Avrebbero dovuto vigilare, prestare attenzione. Avrebbero dovuto assicurarsi che il loro figlio non diventasse un pericolo per gli altri. E, invece, avrebbero abbassato la guardia, creando così le condizioni il realizzarsi di un evento drammatico. È il ragionamento che ha spinto la procura della Repubblica di Napoli a chiudere le indagini preliminari sul caso della morte della 30enne Chiara Jaconis, la turista padovana colpita alla testa da una statuetta precipitata da un balcone il 15 settembre 2024, e a indicare in una coppia di genitori i co-responsabili della tragedia.
Quella statuetta – sostiene la procura (pm Raffaele Barela, Ciro Capasso e Vincenzo Piscitelli) – fu lanciata da un ragazzino non ancora 14enne, e pertanto non imputabile, con problemi di salute. I genitori, di 65 e 54 anni, avrebbero dovuto monitorarlo e, non avendolo fatto, sono adesso accusati di omesso controllo e omicidio colposo in cooperazione. I due genitori, una coppia di professionisti di Napoli, rischano adesso di dover comparire in un’aula di Tribunale: con la chiusura delle indagini preliminari, la procura manifesta infatti l’intenzione di andare all’udienza preliminare. Resta da capire se i due indagati chiederanno nuovamente di essere ascoltati. Già nella fase delle indagini, i due hanno sempre sostenuto la loro estraneità ai fatti contestati sottolineando che gli oggetti trovati in frantumi in strada – due statuette raffiguranti personaggi egizi del peso di 2,2 chili e 4,6 chili – non sarebbero di loro proprietà.
Dalle testimonianze raccolte durante le indagini pare che non fosse la prima volta che da quell’abitazione al civico 4 di via Santa Teresella degli Spagnoli cadessero oggetti di vario tipo, pesanti e meno pesanti. Ad entrambi i genitori, la Procura di Napoli, contesta di non avere adeguatamente tenuto sotto controllo il ragazzino, pur sapendo che aveva l’abitudine di lanciare oggetti dalle finestre della loro casa. Le imposte erano già state munite di chiavistelli che però il ragazzo sapeva sganciare e quindi, sempre secondo gli investigatori, entrambi si sarebbero dovuti attivare per sostituirli con delle serrature con la chiave. Inoltre non avrebbero rimosso i pesanti oggetti presenti in casa alla portata del ragazzino e omesso di tenerlo sotto un controllo assiduo proprio per prevenire la possibilità che potesse – come sarebbe successo in diverse occasioni in precedenza – lanciarli da finestre e balconi.
«È una tragedia che ha colpito due famiglie perbene – commenta l’avvocato Carlo Bianco, legale dei due professionisti – quella della povera Chiara e quella dei due genitori che hanno sempre avuto grande cura e tutela per il loro figlio piccolo, purtroppo affetto dalla nascita da disturbi di salute».
Per quanto riguarda la Procura dei Minorenni, il pm ha chiesto l’archiviazione della posizione del figlio 15enne della coppia, il più grande, e il “non luogo a procedere” per il 13enne, affetto da problemi di salute e ritenuto responsabile del lancio, ma non imputabile in quanto non ancora 14enne. Entrambe le istanze saranno oggetto dell’udienza dinanzi al gip presso il tribunale dei minorenni di Napoli in programma il 6 novembre.
La tragedia si verificò il 15 settembre dello scorso anno. Chiara stava passeggiando nei vicoli dei Quartieri Spagnoli insieme al fidanzato. Da lì a qualche ora avrebbero dovuto prendere l’aereo per rientrare a Padova. Ma quell’ultimo tour le fu fatale. La statuetta caduta da un balcone la centrò in pieno, non dandole scampo.
lunedì, 20 Ottobre 2025 - 10:04
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