Regionali Campania, la sfida di Daniela Di Maggio: «Arte e sport per salvare i ragazzi dalle pistole, nessuno muoia come Giogiò»

Daniela Di Maggio
di maga

A poco più di due anni dalla morte di suo figlio, il giovane musicista Giovanbattista “Giogiò” Cutolo, ucciso in piazza Municipio a Napoli nell’agosto 2023 mentre tentava di sedare una lite nata per uno scooter parcheggiato male, Daniela Di Maggio si presenta all’appuntamento con le urne di domenica 23 novembre e lunedì 24 novembre come candidata al Consiglio regionale in Campania. Dopo la decisa battaglia per la riforma della giustizia minorile – culminata nell’approvazione delle nuove norme sulla messa alla prova che adesso viene negata ai minori accusati di omicidio – la madre di Giogiò vuole entrare nelle istituzioni per incidere dall’interno su un sistema che considera responsabile della morte di suo figlio. Cultura, bellezza, prevenzione, ascolto nelle scuole, più strumenti per contrastare le baby gang: sono alcuni dei temi al centro della campagna elettorale, capolista della Lega nella circoscrizione di Napoli.
In questa intervista, Daniela Di Maggio ripercorre il suo impegno, spiega a Giustizia News24 perché ha scelto di correre alle Regionali e quali saranno le sue prime battaglie se verrà eletta.

Daniela Di Maggio, perché ha deciso di candidarsi alle Regionali in Campania e quale contributo pensa di poter dare al Consiglio regionale e alla società campana?
«Ho deciso di candidarmi alla Regione Campania perché mi è stato chiesto dal partito della Lega per tutto quello che ho profuso in termini di impegno civico durante la battaglia per cambiare la legge sui minori. Poiché quella battaglia l’ho portata avanti insieme al sottosegretario della Lega, è venuto naturale, da parte del partito, propormi la candidatura. Hanno visto la mia tenacia, il mio temperamento e la mia voglia di arrivare a un obiettivo risolutivo».

Lei ha cominciato a fare politica dopo la morte di suo figlio. Qual è stato il momento in cui ha sentito che trasformare il dolore in impegno politico potesse essere una strada possibile?
«Ci tengo a precisare una cosa: non ho deciso di fare politica dopo la morte di mio figlio. Io mi sono ritrovata, mio malgrado, a fare politica proprio a causa di quello che è successo. Quando ho scoperto che a uccidere mio figlio era stato un minore pluripregiudicato, a piede libero, che aveva già commesso un tentato omicidio ma godeva dell’istituto della messa alla prova, mi sono resa conto che il sistema giudiziario è vacillante. Un ragazzo come il killer di mio figlio non doveva assolutamente essere libero. Questa assurda leggerezza legislativa ha fatto sì che morisse mio figlio. Lo ripeto sempre: mio figlio è morto per la sciatteria e la mancanza di cura di un sistema normativo sbagliato. Ed è per questo che ho iniziato a battermi. Facevo politica senza nemmeno saperlo».

Nei suoi incontri parla di giustizia, di repressione, ma anche di educazione, cultura e opportunità negate ai giovani. Quale sarebbe, in Consiglio, la sua prima battaglia concreta per prevenire nuove storie come quella di suo figlio?
«La mia prima battaglia in Consiglio nasce dalla consapevolezza che, accanto a una repressione efficace contro l’emergenza delle baby gang, bisogna portare bellezza nei luoghi dello sconforto, nelle periferie, nei quartieri del dolore, dove oggi prevale la bruttezza. La bellezza arriva dall’arte, in tutte le sue forme. Per me, in particolare, la musica è centrale. Ma ci sono anche altre strade».

Per esempio?
«Ieri insieme al ministro Giuseppe Valditara e all’onorevole Gianluca Cantalamessa sono stata nella palestra di Patrizio Oliva nel quartiere Soccavo: un bellissimo polo di sport, cultura e speranza per i giovani. Anche lo sport è bellezza e noi ci batteremo sempre per la riqualificazione delle strutture sportive a Napoli ed in Campania. A tal proposito bene ha fatto il ministro Valditara a nominare Oliva testimonial nelle scuole: ai nostri giovani serve il confronto con modelli positivi che li aiutino a tendere verso il riscatto e la difesa della propria dignità».

Quindi, in concreto, quali iniziative vorrebbe mettere in campo?
«Se eletta promuoverò progetti di riabilitazione basati proprio sull’arte, rivolti ai ragazzi che non hanno mai avuto accesso a un linguaggio creativo, che non hanno mai incontrato davvero la bellezza. È fondamentale che possano farlo. Inoltre, voglio istituire sportelli di counseling nelle scuole, per offrire agli studenti uno spazio di ascolto quando, tornando a casa, non trovano un adulto con cui confrontarsi. La scuola può diventare un luogo che intercetta il disagio e lo ferma sul nascere, prima che quelle frustrazioni si trasformino in coltelli o pistole».

Daniela, questa è la sua prima campagna elettorale, alla quale arriva con un profilo civico, seppure la sua candidatura avviene all’interno di un partito. Perché i campani dovrebbero votarla?
«I campani dovrebbero votarmi perché sono stata l’unica a cambiare una legge sui minori che aveva trent’anni. Non lo ha fatto un parlamentare, non lo ha fatto un senatore, non lo ha fatto un consigliere regionale, sebbene anche una Regione possa intervenire su queste materie. Inoltre, da due anni non mi sono fermata un minuto: opero nelle scuole in maniera volontaria per portare messaggi di solidarietà, pace e giustizia. Sono una donna con un grande temperamento, colta, non sono un’immatura né una sprovveduta. Il mio essere una donna colta mi consente di studiare, approfondire, rimanere sempre sul pezzo. E, soprattutto, quando mi prefiggo un obiettivo voglio portarlo fino in fondo. Questo, secondo me, è uno dei principali motivi per cui i campani dovrebbero votarmi».

venerdì, 21 Novembre 2025 - 18:25
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