Clan e voto inquinato, arrestati 4 politici nel Casertano: una è candidata di FI alle Regionali Campania. Indagato carabiniere

Veronica Biondo e Andrea Pirozzi
Veronica Biondo e Andrea Pirozzi
di Laura Nazzari

Appena pochi giorni fa gli applausi, i flash dei fotografi, le interviste. I sorrisi. Veronica Biondo, vicesindaco di Santa Maria a Vico, comune del Casertano, stringeva le mani di Fulvio Martusciello, coordinatore regionale di FI in Campania, e del senatore Francesco Silvestro per suggellare il suo recentissimo passaggio in Forza Italia e la contestuale candidatura al Consiglio regionale della Campania nella lista casertana del partito. Regista dell’operazione politica il deluchiano Giovanni Zannini, che dopo anni trascorsi in Consiglio regionale a sostegno dello “sceriffo” e della sua maggioranza, si è improvvisamente scoperto “innamorato” di Forza Italia. Il trasloco politico è stato accompagnato da una vera e propria migrazione: una candidatura per sé e per alcuni dei suoi “fedelissimi”, transitati in blocco nella casa azzurra, svuotando di fatto il centrosinistra di una parte consistente della sua base. Circa un centinaio gli amministratori locali del Casertano che, solo pochi giorni fa, avevano annunciato l’adesione a Forza Italia.

Tra loro, anche Veronica Biondo. Ma i sogni elettorali del vicesindaco si sono infranti questa mattina, quando la Guardia di Finanza di Marcianise ha bussato alla sua porta notificandole un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Una bomba in una campagna elettorale che comincia ora a infiammarsi, dopo che il centrodestra ha finalmente trovato la quadra sul candidato unitario alla presidenza della Regione. Una bomba, soprattutto, piovuta sulla testa di Edmondo Cirielli, che appena ieri aveva rilanciato la sua sfida in nome della legalità e della trasparenza: «Con me presidente finirà la stagione delle clientele e dei favori agli amici degli amici. Nessuno potrà condizionare le nostre scelte. In Campania torneranno la trasparenza e il rispetto delle regole», aveva dichiarato con fermezza, rivendicando il proprio rigore. «Ho servito lo Stato in divisa e nelle istituzioni per tutta la mia vita – aveva aggiunto –. Da ufficiale dei Carabinieri, poi da parlamentare e oggi da Vice Ministro degli Esteri, ho sempre agito seguendo un principio chiaro: difendere la legalità e mettere il merito davanti a ogni privilegio». E adesso Cirielli si ritrova a gestire una grana elettorale non di poco conto, esplosa a poche settimane dal voto.

L’inchiesta coordinata dalla Dda teorizza l’esistenza di un accordo tra alcuni politici di Santa Maria a Vico ed esponenti del clan camorristico Massaro per condizionare le elezioni comunali del 2020 vinte dal sindaco Andrea Pirozzi, al tempo candidatosi con una civica e adesso vicino a Forza Italia. Pirozzi è stato arrestato e posto ai domiciliari, come Biondo. La misura cautelare dei domiciliari è scattata anche per il consigliere di maggioranza Giuseppe Nuzzo e l’ex assessore Marcantonio Ferrara. Il carcere è stato disposto per i due esponenti apicali del clan camorristico Massaro, Raffaele Piscitelli e Domenico Nuzzo. I sei sono indagati a vario titolo di scambio elettorale politico mafioso, induzione indebita a dare o promettere utilità, rilevazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale. Indagato a piede libero anche un carabiniere in servizio alla stazione Carabinieri di Santa Maria a Vico: il militare dell’Arma è accusato di rivelazione di segreti di ufficio perché avrebbe rivelato al sindaco Pirozzi l’esistenza di indagini riguardanti la presunta compravendita di voti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la cosca avrebbe avuto a disposizione una tale «mole di voti» «da consentire una convergenza, non solo in favore di candidati di riferimento, ma, addirittura, verso un candidato della lista avversaria, ciò al fine di consentire a quest’ultimo di permanere nella carica di consigliere provinciale». In più occasioni – si legge in una nota stampa a firma del procuratore di Napoli Nicola Gratteri – «il referente della fazione criminale preannunciava l’esito delle elezioni ai candidati al consiglio comunale, anche in ordine alle cariche poi avrebbero rivestito».

In cambio il clan Massaro avrebbe preteso il sostegno amministrativo necessario per «realizzare un impianto di cremazione di defunti attiguo al cimitero comunale con affidamento della gestione servizio ad una nuova società della quale uno dei due soggetti ritenuto afflitto al clan sarebbe divenuto socio occulto». Il clan avrebbe anche puntato alla «riassegnazione in favore di familiari di uno dei due soggetti con recenti penali per associazione mafioso della concessione comunale per la gestione di un chiosco-bar ubicato nella frazione di San Marco, per il quale non si sarebbe potuto procedere alla riscossione di canoni pregeresti non versati e all’abbattimento del chiosco risultato gravato da rilevanti abusivi edilizi”. Inoltre il clan avrebbe alla gestione di un’area fieristica la cui realizzazione prevedeva l’emozione di un apposito regolamento comunale per il quale si sarebbero attivati alcuni esponenti del Consiglio comunale coinvolti nelle indagini». Infine dall’inchiesta sono emerse «presunte pressioni effettuate sul legale rappresentante di una società aggiudicataria di un appalto comunale per ottenere l’assunzione di un fiancheggiatore e referente di uno dei due soggetti con precedenti penali per associazione mafiosa».

mercoledì, 22 Ottobre 2025 - 12:20
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