«Un topo non può diventare uccellino»: la mamma di Gigiò contro la rieducazione in carcere al dibattito sulla sicurezza

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Il dibattito sulla sicurezza a Portici, in villa Fernandes
di maga

«Non si possono riabilitare tutti perché il topo di fogna, se lo metti sull’albero, non diventa uccellino e, credetemi, il killer di mio figlio non può diventare uccellino perché non ne tiene le basi». Con queste parole, forti e dirette, Daniela Di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo – il giovane musicista ucciso nell’agosto 2023 a Napoli mentre tentava di sedare una lite – ha messo all’indice uno degli aspetti più delicati e divisivi (nel dibattito pubblico) della tutela dei minori che delinquono nel processo penale. Lo ha fatto durante il dibattito “Sicurezza: dalla violenza minorile alla legge Giò Giò”, ospitato giovedì sera a Villa Fernandes a Portici (in provincia di Napoli). Un confronto promosso dalla Lega che ha intrecciato testimonianze, analisi e proposte legislative, e che ha visto l’annuncio ufficiale della candidatura dell’avvocato Nicholas Esposito, responsabile regionale della Lega Giovani in Campania, al Consiglio regionale.

Di Maggio, che ha ispirato le proposte di legge “Giò Giò” dedicate alla memoria del figlio, ha denunciato la “finzogna” (termine da lei coniato per sintetizzare i concetti di finzione e menzogna) del sistema carcerario attuale: «Il carcere dovrebbe essere per Costituzione riabilitativo ma attualmente il carcere è diventato ricreativo. Io sono una riabilitatrice e vi dico che siamo molto lontani dalla riabilitazione e più vicini alla ricreazione: se facciamo fare a questi ragazzi la cravatta, la pizza, la pasticceria, quando usciranno avremo un assassino che sa fare bene la pizza ma non si è rieducato».

Poi una proposta per “contaminare” con il buono quei pezzi di società dove le malapianta della cultura dell’illegalità ha messo radici: «Questi ragazzi armati, che escono la sera e fanno danno agli altri e a se stessi, vanno frenati con gli ingredienti della vita di Giogiò. Giogiò viveva nella bellezza, nella musica, nell’arte, nell’amicizia sana, nella condivisione. Questo dobbiamo offrire a questi ragazzi, soprattutto nei luoghi di dolore, dove c’è il mood dello sconfitto: dobbiamo portare il mood del vincitore, armare i bambini di strumenti musicali, portare la musica e l’arte in tutte le sue declinazioni». E ha annunciato la sua idea di campagna elettorale: «La prima cosa che vorrò fare è creare un team di donne vicino alle mamme di Napoli. Perché se ci sono ragazzi che giocano al pallone e suonano il corno, o ci sono ragazzi con la pistola è perché ci sono sono mamme che amano e mamme che non amano. E le Manne che non amano sono quelle che nulla dicono quando i figli vanno al bingo, rapinano, fanno le dirette su TikTok. Le mamma che non amano sono quelle che fanno morire i nostri figli. E noi non le possiamo più accettare. L’unica soluzione, gli unici due ingredienti salvifici per l’esistenza sono la cultura e il rispetto: bassi livelli di cultura creano alti livelli di violenza, mancanza di rispetto crea discriminazione».

Al suo fianco, Pina Castiello, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha ribadito il valore della battaglia di Di Maggio: «Giovanbattista Cutolo è diventato il figlio dell’Italia intera, è diventato nostro figlio, e quindi per lui dobbiamo necessariamente portare avanti questa battaglia». Perché «quando un ragazzo, un uomo, un giovane alza la voce, alza le mani, impugna un’arma, impugna un coltello, è un fallimento: un fallimento della collettività, dello Stato, della famiglia, della scuola. Però lo Stato c’è, è presente e attraverso il percorso normativo si può mettere fine a tutto ciò».

Castiello ha sottolineato la linea del Governo: «La sicurezza è un diritto fondamentale dei cittadini e non arretriamo di un solo passo. Il Decreto Caivano ha introdotto norme importanti: dal reato di stesa alle nuove misure per i minori sopra i 14 anni. Anche se giovani, chi commette omicidi è consapevole di ciò che fa e va assicurato alla giustizia. Su questo siamo irremovibili». E ha ricordato la stretta sui social: «Troppi condannati usano i social per trasmettere messaggi sbagliati. Come Lega abbiamo presentato proposte per impedire questa deriva e siamo certi che il centrodestra saprà compattarsi su queste misure».

Sulla necessità di misure stringenti sul piano repressivo e di interventi sempre più forti sul piano della prevenzione si è espresso anche Nicholas Esposito, responsabile regionale della Lega Giovani e consigliere giuridico a Palazzo Chigi. «La violenza minorile è una piaga che mette in disordine le nostre città – ha detto Esposito, che sarà candidato per la Lega al Consiglio regionale della Campania –. Bisogna lavorare sul piano culturale, attraverso scuole, parrocchie, associazioni anticamorra: ai ragazzi va spiegato che la vita reale è fatta di lavoro e sacrificio, non della criminalità esibita sui social. Ma serve anche un intervento legislativo forte: se un minore di 16 anni esce armato e spara, non può essere considerato solo un minore, vanno applicate le leggi degli adulti. Basta permessi premio, basta messe alla prova: serve certezza della pena».

Chiudendo il quadro, il senatore Gianluca Cantalamessa, collegato in video, ha ricordato l’impegno del partito: «Sono oltre 44mila i reati commessi da minorenni nel 2024, 2400 da ragazzi sotto i 14 anni. Abbiamo dovuto adeguare il codice penale, ristabilire regole e punizioni, ma anche lavorare sulla prevenzione. Come Lega, già nel 2018 abbiamo reintrodotto l’educazione civica, oggi il governo ha riportato i Giochi della gioventù e la bocciatura con il 6 in condotta. C’è bisogno di regole, di formazione, e di intervenire anche sui reati commessi da ragazzi che a 16 anni sono criminali incalliti».

Poi il richiamo alle misure del Decreto Caivano: «Se un ragazzo in carcere minorile dimostra di non voler intraprendere un percorso di riabilitazione, sarà trasferito in un carcere ordinario per non influenzare chi può essere recuperato. Abbiamo introdotto l’ammonimento per i reati commessi da minori di 14 anni, obbligandoli a comparire davanti al questore insieme ai genitori. E per combattere la dispersione scolastica, se un ragazzo non conclude l’obbligo la famiglia perderà tutte le misure di sostegno al reddito. Prima, i minori di 14 anni non potevano essere arrestati perché non era consentita la carcerazione preventiva: siamo intervenuti anche su questo».

Un dibattito che, tra testimonianze (ha raccontato la sua storia di crimini subiti nel silenzio assordante delle istituzioni anche l’imprenditore Gianni Forte), leggi e nuove candidature, ha rimesso al centro il tema della sicurezza e dell’educazione, intrecciando la memoria di Giogiò con un percorso politico che punta alla prevenzione e alla certezza della pena.

sabato, 27 Settembre 2025 - 11:30
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