Napoli, il sorriso di Bruno dopo le coltellate. E il gip dispone il carcere per 4 minorenni indagati per l’aggressione

petrone bruno ospedale
Bruno Petrone, la foto pubblicato dall'Angri calcio
di Manuela Galletta

Bruno sorride, mostra i pollici alzati per dire che va tutto bene. In quel letto d’ospedale dove ci è finito nella notte tra il 26 e il 27 dicembre, il sollievo ha fatto capolino. Il peggio è passato, le sue condizioni di salute sono in netto miglioramento. Bruno sorride nello scatto che l’Angri calcio, dove il 18enne gioca come centrocampista, ha pubblicato sui suoi canali social e guarda adesso al 2026 con la speranza di potersi riprendere la vita messa in standby da quelle assurde coltellate ricevute in una normale notte di movida che hanno costretto i medici dell’ospedale San Paolo a togliergli la milza.

Il 15enne che, in via Bisignano a Chiaia (quartiere di Napoli), ha affondato la lama di un coltello nelle carni di Bruno è invece in carcere: ieri, 30 dicembre, il giudice per le indagini preliminari Anita Polito del Tribunale per i Minorenni di Napoli ha chiuso l’udienza di convalida del fermo con l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il ragazzino, difeso dall’avvocato Vincenzo Maiello, resterà detenuto in un istituto di pena minorile per le accuse di tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione e porto abusivo di arma da taglio. Stessa sorte per tre 17enni, che però rispondono solo di tentato omicidio: sono accusati di avere preso parte all’aggressione colpendo Bruno a pugni, anche se uno di loro dice di non avere mai sfiorato il 18enne.

Adesso attendono tutti il Riesame: il collegio difensivo (rappresentato dagli avvocati Vincenzo Maiello, Domenico Pennacchio e Caterina Amedeo) avanzerà richiesta di attenuazione della misura cautelare, puntando sull’assenza di precedenti degli indagati, sulla provenienza degli stessi da contesti familiari non legati alla criminalità organizzata, sulla circostanza che due giovanissimi vanno a scuola mentre altri due lavorano. I quattro hanno risposto alle domande del gip. In particolare il 15enne autore dell’accoltellamento ha ribadito di non avere aggredito Bruno Petrone, giovane centrocampista dell’Angri (campionato di Eccellenza), durante una sorte di spedizione pre-organizzata, ma di avere incrociato per caso il 18enne con il quale vi erano stati già attriti e di averlo sopraffatto. Nel solco di questa ricostruzione, ha affermato di essersi armato perché – avendo avuto giù screzi con Petrone – temeva per la sua incolumità nel caso di un nuovo incontro e dunque si era “attrezzato” preventivamente a scopo di difesa. Parole alle quali il gip Polito non ha dato credito: l’aggravante della premeditazione è rimasta in piedi.

mercoledì, 31 Dicembre 2025 - 12:25
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