Voto di scambio, nuove accuse per consigliere regionale di FI. Nove indagati, accuse di denaro e promesse di appalti

Giovanni Zannini

Per il consigliere regionale della Campania Giovanni Zannini (passato con Forza Italia solo  pochi mesi fa, dopo anni nel centrosinistra e uomo politico di riferimento di Vincenzo De Luca nel Casertano), avvocato penalista di Mondragone, la strada giudiziaria si fa sempre più in salita. Dopo l’inchiesta per corruzione e concussione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nell’ambito della quale nei suoi confronti è stata avanzata richiesta di custodia cautelare in carcere, per Zannini arriva ora una nuova grana. I magistrati sammaritani gli hanno infatti notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari per voto di scambio politico-elettorale, in relazione alle elezioni comunali di Castel Volturno del giugno 2024, che portarono all’elezione a sindaco di Pasquale Marrandino. Lo stesso avviso è stato notificato anche a Marrandino e al sindaco di San Cipriano d’Aversa, Vincenzo Caterino, anch’egli indagato per voto di scambio. Complessivamente sono nove le persone coinvolte nell’inchiesta coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni e dai sostituti Giacomo Urbano e Anna Ida Capone: ci sono anche l’attuale vicesindaco di Castel Volturno Giulio Natale, il titolare di un bar dove si sarebbe consumato il presunto voto di scambio, il presunto organizzatore dell’incontro, e alcuni elettori che avrebbero accettato il denaro in cambio del voto, che – secondo l’accusa – doveva confluire su Marrandino, su Natale e su altri candidati vicini all’attuale sindaco.

Con questo provvedimento, si tradisce l’intenzione della procura di chiedere il rinvio a giudizio per gli indagati interessati: questi ultimi avranno adesso venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, se lo vorranno, o di presentare ulteriori memorie difensive. Dopodiché la parola tornerà ai pm per inoltrare la richiesta di rinvio a giudizio.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il presunto scambio di voti sarebbe avvenuto attraverso un banchetto elettorale allestito in un bar di Castel Volturno, dove sarebbero stati distribuiti santini elettorali e denaro contante in cambio del voto, oltre a promesse di regali o assunzioni. Non tutti gli elettori, però, avrebbero accettato: alcuni, come annotano i carabinieri, si sarebbero rifiutati. Stando alle indagini dei carabinieri, Michele Cantone (indgato) avrebbe gestito la distribuzione dei soldi, ricevuti da Marrandino e Natale, che a loro volta li avrebbero ottenuti da imprenditori finanziatori. Le somme consegnate agli elettori sarebbero state di 50 o 70 euro, accompagnate da facsimile della scheda elettorale. Uno degli elettori indagati, Attilio Morrone, avrebbe ricevuto da Marrandino anche un suino privo di documentazione di provenienza, oltre alla promessa di un posto di lavoro. I fatti si sarebbero verificati, secondo gli inquirenti, il 16 giugno 2024, pochi giorni prima del ballottaggio del 24 giugno, poi vinto da Marrandino.

Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda un incontro che si sarebbe svolto all’interno di un hotel di Mondragone, città di provenienza di Zannini. Qui, secondo la ricostruzione investigativa, Zannini, Marrandino e Caterino avrebbero promesso all’imprenditore Luca Pagano, presente all’incontro, in cambio dell’appoggio elettorale a Marrandino, un appalto nel settore dei rifiuti da parte del Comune di Mondragone o, in alternativa, una commessa di lavoro da parte di una delle ditte ambientali riconducibili allo schieramento di Zannini.

Tra le ulteriori promesse contestate figurano il fitto di un piazzale di circa 5mila metri quadrati a Falciano del Massico, da utilizzare come deposito dei mezzi della nettezza urbana, e l’assegnazione di un incarico politico alla figlia dell’imprenditore, Rosa Pagano, candidata alle comunali nella lista Castel Volturno Città. Incarico che, secondo quanto emerge dagli atti, l’imprenditore avrebbe poi rifiutato. Ritenuta centrale dagli investigatori la presenza di Vincenzo Caterino, non solo in qualità di sindaco ma anche di presidente della Gisec, la società provinciale dei rifiuti di proprietà della Provincia di Caserta, che avrebbe garantito la fattibilità delle promesse avanzate a Pagano.

venerdì, 23 Gennaio 2026 - 18:17
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