Regionali Campania, Borgia: «Caserta merita una visione comune, per questo mi candido. Votate: è la nostra unica forza»

borgia emilia
L'avvocato Emilia Borgia
di Manuela Galletta

Avvocato civilista, da sempre in prima linea nella tutela dei diritti e nella difesa delle persone più fragili, Emilia Borgia torna alla politica attiva candidandosi alle prossime elezioni regionali in Campania con la Lista Fico Presidente, nella circoscrizione di Caserta. Sammaritana, con una lunga esperienza nel mondo forense – dalla vicepresidenza dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere al Consiglio Distrettuale di Disciplina di Napoli – Borgia porta nella competizione elettorale un bagaglio fatto di impegno civile, volontariato e battaglie a tutela del territorio, come quella per difendere il Tribunale cittadino.

La sua candidatura nasce da un’esigenza di cambiamento e da una critica profonda alla rappresentanza politica degli ultimi anni: un punto di partenza da cui prende forma questa intervista, in cui l’avvocato Borgia racconta motivazioni, priorità e visione per la Campania.

Avvocato Emilia Borgia, cosa l’ha spinta a candidarsi e in che modo la sua esperienza professionale può tradursi in un contributo concreto per la Il Consiglio regionale e la società campana?
«La politica è una passione che si ha sin da piccoli. Quando mi è stato proposto quest’estate di candidarmi al Consiglio regionale della Campania, io l’ho colta come un’opportunità, perché ero stanca di delegare la rappresentanza politica. Sono stata distante dalla politica dopo averla fatta per qualche anno, quando ero all’università, sperando e auspicando che altri potessero fare meglio di me. Invece mi sono resa conto che diverse persone impegnate in politica non hanno avuto grandi competenze o comunque non sono riuscite fino in fondo a dare risposte al nostro territorio. I cittadini di questo territorio non si sono resi conto se hanno avuto rappresentanti regionali, non si sono resi conto se hanno avuto rappresentanti provinciali. La Provincia casertana è rimasta così com’era, senza un’unica visione che potesse mettere assieme i 104 comuni. E allora ho deciso di mettermi in gioco, come segno di rottura a questo sistema».

Nel suo racconto emerge una forte critica alla rappresentanza politica degli ultimi anni. Quali sono, secondo lei, le principali carenze del sistema attuale che l’hanno convinta a “mettersi in gioco” in prima persona?
«La politica non può essere solo di colui il quale si propone, si ripropone, si ripropone all’interno di un partito. Non è questa la democrazia. Ad un certo punto bisogna avere anche il coraggio di ammettere di aver fallito, o quantomeno di non essere riuscito ad attuare ciò che ci si era prefissi con le migliori delle intenzioni».

La sua professione la mette in contatto anche con disagi sociali. In che modo la Regione può intervenire per fornire un’adeguata assistenza alle fasce più deboli, agli anziani, ai minori, alle donne in difficoltà per cercare di rendere la società più giusta e solidale?
«Io mi occupo di diritto di famiglia. Gli enti locali hanno spesso una carenza di personale nell’ambito degli assistenti sociali e si rivolgono molto spesso, ad esempio, a delle cooperative che devono garantire, tra le altre cose, gli incontri padre-figli se sono protetti. Accade molto spesso che queste convenzioni scadono e non solo il papà o la mamma, ma addirittura i bambini, perché poi sono quelli che ne soffrono di più e che ne avranno delle conseguenze nel lungo periodo, devono rinunciare per mesi, se non addirittura per anni, ad incontrare un proprio genitore perché l’ente comune non ha provveduto a rifare la convenzione con quell’ente».

Le donne che esercitano professioni come quella forense spesso affrontano una sfida doppia, soprattutto quando devono anche cimentarsi con la maternità. In che modo la Regione può aiutare le donne a conciliare la vita lavorativa e la vita professionale e soprattutto può incentivare la leadership femminile come motore di cambiamento e di innovazione sociale?
«Le donne che lavorano meritano particolare rispetto. Se poi sono libere professioniste, assoggettate all’aggiornamento continuo e ai corsi di formazione, il rispetto deve essere ancora più grande. Da avvocato conosco bene i disagi che ho vissuto anch’io in prima persona. Le politiche sociali possono certamente intervenire. Si può, ad esempio, pensare a degli incentivi per creare asili nido, così che l’avvocato che va in tribunale possa portare con sé il bambino e lasciarlo in un luogo non distante. Può sembrare una cosa banale, ma non lo è affatto: nei primi mesi dopo la nascita di un figlio viviamo disagi enormi e rischiamo di cancellarci, o comunque di fermarci con il nostro lavoro, perché non troviamo una rete in grado di sostenerci».

Un appello ai cittadini che pensano di non recarsi alle urne perché ormai rassegnati, disillusi e convinti che il loro voto non serva a cambiare le cose.
«Il livello di astensionismo nel nostro Paese ha raggiunto limiti preoccupanti. La cosa singolare è che i partiti, in generale, non hanno fatto una grande analisi. Eppure non partecipare significa delegare a una minoranza anche il proprio destino, perché la politica decide tutto. Mi rivolgo soprattutto a chi è incerto, a chi ritiene di non voler andare a votare perché si sente sfiduciato: è importante partecipare. Indipendentemente dallo schieramento che ritenete di dover votare, recarsi alle urne è un atto di democrazia. Ciascuno di noi deve concorrere alla formazione della volontà popolare e non può distaccarsene. Allora, se una parte della politica non vi ha soddisfatto, rivolgetevi a quella che vi appare più convincente. Ma non restate a casa: la partecipazione di tutti è fondamentale. Questa è la democrazia».

sabato, 15 Novembre 2025 - 16:29
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