Napoli, ucciso dalla moglie: autopsia di 7 ore per chiarire i dubbi, sospetti sull’uso di un sedativo

salemme rapuano
di gama

Sette ore di autopsia. Sette ore di osservazione e di “lavoro” sul corpo di Ciro Rapuano per stabilire con certezza il numero di coltellate presenti sul suo corpo, per ricostruire una possibile sequenza delle ferite e indicare l’esatto orario della morte. Sette ore di attività. Un tempo lunghissimo, nel corso del quale s’è innestato pure l’operato di un tossicologo incaricato dalla procura della Repubblica di Napoli di diradare le nebbie di un atroce sospetto, vale a dire se Rapuano sia stato reso inoffensivo mediante un narcotico e quindi accoltellato ferocemente. Nella giornata di ieri, al Secondo Policlinico di Napoli, si sono svolte le operazioni peritali più importanti di questa storia che si è rivelata più complessa di quanto si potesse pensare.

Sulla morte di Ciro Rapuano, ammazzato in casa sua a Napoli lo scorso 4 settembre, aleggiano dubbi relativi al movente e alla modalità dell’aggressione. Per cominciare, sono apparse decisamente un’enormità le coltellate inferte alla vittima: oltre 50 quelle rilevate senza autopsia, ma il numero potrebbe essere decisamente superiore. Certo, Lucia Salemme dice di avere agito in preda all’esasperazione dopo anni di maltrattamenti in famiglia ma in quell’accanimento si percepisce qualcosa di più. Altro punto sospetto è la posizione delle coltellate: Ciro Rapuano è stato aggredito alla schiena, il suo corpo era riverso sul letto, a pancia in giù. Praticamente non era una minaccia quando è stato aggredito. E qui comincia a vacillare la storia di Lucia Salemme di una presunta legittima difesa da un marito violento che quella notte avrebbe sfilato un coltello da sotto il cuscino per ucciderla. L’autopsia, dunque, dovrà chiarire dove è stato esattamente colpito Rapuano, se dalle ferite sul suo corpo può evincersi una compatibilità con il racconto della Salemme di un’aggressione, di una colluttazione finita con la morte del supposto carnefice. O se, invece, come insinuano da giorni alcuni parenti di Rapuano, la donna ha sopraffatto il marito e l’ha brutalmente assassinato per altre ragioni. Sarà, invece, oggetto di un’altra perizia l’esame delle ferite riportate da Lucia Salemme: la donna ha rimediato 30 punti di sutura su un braccio, e ferite da arma da taglio su un’altra mano. La ferita più ampia sul braccio sarebbe stata provocata da una coltellata inferta da Rapuano. Se è così, gli inquirenti dovrebbero trovare su uno dei coltello sequestrati il sangue di Lucia Salemme e le impronte di Rapuano. L’incrocio di “elementi”, in questa storia, sarà determinante. Come determinanti saranno le testimonianze.

Valentina Rapuano, una delle figlie di Ciro Rapuano e Lucia Salemme, ha chiesto – tramite un’istanza depositata ieri dall’avvocato Andrea Ladogana – di essere interrogata. Non viveva con i genitori, ma certamente potrà riferire dei rapporti tra marito e moglie e, forse, fare chiarezza una volta su tutte su questo aspetto dei presunti maltrattamenti “denunciati” da Lucia Salemme quando ha ammesso il delitto. Valentina, ad oggi, non è andata in carcere a fare visita alla madre, né vi andrà. In questo procedimento, infatti, si è costituita come parte offesa. «Valentina Rapuano assume oggi una posizione netta nella vicenda, prende le distanze dalla madre e formalmente si presenta in veste di persona offesa che si mette sin da subito a disposizione della procura per offrire il suo contributo per la ricostruzione della verità», ha commentato l’avvocato Ladogana. Potrebbe essere sentita anche Manuela Rapuano, l’altra figlia presente in casa al momento dell’omicidio e finita nel mirino degli sfoghi social dei parenti già stretti di Ciro Rapuano.

A Manuela Rapuano e alla madre Lucia Salemme si addebita, da parte di alcuni fratelli di Ciro Rapuano, un costante sperpero di denaro in acquisti di lusso e frequenti liti con Ciro. Liti che sarebbero “esplose” circa un mese fa quando l’uomo avrebbe registrato l’ammanco di una ingente somma di denaro. Insomma, la convinzione dei parenti di Ciro Rapuano è che Lucia Salemme abbia ucciso il marito per soldi. Una chiave di lettura che, data la natura pubblica dei post sui social, gli inquirenti sono ora chiamati a valutare e a verificare. Dal canto suo Lucia Salemme nulla dice rispetto alla versione già offerta al pm e al gip in sede di convalida del fermo. Il suo legale, l’avvocato Riccardo Marco Pinto, ha nominato un consulente di parte (il professore Massimo Esposito) per l’autopsia.

venerdì, 12 Settembre 2025 - 01:40
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