Un’altra donna uccisa dal compagno, dall’uomo con la quale aveva condiviso un pezzo di vita. Sono trascorsi appena 14 anni dalla morte di Pamela Genini, la ragazza di 29anni uccisa a coltellate a Milano dal suo ex fidanzato, Gianluca Soncin, la sera del 14 ottobre, nella sua abitazione nel quartiere Gorla a Milano, che le cronache raccontano un’altra storia di femminicidio. Una storia resa più drammatica dal fatto che l’assassino è riuscito a farsi beffe del braccialetto elettronico che indossava e che avrebbe dovuto rappresentare un’ulteriore garanzia di tutela della vittima.
Reis Pedroso Douglas, brasiliano di 41 anni, ha ucciso – nella notte tra ieri e oggi – la ex compagna Jessica Stapazzolo Custodio de Lima, di 33 anni e anche lei brasiliana: l’omicidio si è consumato nell’abitazione a Castelnuovo del Garda, in provincia di Verona, dove il 41enne è riuscito a introdursi. L’uomo, secondo quanto scrive la Procura di Verona in una nota, l’avrebbe colpita «con un numero imprecisato, ma comunque smisurato di coltellate» durante un violento litigio. Reis Pedroso Douglas è in stato di fermo: è stato bloccato dai carabinieri dopo che l’uomo aveva contattato i militari manifestando intenti suicidi e fornendo indicazioni che hanno portato al ritrovamento del corpo. Nell’auto dell’uomo è stato rinvenuto il coltello usato per uccidere Jessica.
Al momento del fermo il 41enne non aveva il braccialetto elettronico, quel braccialetto che gli era stato applicato in seguito a una denuncia per maltrattementi arrivata da Jessica, che s’era deciso a denunciarlo dopo ripetuti maltrattamenti. L’uomo, infatti, era sottoposto dallo scorso 23 aprile al divieto di avvicinamento alla compagna e ai luoghi che lei frequentava, con l’obbligo di mantenersi a una distanza di 500 metri da entrambi. Inoltre i carabinieri hanno trovato in altro luogo il dispositivo che l’autorità giudiziaria aveva consegnato a Jessica e che sarebbe suonato se l’uomo, dotato di braccialetto, si fosse avvicinato: in questo caso l’alert sarebbe arrivato anche alle forze dell’ordine. Gli inquirenti devono adesso accertare il perché questo apparato fosse nascosto nel garage dell’abitazione della madre a Ponti sul Mincio. Il dubbio è che sia stata proprio Jessica a nasconderlo, rendendo vana la tutela del braccialetto elettronico. Ma perché farlo? Perché, è il ragionamento, Jessica era talmente succube del compagno che, nonostante le acclarate condotte di violenza di lui, non sia riuscita ad opporsi alla sua manipolazione.
Qualcuno adesso parla di tragedia annunciata. Pedroso annovera una condanna per rifiuto dell’accertamento dello stato di ebrezza e dagli accertamenti risulta fare un uso smodato di alcool e di stupefacenti. Si trova già sottoposto a procedimento penale per numerose ipotesi di reato: maltrattamenti, lesioni volontarie ai danni della compagna commessi quantomeno da agosto 2024 ad aprile 2025. Nella stessa indagine preliminare i carabinieri hanno anche contestato “alcuni fatti di violenza sessuale dal medesimo perpetrati nel dicembre 2024” ai danni della sorella della vittima e infine condotte di resistenza e minaccia ai danni dei carabinieri intervenuti. “Si precisa che, esaurite le investigazioni, in data 17 settembre 2025 questo ufficio ha chiesto al Giudice delle indagini preliminari il rinvio a giudizio per tutti questi fatti reato – riferiscono dal comando provinciale di Verona -. Nel corso delle citate indagini preliminari, e precisamente il 21 aprile 2025, i carabinieri della compagnia di Caprino Veronese avevano proceduto al suo arresto in flagranza di reato”. L’uomo infatti aveva gettato a terra la vittima, “trascinandola per i capelli sull’asfalto, colpendola con tre pugni al volto e infine attingendola ripetutamente al volto e al collo con la chiave della sua autovettura”. Il giudice, su richiesta della Procura, aveva convalidato l’arresto ed applicato misura cautelare. In seguito a questo evento il Questore di Verona aveva emesso provvedimento di ammonimento.
martedì, 28 Ottobre 2025 - 17:08
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