Maria Rosaria Borrelli è arrabbiata. Martedì 2 dicembre il giudice monocratico Giuliana Taglialatela del Tribunale di Napoli ha riconosciuto la responsabilità del titolare di un ristorante giapponese nella morte di suo figlio, 15 anni appena, provocata dal sushi servito nel locale ma il verdetto le ha lasciato l’amaro in bocca. Se per il ristoratore 59enne, di nazionalità cinese, è arrivata la condanna a due anni e sei mesi di reclusione (pena sospesa) a fronte di una richiesta avanzata dal pm Federica Amodio di tre anni, per l’altro imputato è stata disposta l’assoluzione. Ad essere uscito indenne dal processo è stato un medico (di base), che ha avuto in cura il ragazzo dopo che questi ha accusato i primi malori, quelli che poi sono degenerati nel decesso: il pm aveva chiesto un anno e otto mesi. Entrambi gli imputati erano accusati di omicidio colposo, il ristoratore rispondeva anche di violazioni in materia di igiene e conservazione di alimenti.
«Dopo 4 anni è stato uno choc, ho sentito menzogne, le prime sono quelle del medico. Da questo processo non è venuta fuori la verità, è uscita solo una verità processuale, artefatta e menzognera. Il mio errore è stato essermi fidato di un medico che non è stato professionale e non ha avuto coscienza», si lamenta Maria Rosaria Borrelli.
Il 23 novembre 2021 Luca Piscopo si recò a pranzo con due amiche in un ristorante giapponese “all you can eat” al Vomero. Poche ore dopo il pasto (14,99 euro a testa), stettero tutti male: febbre alta, vomito, diarrea. I genitori di Luca contattarono il medico che di base, un professionista oggi 65enne, che prescrisse a Luca una terapia. Ma il giovane non migliorò, le sue condizioni precipitarono e il 2 dicembre perse la vita: Luca si spense nel letto di casa sua. «Il ristoratore è stato un bandito, senza scrupoli, – commenta Maria Rosaria Borrelli – ma quello che mi ha fatto rabbia è stata l’assoluzione del medico: in 10 giorni mio figlio ha perso più di 10 chili, lui non mi ha mai fatto una telefonata per chiedermi come stava il ragazzo».
Secondo l’accusa il decesso del 15enne fu determinato da una miocardite collegata alla salmonellosi contratta da Luca insieme con le sue amiche dopo avere mangiato nel locale del Vomero. E sempre secondo la pm Luca si sarebbe potuto salvare se fosse stato curato in tempo, accusa a carico del medico che non è stata avallata nella sentenza. Il professionista si occupò dell’infezione contratta dal 15enne somministrandogli farmaci che ne alleviarono i sintomi ma – a dire della procura – non evitarono il decesso: sotto questo profilo sarà importante leggere le motivazioni della sentenza, un passaggio necessario per consentire alla procura di decidere se presentare ricorso in Appello. Delusione e amarezza sono state espresse anche da Imma Varriale, amica di Luca: «Abbiamo atteso quattro anni affinché venisse fatta giustizia ma così non è stato. La vita di Luca non può valere due miseri anni e sei mesi. Il medico, che non ha saputo svolgere il suo lavoro, è stato assolto. Quello che è successo a Luca non doveva succedere. Non solo abbiamo aspettato 4 anni ma siamo anche rimasti delusi: ancora una volta la giustizia italiana ha fallito. Serviva il massimo della pena, io e tutti gli altri amici di Luca siamo sconvolti».
giovedì, 4 Dicembre 2025 - 13:53
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