Nei giorni caldi delle polemiche sulle mille disfunzioni delle carceri italiane, segnate profondamente da suicidi e problemi di sicurezza (in pochi giorni quattro detenuti sono evasi da Poggioreale e Bolzano), arrivano le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri ad alimentare nuove discussioni sulla vita all’interno degli istituti di pena. In una intervista rilasciata pochi giorni fa a Repubblica, Gratteri non ha usato mezzi termini.
«Preoccupato? Certo che lo sono. E come si fa a non esserlo, di fronte alla situazione delle carceri? Basta entrarci e capisci». Nicola Gratteri non rinuncia ai toni franchi. Il pm nato nella Locride e diventato nel mondo simbolo della lotta alla ’ndrangheta, una vita sotto scorta, dal 2023 è procuratore a Napoli. Ha sulla scrivania i fatti dell’altra notte, l’evasione choc da Poggioreale. Il carcere, peraltro, è a un passo dai suoi uffici.
«Questo sistema organizzativo – sottolinea Gratteri in una intervista a La Repubblica – ha portato al progressivo controllo delle carceri da parte dei detenuti di alto spessore: i quali ordinano ai più deboli una serie di “favori”. Può essere l’ambasciata all’esterno, il trasporto di un cellulare, la custodia di un’arma. E i più fragili ne sono schiacciati, perché rischiano sempre: infrazioni disciplinari, se vengono scoperti; o gravi ripercussioni sull’incolumità, se si rifiutano. L’esito è paradossale – ribadisce – le relazioni comportamentali sui boss descrivono questi capi come soggetti che in carcere sono irreprensibili, così possono fruire di tutti i benefici di legge; e i detenuti deboli, costretti a servire i primi, non possono aspirarvi. Questa, che tanti ignorano, è una condizione che può portare ai suicidi».
Parole che non sono piaciute al presidente delle Camere Penali, Francesco Petrelli, che in una nota ha replicato con durezza: «Indigna che una questione grave e seria come quella dei suicidi in carcere venga affrontata dal dott. Gratteri con tanta superficialità: quella poco credibile interpretazione dei fatti secondo cui sarebbero le angherie dei boss causa del drammatico fenomeno costituirebbe infatti materia di reato su cui indagare e non su cui costruire fumose teorie criminologiche, magari ricche dell’appeal mediatico necessario a un personaggio televisivo, ma atte a nascondere le reali e tragiche cause ambientali di quella diffusa disperazione che conduce al suicidio, che sono invece sotto gli occhi di tutti».
Sul tema della sicurezza interviene anche la Confederazione Sindacale della Polizia Penitenziaria (CON.SI.PE.), che in una nota denuncia: «La recente evasione dal carcere di Poggioreale mette nuovamente in luce una verità ormai innegabile: la sicurezza nelle nostre carceri è al collasso. Durante il servizio notturno, circa 30 unità della Polizia Penitenziaria devono garantire il controllo su oltre 2.100 detenuti. Numeri che parlano da soli e che rendono impossibile un’efficace gestione della sicurezza e del trattamento rieducativo».
L’organizzazione sindacale punta il dito anche contro la soppressione del reparto “sentinelle”, «abolito per l’inagibilità del muro perimetrale, avrebbe rappresentato un deterrente fondamentale contro episodi di evasione e l’introduzione di materiale illecito tramite droni». A Poggioreale, sottolinea il sindacato, «mancano circa 200 agenti rispetto alla pianta organica prevista. Non è raro che un solo agente debba sorvegliare fino a 100 detenuti».
«La tecnologia può fornire un supporto, ma non potrà mai sostituire la presenza umana, essenziale per prevenire e gestire situazioni critiche. Nonostante tutto, anche il secondo detenuto evaso è stato arrestato, dimostrando l’abnegazione e il coraggio della Polizia Penitenziaria, un Corpo messo in ginocchio da tagli politici del passato e da scelte gestionali disattente. Come sottolineano i dirigenti sindacali CON.SI.PE. Luigi Castaldo e Vincenzo Santoriello: la Procura farà sicuramente chiarezza, ma intanto rimane la domanda cruciale – qual è il prezzo che lo Stato è disposto a pagare per aver ridotto ai minimi termini un Corpo di Polizia essenziale per la sicurezza dei cittadini e dei detenuti?».
Sulla stessa linea anche il deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti, che parla senza mezzi termini: «La situazione delle carceri italiane è disastrosa: detenuti stipati, caldo insopportabile, sovraffollamento non da Paese civile, polizia penitenziaria costretta a lavorare in condizioni difficilissime. Da tre anni il governo annuncia il potenziamento degli organici della polizia penitenziaria: parole vuote, non fatti. Ho denunciato di recente la situazione drammatica a Regina Coeli, dove gli agenti sono insufficienti rispetto al fabbisogno. Quanto successo a Poggioreale era praticamente inevitabile e la foto del buco nel muro è una condanna per il governo».
L’esponente renziano rincara la dose chiedendo un passo indietro al sottosegretario alla Giustizia: «È la logica conseguenza della crisi di organico, dei ritardi nelle assunzioni, dell’incapacità del governo. Delmastro si dimetta, subito. La sicurezza nelle carceri non si aggiusta con annunci, ma con responsabilità e personale sul campo».
Dura la denuncia anche dall’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (USPP). Il presidente Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio commentano così: «È da tempo che denunciamo nel carcere tra i più sovraffollati d’Europa la grave carenza in organico degli agenti di Poggioreale. Purtroppo a seguito dell’ultima mobilità le assegnazioni di qualche nuovo agente si avranno soltanto a fine settembre e non basteranno a colmare il grave deficit pari ad oltre 150 unità».
I due sindacalisti sottolineano anche un altro nodo: «Sempre più numerosi sono i detenuti stranieri presenti, e anche in merito a ciò abbiamo più volte richiesto degli accordi con gli Stati di provenienza perché le misure restrittive siano espletate nei Paesi di origine».
Un coro di voci diverse, tra magistrati, avvocati, sindacati e politica, che converge però su un punto: la situazione del sistema penitenziario italiano è ormai al limite. E ogni nuovo episodio non fa che rivelare, con crudezza, la fragilità di un sistema da troppo tempo lasciato in sofferenza.
venerdì, 22 Agosto 2025 - 09:01
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