Nel processo “Mala Pigna”, in corso davanti al Tribunale di Palmi, la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha chiesto una condanna a 16 anni di carcere per l’avvocato ed ex senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli. La requisitoria si è tenuta il 9 settembre.
Per la pubblica accusa, rappresentata dalla pm Lucia Spirito, il politico catanzarese sarebbe stato «uomo politico, professionista, faccendiere di riferimento avendo instaurato con la ’ndrangheta uno stabile rapporto sinallagmatico».
La requisitoria
Al termine di una lunga ricostruzione dell’inchiesta, il magistrato ha chiesto la condanna per tutti i 26 imputati del processo. Difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Francesco Gambardella, Pittelli era già stato condannato in primo grado a 11 anni di carcere nel procedimento “Rinascita-Scott” per i rapporti con il boss Luigi Mancuso.
L’arresto risale all’ottobre 2021, quando i carabinieri che indagavano sulla cosca Piromalli lo fermarono con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Il ruolo di Rocco Delfino
Nella stessa requisitoria, la condanna più pesante è stata chiesta per l’imprenditore Rocco Delfino, detto “u Rizzu”: 29 anni di reclusione per associazione mafiosa. Considerato «finanziatore e braccio economico del clan di Gioia Tauro», Delfino, secondo l’accusa, sarebbe passato «da mero partecipe negli anni Novanta a capo ed organizzatore della cosca, con compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle azioni delittuose da compiere e degli obiettivi da perseguire».
Le indagini hanno evidenziato anche presunti «legami con ambienti della massoneria» e rapporti con «esponenti infedeli delle forze di polizia e dei servizi segreti», che in cambio di informazioni avrebbero garantito favori economici e personali.
I rapporti tra Delfino e Pittelli
Dalle carte del processo emergono contatti diretti tra Delfino e Pittelli. L’ex senatore, si legge nel capo d’imputazione, avrebbe offerto «la sua generale disponibilità nei confronti del sodalizio a risolvere i più svariati problemi degli associati, sfruttando le enormi potenzialità derivanti dai rapporti del medesimo con importanti esponenti delle istituzioni e della pubblica amministrazione».
Secondo la Dda, Pittelli aveva «illimitate possibilità di accesso a notizie riservate e a trattamenti di favore» e «fungeva da postino per conto dei capi della cosca Piromalli», veicolando informazioni dentro e fuori dal carcere, anche nei confronti di affiliati detenuti al 41 bis.
Le prossime tappe
Concluse le richieste della pubblica accusa, il processo entra ora nella fase delle arringhe difensive, che si chiuderanno nelle prossime udienze. Successivamente il Tribunale si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza.
martedì, 16 Settembre 2025 - 21:36
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