Un visore, un ambiente simulato e una formazione tecnica capace di diventare un ponte verso il futuro: è la scommessa di “Folsom Freedom”, il progetto pilota che introduce nelle carceri italiane la realtà virtuale come strumento per acquisire competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. L’iniziativa, presentata ieri – giovedì 4 dicembre – a Palazzo Chigi, nasce dalla collaborazione tra Ministero della Giustizia, Ministero dell’Istruzione e del Merito, Dive Srl e con la partecipazione del Gruppo FS Italiane.
Il programma è partito in tre istituti penitenziari – Taranto, Civitavecchia e Genova Marassi – dove gruppi selezionati di detenuti hanno seguito percorsi immersivi di formazione tecnica, come la simulazione del montaggio di quadri elettrici o l’utilizzo di componenti informatici in ambienti virtuali ad alta fedeltà. L’obiettivo dichiarato è quello di combattere la recidiva fornendo strumenti concreti per la vita dopo la detenzione.
Un tema su cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stato netto: «La recidiva arriva al 40% entro un anno fra chi esce dal carcere e viene gettato sulla strada senza lavoro, senza retribuzione e con lo stigma. Chi invece trova un lavoro, ha un’occupazione e una casa vede la recidiva abbassarsi proprio a picco». Per Nordio, «la tecnologia offre oggi possibilità straordinarie» e la formazione deve essere accompagnata da strumenti basilari: «Una volta fuori, i detenuti devono avere la carta di credito, il conto corrente e un’abitazione decorosa. La rieducazione del detenuto è scolpita nella Costituzione e anche nel nostro cuore».
Soddisfatto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha definito il progetto «pienamente inserito all’interno di quella scuola costituzionale che abbiamo in mente. La nostra Costituzione mette lo Stato a servizio della persona e quindi, se la persona cade, va aiutata a rialzarsi, va dato un riscatto». Valditara ha ricordato gli investimenti per la scuola in carcere: «Sono stati aggiunti 25 milioni di euro per laboratori e attività aggiuntive. Abbiamo aumentato di sei volte gli stanziamenti perché sono fermamente convinto che la scuola debba sempre più dialogare con il mondo esterno».
Alla presentazione erano presenti anche Tommaso Tanzilli, presidente del Gruppo FS Italiane; Michelangelo Mochi, CEO di Dive; e Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni industriali. Secondo Marchesini, il nodo è noto: «Le imprese cercano figure professionali e non le trovano, mentre le persone che escono dal carcere non trovano lavoro a causa dello stigma e della mancata preparazione. Occorre coordinamento, un aiuto a ricreare le condizioni di vita civile e una rete sociale».
Tanzilli ha parlato del progetto come di una sfida strategica per FS: «Oggi abbiamo presentato un progetto che, per noi del Gruppo FS, ha un valore profondo perché unisce innovazione, inclusione e visione strategica». Alla base, ha spiegato, c’è «la missione di contribuire alla sostenibilità sociale, favorendo l’incontro tra le persone che, a conclusione della pena, avrebbero difficoltà a trovare un’occupazione stabile e le imprese italiane che, sempre più spesso, incontrano difficoltà nel reperire lavoratori adeguatamente formati». I primi risultati sono «estremamente incoraggianti»: il modulo pilota “Quadro elettrico” ha registrato «un forte incremento dell’apprendimento, una partecipazione attiva e continua» e la capacità della VR «di superare molte delle barriere logistiche del contesto carcerario».
Il CEO di Dive, Michelangelo Mochi, ha evidenziato la potenza motivazionale della realtà virtuale: «Il progetto Folsom ha dimostrato che la formazione immersiva può diventare un motore concreto di motivazione. Quando le persone vedono e provano nuove competenze in VR, l’apprendimento torna un’opportunità reale». Mochi ha ringraziato i ministri Nordio e Valditara per la partecipazione, dedicando un pensiero «al nostro fondatore, ideatore del progetto, scomparso un anno fa».
L’iniziativa apre ora alla creazione di una piattaforma nazionale condivisa, capace di collegare carceri, scuole e soggetti formativi. L’obiettivo è espandere gradualmente il modello, semplificando la governance e garantendo standard comuni. La prospettiva è quella di raggiungere un numero crescente di detenuti con percorsi professionalizzanti coerenti con le richieste del mercato.
“Folsom Freedom” si presenta così come un modello nuovo di giustizia trasformativa, dove politiche pubbliche, tecnologia immersiva e responsabilità sociale convergono per costruire un futuro più sicuro, inclusivo e sostenibile per tutti.
venerdì, 5 Dicembre 2025 - 10:38
© RIPRODUZIONE RISERVATA














