«Mi auguro che il centrodestra scelga in fretta, anche perché la Lega non ha preteso alcun candidato. Noi siamo pronti da tempo, abbiamo le liste pronte in tutte le province». Da Campolattaro, in provincia di Benevento, Matteo Salvini manda un segnale agli alleati, ma Giorgia Meloni fa spallucce. E così, quando poche ore il leader della Lega sfrutta il vertice convocato a Palazzo Chigi sul percorso verso l’Autonomia differenziata di Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria per cercare parlare di Regionali e di candidato unitario, la questione viene archiviata senza troppi complimenti.
«Non abbiamo parlato di Regionali perché l’argomento dell’incontro era un altro», ha assicurato il leader di Noi moderati Maurizio Lupi, confermando che ci sarà più avanti un nuovo vertice. La data del nuovo incontro, ovviamente, non c’è. E, allora viene da chiedersi: quando il centrodestra intenderà indicare lo sfidante di Roberto Fico? Quando il centrodestra mostrerà concretamente ai suoi potenziali elettori di essere della partita? Ad oggi, al netto delle solite critiche mosse al centrosinistra che – tra mille problemi – ha indicato il suo candidato ed ha ufficialmente avvia la sua (seppur tormentata) campagna elettorale, il centrodestra resta impanato nelle sabbie mobili dell’indecisione del candidato.
Le diverse anime del partito provano a raccontare che la scelta è difficile perché ci sono tante valide personalità in campo, ma il tentativo di mascherare l’evidente assenza di convergenza non convince. In più si sta facendo strada con prepotenza una ipotesi che già circolava mesi fa: il centrodestra potrebbe aver tirato i remi barca, rassegnandosi all’idea di non avere chance in Campania. Ha osservato Amedeo Laboccetta, presidente di “Polo Sud”: «In Campania e in Puglia il centrodestra è semplicemente non pervenuto. Vorremmo tanto sbagliarci, ma tutto sembra autorizzarci a sospettare che nella nostra Regione finiremo in “zona Cesarini” per poi ritrovarci con un Michetti napoletano inchiodato ad uno striminzito 30 per cento che comunque gli servirà, a tempo debito, per chiedere una contropartita per il “sacrificio” effettuato. Sarebbe una sconfitta senza onore soprattutto perché non seguirebbe una battaglia ariosa, passionale e coraggiosa. Sarebbe l’esito di una insopportabile strategia della rinuncia, la stessa che avvolge la classe dirigente meridionale dei tre partiti oggi al governo, sempre più rinchiusi nei rispettivi campi trincerati. Eppure esistono ancora le possibilità non solo per contenere il danno ma per puntare addirittura alla vittoria. Sempre che – il dubbio a questo punto è d’obbligo – sia ancora questo l’obiettivo del centrodestra campano».
giovedì, 11 Settembre 2025 - 11:36
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