E anche Giuseppe Sommese ha trovato la sua “nuova” casa politica, giusto in tempo per non perdere il treno delle elezioni regionali in Campania. Quel treno sul quale il suo partito, Azione, ha deciso di non salire in nome di un principio di coerenza che Carlo Calenda va sbandierando con fermezza da mesi in tv e su tutti i giornali: mai coi Cinque Stelle, mai – in Campania – con Roberto Fico. Invece Sommese, il giovane politico che ha scritto la norma sul terzo mandato che avrebbe dovuto aprire le porte a Vincenzo De Luca per l’ennesima ricandidatura alla guida della Regione Campania e che poi è stata bocciata dal Consiglio di Stato, alla corsa per la riconferma da consigliere regionale non ha voluto rinunciare. E, per sua fortuna, ha trovato un posto disponibile. In zona Cesarini. Perché le trattative si sono rilevate più difficili del previsto.
Con un post su Facebook pubblicato nel tardo pomeriggio di ieri (giovedì 23 ottobre), Sommese ha annunciato di essere candidato con la lista Avanti Campania, quella del Partito socialista italiano: l’accordo è stato siglato con il segretario nazionale del partito, Enzo Maraio, che a De Luca è assai legato, basti pensare che nell’aprile 2024 Maraio è stato nominato direttamente da De Luca alla guida della sede romana della Regione Campania (in successione a Nicola Oddati), che ha il ruolo di gestire i rapporti istituzionali per conto della Giunta regionale. Nel Psi Sommese ritrova il collega di Azione, Luigi Cirillo e l’uscente Salvatore Aversano (di San Marcellino), che era nel gruppo Misto. E il Psi ha imbarcato pure un altro consigliere regionale senza “casa”: Fulvio Frezza. che nel 2020 fu eletto con +Europa e poi è confluito nel Misto rimanendo vicinissimo a Vincenzo De Luca.
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Non solo. Nel Psi c’è anche la consigliera regionale uscente Valeria Ciarambino, pure lei partita da un’altra “casa” politica: eletta dieci anni fa con il Movimento 5 Stelle, poi fuoriuscita dalla compagine grillina nel giugno 2022 per aderire al gruppo “Insieme per il futuro” messo in piedi da Luigi Di Maio (e sciolto pochi mesi più tardi) e quindi transitata nel gruppo Misto, Ciarambino si è pian piano allineata sulle posizioni della maggioranza di governo regionale, finendo per diventare una sostenitrice delle politiche trainate da Vincenzo De Luca. Quel De Luca, ricordiamo, contro il quale Valeria Ciarambino si era candidata con il Movimento 5 Stelle e con il quale si è scontrata per un intero mandato e per la prima parte del secondo mandato consiliare. Quindi la parola: a poche settimane dalla chiusura delle liste elettorali, Ciarambino stringe – anche lei – la mano dell’amico di De Luca, Maraio e comunica ai suoi elettori di avere sempre avuto come bussola Sandro Pertini, di cui «ho foto nel mio ufficio», il quale «come Matteotti, ci ricorda che la politica non è un mestiere da professionisti del consenso, ma una missione da vivere con coerenza, coraggio e passione civile». E mentre Ciarambino entra, l’ex sottosegretario all’Industria Felice Iossa esce: dirigente nazionale e responsabile Mezzogiorno del Psi, Iossa se n’è andato sbattendo la porta quando l’accordo con Valeria Ciarambino era quasi fatto. «Il Psi non è un taxi – ha tuonato -. Non posso accettare che il Psi candidi chi ha offeso in modo indegno un sindaco socialista che a questo partito ha dato tutto se stesso, dopo averlo prima supportato e poi attaccato in maniera vergognosa per questioni che nulla hanno a che vedere con la politica e con gli alti principi socialisti. Si è scelto un candidato presidente senza una vera discussione, senza un programma, senza un’idea di futuro. Si è persa l’occasione di costruire una nuova visione per il Mezzogiorno, capace di parlare ai più deboli, alle imprese, di affrontare le questioni ambientali e di promuovere uno sviluppo duraturo».
Parole durissime, quelle di Iossa, che raccontano di un trasformismo estremo che resterà la cifra di questa tornata elettorale. Un trasformismo per di più sfacciato, ostentato. Con tanto di foto, post. Come se degli elettori, o potenziali tali, non importi niente a nessuno. Così in questo giochi di incastri alla ricerca della “poltrona” in Consiglio, si registra la capriola del casertano Giovanni Zannini, deluchiano di ferro fino a poche settimane fa, quando si è scoperto fulminato lungo la via di Fulvio Martusciello: Zannini sarà candidato in Forza Italia, nella provincia di Caserta. Per ringraziare Martusciello dell’ospitalità s’è portato dietro 100 amministratori casertani, tra i quali pure la vicesindaca di Santa Maria a Vico Veronica Biondo che è stata messa fuori gioco dalla procura con gli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta per voto di scambio. Resta da capire quanto durerà questa nuova collocazione o se Zannini, a consiliatura in corso, finirà con il “pentirsi” della scelta fatta per tornare all’ovile, magari in una delle liste più vicine a De Luca. Un altro deluchiano che ha virato a destra è il consigliere regionale uscente Felice di Maiolo: eletto nel 2020 con la lista “Fare democratico”, è poi transitato nel gruppo Misto. Adesso è in quota Lega, con la quale si candiderà.
Ha cambiato partito e perfino area politica pure il consigliere regionale uscente Vincenzo Santangelo, che rappresentava Italia Viva sul territorio di Caserta: ha aderito a Fratelli d’Italia. Il suo ingresso ha provocato non pochi problemi nel partito meloniano, innescando una serie di giravolte che però – stavolta – si sono consumate tutte in una stessa area politica.
Il consigliere regionale uscente Alfonso Piscitelli, del Casertano, ha lasciato Fratelli d’Italia a metà ottobre è transitato nella Lega sotto il cui simbolo correrà in questa tornata elettorale sempre nell’area casertana. Per tutta risposta il sindaco di Casaluce Rany Pagano – che nel 2020 si candidò in Consiglio regionale (ma non fu eletto) con Campania Libera (a sostegno di De Luca) – ha lasciato la Lega ed è entrato in Fratelli d’Italia. Un via vai al quale ha partecipato anche Gennaro Cinque, eletto in passato con il Nuovo Psi: oggi si candida con la Lega, sempre sul Casertano.
Un passaggio inverso a quello di Santangelo l’ha fatto a luglio Maria Grazia di Scala: in piena estate, ha lasciato Fratelli d’Italia e ha aderito a Italia Viva, ritrovandosi così di punto in bianco nella maggioranza di governo di De Luca contro il quale si era schierata fino al giorno prima. Di Scala è candidata in Casa Riformista, che è la lista messa in piedi da Italia Viva. Nella stessa lista c’è la consigliera regionale uscente Maria Luigi Iodice, che ha scelto dove ricollocarsi appena pochi giorni fa: eletta in Consiglio con Noi campani di Mastella, abbondò il gruppo nel 2024 transitando nel Misto.
Ritrova casa anche il consigliere regionale uscente Corrado Matera: dopo essere stato eletto con Fare democratico ed essere poi transitato nel Misto, l’avvocato giuslavorista del Salernitano si candida con il Partito democratico, restando di fatto sempre nell’area di maggioranza. Lascia, invece, il Pd per unirsi alla lista “A testa alta” di Vincenzo De Luca, il consigliere regionale uscente Erasmo Mortaruolo, proveniente del Sannio. Stesso passaggio per il presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero, che è stato escluso dal Pd nel dicembre 2024. Entra in A testa alta anche Giovanni Porcelli, che proviene da Campania Libera, lista di riferimento di De Luca alle regionali del 2020.
Infine si ricandida anche la consigliera regionale uscente Maria Muscarà, che ha scelto una collocazione coerente con il suo percorso in Consiglio regionale: eletta con il Movimento 5 Stelle in opposizione a Vincenzo De Luca e al Pd, Muscarà ha lasciato i grillini nel 2022 lamentando una “deriva” del Movimento; è quindi passata al gruppo misto e da qui ha continuato la sua strenua opposizione a De Luca e al Pd. Un’opposizione che Muscarà intende portare avanti: entrata nell’associazione Sud protagonista di Salvatore Ronghi, Muscarà si è candidata in rappresentanza di questa associazione nella lista civica che fa diretto riferimento al candidato presidente di centrodestra Edmondo Cirielli.
venerdì, 24 Ottobre 2025 - 09:58
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