Corruzione e pressing per le nomine in Asl Caserta, chiesto l’arresto del consigliere regionale di FI ma deluchiano di ferro

Giovanni Zannini
di Manuela Galletta

Sul “no” alla candidatura in Consiglio regionale di Giovanni Zannini nelle fila del centrosinistra a sostegno di Roberto Fico, il Movimento 5 Stelle era stato irremovibile. Tanto da spingere Zannini, fedelissimo di Vincenzo De Luca, a cambiare schieramento a poche settimane dall’apertura delle urne, trovando posto nella lista di Forza Italia.

Oggi l’avanzare dell’inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere – che già a ottobre era sfociata in diverse perquisizioni – spiega bene il perché. L’avvocato penalista Giovanni Zannini, fedelissimo di Vincenzo De Luca e per anni suo riferimento politico a Caserta, rischia di perdere la libertà. E corre questo rischio anche in ragione di una denuncia a suo tempo sporta da un “rivale” politico alle ultime regionali, il dottore Enzo Iodice, candidatosi con la lista “Fico presidente” nella circoscrizione di Caserta, lo stesso territorio dove Zannini macina consensi e alle elezioni di novembre ha sfondato il muro delle 30mila preferenze prendendosi un seggio in Consiglio regionale.

La procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (pm Giacomo Urbano) ha chiesto l’arresto (con trasferimento in carcere) di Zannini per i reati di corruzione e concussione. Reati che risalgono alla scorsa consiliatura regionale, quando Zannini era presidente della Commissione Ambiente ed esponente della maggioranza di centrosinistra guidata da Vincenzo De Luca (Zannini faceva parte del gruppo De Luca Presidente). Nell’ambito della stessa indagine coordinata dell’ufficio inquirente guidato dal procuratore Pierpaolo Bruni è stata chiesta la misura del divieto di dimora per gli imprenditori di Castel Volturno Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio, titolari dell’azienda Spinosa Spa, specializzata nella produzione di mozzarella di bufala campana Dop e dei suoi derivati. La notizia è stata lanciata dall’agenzia di stampa Ansa.

La contestazione di concussione fa riferimento a un presunto sistema clientelare che Zannini – secondo la magistratura – avrebbe messo in piedi o cercato di mettere in piedi nell’Asl di Caserta. Un “sistema” che Enzo Iodice, all’epoca dei fatti direttore sanitario dell’Asl di Caserta, ha spiegato di avere tentato in tutti modi di ostacolare, uscendone però sconfitto. Zannini avrebbe cercato di inserire nell’Asl medici di sua fiducia (i casi menzionati sono due), ma in entrambi i casi si sarebbe scontrato con Iodice. E, tuttavia, Iodice si è poi dimesso dall’incarico (era il settembre 2023) per via del pressing che secondo la procura Zannini sarebbe riuscito a esercitare. In questa storia è indagato anche un ex dirigente di vertice della sanità campana, per il quale non è stata chiesta una misura cautelare: quest’ultimo avrebbe fatto da sponda a Zannini.

L’altra ipotesi di reato contestata dagli inquirenti, quella di corruzione, riguarda invece un intervento che il consigliere regionale Giovanni Zannini avrebbe svolto su richiesta degli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, intenzionati a realizzare un impianto per la produzione di mozzarella e alle prese con alcune problematiche amministrative con la Regione Campania. Zannini, all’epoca presidente della Commissione Ambiente, si sarebbe attivato presso gli uffici regionali competenti. In cambio di questo interessamento, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto una gita a bordo di uno yacht di lusso.

In base alla legge Nordio, la decisione sull’eventuale applicazione delle misure cautelari spetterà al giudice per le indagini preliminari Daniela Vecchiarelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dopo gli interrogatori degli indagati, fissati per il prossimo 4 febbraio.

 

martedì, 20 Gennaio 2026 - 20:16
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