indimenticabili di Gigi Sabani, testimoniavano l’affetto che il pubblico nutriva per lui. Quel “L’ho scoperta io!” ripetuto tra le risate diventava in realtà un riconoscimento alla sua capacità di stare sempre un passo avanti. Baudo era capace di suscitare ironia senza perdere mai la sua autorevolezza.
L’omaggio della Rai
Per ricordarlo, Rai Cultura e Rai Storia hanno predisposto una lunga maratona di programmi che ripercorrono i momenti salienti della sua carriera: da La freccia d’oro con Loretta Goggi, a Fantastico con la Cuccarini e il Trio, fino alla sua ultima lectio magistralis a Sanremo nel 2018. Un mosaico che restituisce la grandezza di un uomo che non ha mai smesso di credere nella tv come strumento per raccontare il Paese.
Il saluto di un Paese intero
Mercoledì a Militello sarà l’ultimo applauso. Non soltanto la sua città, ma l’Italia intera si fermerà per ricordare l’uomo che, per decenni, è entrato nelle case degli italiani portando allegria, musica e cultura. Pippo Baudo non è stato solo un conduttore: è stato un pezzo della nostra memoria collettiva. E, in fondo, aveva ragione lui: molto di quello che amiamo della televisione italiana… lo aveva inventato davvero lui.
domenica, 17 Agosto 2025 - 16:34
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