Strage a Crans-Montana, in carcere titolare del pub. Inchiesta sui controlli mancati e sulla fortuna dei Moretti

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Le sei giovanissime vittime italiane del rogo a Crans Montana
di maga

Di chi è la colpa? Di chi è la responsabilità della strage di Capodanno nel bar-pub Le Constellation di Crans-Montana? La domanda è una, semplice. La risposta, però, si annuncia articolata e si muove su più piani.

A nove giorni dalla drammatica conta delle 40 vittime nell’inferno di Crans-Montana, emerge con chiarezza un dato: il bar-pub Le Constellation si è trasformato in una trappola mortale dalla quale era impossibile fuggire, anche a causa di una catena di controlli che non si è mai attivata. Ed è questo l’aspetto che, ripensando ai volti dei giovanissimi morti tra le fiamme, provoca più rabbia. Perché appare evidente come, anche nella puntuale e rigorosa Svizzera, si siano consumate storture sulla pelle delle persone, in nome del profitto. Il primo, inevitabile piano d’indagine è quello che vede sotto accusa Jacques e Jessica Moretti, i gestori di Le Constellation: marito e moglie, originari della Corsica ma con interessi anche a Ginevra e Cannes, accusati di omicidio colposo, incendio doloso colposo e lesioni personali colpose.

Proprio oggi è arrivata la svolta più attesa dai familiari delle vittime: Jacques Moretti, 47 anni originario della Corsica, è stato arrestato e condotto in carcere al termine di un interrogatorio di circa sei ore svoltosi presso la Procura del Canton Vallese, a Sion. La moglie è stata invece posta agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico: la coppia ha un bambino di dieci mesi. Ai giornalisti, la donna ha dichiarato: «I miei pensieri vanno alle vittime e a coloro che lottano. È una tragedia inimmaginabile. Mai avremmo potuto immaginare una cosa simile. È successo nel nostro locale e chiedo scusa».

La notizia è stata accolta con favore dalle famiglie delle vittime e, almeno per ora, sembra diradare parte delle nubi che si erano addensate sulla vicenda. Nubi che l’avvocato Sébastien Fanti, legale di parte dei familiari delle vittime, aveva sintetizzato con un’amara battuta: «L’arresto dei Moretti? Non accadrà, perché qui tutti giocano a golf insieme». Invece è accaduto. «Bene così. Fare giustizia, fino in fondo», ha scritto su X il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. I familiari del 16enne Riccardo Minghetti, però, chiedono ora che le indagini si allarghino al Comune. «Sono più arrabbiata con il governo — ha detto la madre del giovane — perché i delinquenti ci sono ovunque, ma il governo deve fare i controlli. E lì la colpa è del Comune che non li ha fatti». E aggiunge: «Dobbiamo stare molto attenti: la Procuratrice ha già commesso vari errori, ce lo confermano anche amici avvocati che ci stanno aiutando. Non c’è stato rispetto per le vite umane e ora c’è bisogno di giustizia». Lunedì prossimo l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, incontrerà la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, per fare il punto sulle indagini.

Le certezze dell’inchiesta riguardano l’origine tecnica dell’incendio: un piccolo fuoco d’artificio, posto su una bottiglia di champagne sollevata da una cameriera e alzata verso il soffitto da un altro dipendente del locale, avrebbe innescato le fiamme entrando in contatto con il rivestimento. Secondo punto fermo: il soffitto era ricoperto di schiuma fonoassorbente altamente infiammabile. I dubbi, invece, riguardano i lavori di ristrutturazione effettuati negli anni, il restringimento della scala che conduceva al piano inferiore del pub, il rispetto delle misure di sicurezza e, soprattutto, il fatto che dal 2019 non siano stati effettuati controlli nella struttura.

Altro fronte d’indagine riguarda il patrimonio dei Moretti. La coppia avrebbe investito almeno 4 milioni di franchi svizzeri in cinque anni, mostrando una disponibilità economica che, secondo gli inquirenti, non sarebbe compatibile con la loro storia finanziaria. Una storia scandita anche da diversi problemi giudiziari di Moretti: nel 2008 Jacques Moretti è stato condannato a 12 mesi di carcere da un tribunale francese per sfruttamento della prostituzione. Secondo gli inquirenti, aveva aperto un centro massaggi nell’area di Ginevra, facendo lavorare ragazze reclutate in Francia e costrette a prestazioni sessuali. Lui si proclamò innocente, sostenendo che le ragazze fossero consenzienti e che «in Svizzera la prostituzione non è reato». Uscì dopo quattro mesi con la condizionale. Poi c’è lo spettro di presunti legami con la criminalità organizzata assai risalenti nel tempo. Legami dai quali Moretti potrebbe aver drenato il denaro necessario agli investimenti miliardiari fatti. Nel 2020, in particolare, Moretti acquista Le Constellation – che gestiva di fatto dal 2015 – per 1,5 milioni di franchi svizzeri e, secondo alcune indiscrezioni di stampa, in quello stesso anno avrebbe effettuato altri importanti acquisti tra case e locali. Nel 2024 l’acquisto di un’altra villa.

Accertare come i Moretti abbiano costruito la loro fortuna diventa oggi fondamentale, anche per comprendere se essa sia in qualche modo legata a un altro aspetto doloroso della vicenda: il sindaco ha ammesso che su Le Constellation non venivano effettuati controlli da parte del Comune a partire dal 2020. Una conferma di ciò che appare ormai evidente: il locale si è trasformato in una trappola mortale anche perché nessuno ha verificato se i lavori fossero a norma e se le misure di sicurezza fossero rispettate.

Sugli stessi reati procede anche la Procura della Repubblica di Roma, competente per i casi che coinvolgono cittadini italiani all’estero. Una scelta che conferisce all’inchiesta una dimensione internazionale, dopo le analoghe iniziative giudiziarie avviate in Francia e, ieri, in Belgio. La Procura di Roma ha disposto l’autopsia su tutte le vittime italiane, passaggio particolarmente atteso dalla famiglia del 17enne Emanuele Galeppini, giovane campione di golf. «Il suo corpo — ha spiegato l’avvocato Alessandro Vaccaro — non mostrava segni di ustione, era integro. Non sono bruciati neppure il cellulare e il portafoglio. Non sappiamo se fosse dentro il locale, fuori, se sia morto per il gas». I genitori avevano chiesto informazioni alle autorità svizzere, un referto, un documento medico. «Non ci hanno nemmeno risposto».

venerdì, 9 Gennaio 2026 - 20:15
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