Gli Usa attaccano il Venezuela, Maduro catturato e incriminato a Ny. Cresce l’apprensione per gli italiani


Donald Trump attacca – dopo mesi di tensione – il Venezuela e apre un fronte di guerra che coglie di sorpresa il resto del mondo. Il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato catturato da parte della Delta Force statunitense, anche se i media raccontano l’operazione come una «esfiltrazione negoziata». Catturata anche la moglie. I due sono stati condotti negli Usa e incriminati a New York. Nel pomeriggio Trump terrà una conferenza stampa.

L’operazione ha provocato morti e feriti, ma secondo quanto affermato da un funzionario americano citato dal New York Times non ci sarebbero vittime americane. L’attacco è stato sferrato intorno alle due di notte, ora locale. Alcuni video citati dai media americani mostrano che sarebbe stata condotta con elicotteri MH-47 Chinooks della 160ª Special Operations Aviation Regiment, l’unità di elicotteri delle forze speciali, la stessa che aveva preso parte all’Operazione Neptune Spear contro il complesso di Osama bin Laden. Bombe sono state lanciate su Caracas dove sarebbero state colpite basi militari. David Smolansky, portavoce della leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, ha dichiarato alla Cbc News che tra i luoghi colpiti figurano i seguenti: Fuerte Tiuna — la principale base militare di Caracas; La Carlota: la principale base aerea di Caracas; El Volcán — antenna di segnale; Porto di La Guaira: un porto marittimo sulla costa caraibica.

Il vice segretario di Stato americano Christopher Landau ha affermato che per il Venezuela è «una nuova alba». «Il tiranno se n’è andato. Finalmente affronterà la giustizia per i suoi crimini». Il ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, ha diffuso un comunicato dopo i bombardamenti perpetrati dagli Stati Uniti contro diversi punti del Paese. Nella nota, sottolinea l’emittente Tele Sur, si condanna la «criminale aggressione militare» e si afferma che la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (Fanb) dispiegherà tutti i suoi mezzi in difesa del territorio e della popolazione venezuelana.

Se gli Usa “festeggiano”, le reazioni che arrivano dal resto del mondo non sono di giubilo. Il ministero degli Esteri russo ha condannato l’attacco condotto questa mattina dagli Stati Uniti contro obiettivi in Venezuela, definendolo «un atto di aggressione armata» e «profondamente preoccupante e condannabile». Secondo Mosca, i pretesti utilizzati per giustificare l’azione «sono insostenibili» e rappresentano «il trionfo dell’ostilità ideologica sul pragmatismo imprenditoriale e sulla volontà di costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla prevedibilità». «La priorità ora – si legge in una nota – è impedire un’ulteriore escalation e concentrarsi su una soluzione attraverso il dialogo. Crediamo che tutti i partner coinvolti debbano cercare una via d’uscita negoziata, e siamo pronti a sostenere questo sforzo». Mosca ha ribadito il proprio sostegno alla «dichiarazione delle autorità venezuelane e dei leader dei Paesi latinoamericani» per la convocazione urgente di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

«La regione latinoamericana – ha sottolineato il ministero – deve restare una zona di pace come affermato nel 2014, e al Venezuela va garantito il diritto di determinare il proprio destino senza ingerenze esterne, tanto meno militari». La Russia ha inoltre espresso «solidarietà al popolo venezuelano e sostegno al percorso della sua leadership bolivariana, volto a proteggere gli interessi nazionali e la sovranità del Paese». L’ambasciata russa a Caracas «opera regolarmente ed è in contatto costante con le autorità venezuelane e i cittadini russi nel Paese. Al momento – conclude la nota – non si segnalano feriti tra i connazionali».

Anche l’Iran, alleato del governo di Caracas, ha condannato con fermezza l’attacco degli Stati Uniti in Venezuela, definendolo «un’aggressione» che viola la sovranità e l’integrità territoriale del Paese sudamericano. In una nota, il ministero degli Esteri iraniano ha chiesto lo stop immediato delle azioni militari statunitensi. Secondo Teheran, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu «deve agire per fermare immediatamente l’illegale invasione statunitense del Venezuela». Nella nota si sottolinea che «l’aggressione militare degli Stati Uniti contro uno Stato indipendente membro delle Nazioni Unite è una palese violazione della pace e della sicurezza regionali e internazionali, le cui conseguenze colpiranno l’intero sistema internazionale e accelereranno l’erosione e la distruzione dell’ordine basato sulla Carta dell’Onu». Il ministero degli Esteri iraniano ha affermato inoltre che le azioni di Washington «minano il diritto internazionale e rappresentano una grave minaccia per la pace e la sicurezza regionali e globali». Teheran ha infine ribadito «il diritto intrinseco del governo venezuelano all’autodifesa» e ha esortato le Nazioni Unite e tutti i governi impegnati nel rispetto dello Stato di diritto, della pace e della stabilità internazionale a «condannare senza ambiguità l’attacco e a chiamare i responsabili a risponderne».

Le reazioni europee

Dall’Europa arrivano posizioni più caute. La Spagna si dice pronta a mettere a disposizione i propri «buoni uffici» per favorire una soluzione pacifica e negoziata della crisi venezuelana. Il ministero degli Affari Esteri di Madrid ha invocato una de-escalation e ha ribadito di non aver riconosciuto i risultati delle elezioni del 28 luglio 2024, confermando il sostegno a un percorso democratico.

Madrid ha inoltre assicurato un monitoraggio costante della situazione, in coordinamento con l’Unione Europea, precisando che il personale diplomatico e consolare spagnolo a Caracas e le loro famiglie sono al sicuro.

L’Italia: apprensione per i connazionali

Palazzo Chigi ha diffuso una breve nota nella quale si rende noto che «il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, segue con attenzione la situazione in Venezuela, mantenendo un costante contatto con il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, anche al fine di acquisire informazioni sui nostri connazionali».

Sono ore di forte apprensione in particolare per la famiglia di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto da oltre 400 giorni nel carcere di El Rodeo, a Caracas. I genitori del 46enne stanno seguendo con angoscia gli sviluppi dell’operazione militare statunitense e la cattura di Nicolás Maduro e della moglie.

Sulla vicenda è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Seguiamo con grande attenzione tutto, soprattutto preoccupandoci delle condizioni dei nostri concittadini. Abbiamo anche italiani detenuti, a cominciare da Trentini, ma con lui ce ne sono un’altra dozzina: è un tema che ci preoccupa e sul quale stiamo lavorando al massimo».

Nei giorni scorsi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato ad Armanda Colusso, madre di Alberto, per esprimere la vicinanza e la solidarietà dell’intero Paese.

La comunità italiana in Venezuela

Secondo i dati più recenti, sono oltre 116 mila gli italiani residenti in Venezuela, di cui 5.564 lucani iscritti all’Aire, al 31 dicembre 2024. A ricordarlo è Luigi Scaglione, del Centro studi internazionali lucani nel mondo, che denuncia condizioni di vita sempre più difficili per molti connazionali: espropri, difficoltà economiche, mancato accesso ai sussidi e problemi sanitari.

«È necessario attivarsi subito – sottolinea – per tutelare la salute e garantire il diritto a vivere in un contesto democratico».

Sulla stessa linea Maria Chiara Prodi, segretaria generale del Consiglio generale degli italiani all’estero: «Seguiamo con apprensione la situazione, in contatto con la numerosa comunità italiana in Venezuela, che si sta attenendo alle indicazioni ricevute per la propria sicurezza, che resta la priorità di queste ore concitate».

sabato, 3 Gennaio 2026 - 13:56
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